Nato come progetto di un singolo sviluppatore e poi portato avanti all’interno del team portoghese Amplify Creations, Decay of logos rappresenta è la prima esperienza in fatto di videogame. Da sempre software house specializzata nella creazione di tool da inserire nei più blasonati engine attuali, Amplify vuole dirci la sua sugli action-adventure-RPG di derivazione soulslike. Forte di un’estetica che richiama alla mente l’ultimo capitolo di Zelda, vediamo come si comporta il titolo alla prova dei fatti.

Decay of logos recensioneDecay Of Logos – Recensione

Data di uscita: 27/08/2019
Versione recensita: PS4
Disponibile su: PS4, PC, Xbox One, Switch (TBA)
Lingua: Italiano, Tedesco, Portoghese, Giapponese, Inglese, Francese, Spagnolo
Prezzo di lancio: €19.99
Sponsor: in offerta su Amazon

Sarò sincero, il primo impatto con Decay of Logos è stato a dir poco traumatico. Il gioco con la protagonista dell’avventura, Ada, che scopre che il suo villaggio e la sua famiglia sono stati distrutti. Impugnata una spada affronteremo il nostro primo avversario senza nemmeno avere un’indicazione di quali siano i tasti da premere per attaccare o difenderci. Il gioco, infatti, lascia completamente per assunto che il giocatore di turno sia avvezzo ai titoli soulslike. Non è previsto nessun tutorial che spieghi come funzioni il combattimento o come gestire l’inventario.

Sorpassato lo scoglio dei comandi e sconfitto il primo nemico, vedremo Ada e un animale simile ad un’alce intraprendere un viaggio verso una meta ignota. Quale sia di preciso questa meta e quale sia l’obiettivo della peregrinazione sono lasciati sottintesi. Appare comunque chiaro fin da subito come sia la vendetta la forza motrice di tutti gli eventi. Il giocatore si trova così a vagare senza informazioni sostanziali alla ricerca della sua meta.
Ad aggravare la situazione, non è disponibile nessuna mappa, né del mondo né dei dungeon da esplorare.

Durante il cammino incontreremo diversi nemici pronti a sbarrarci la strada. Strani esseri arborei dalle fattezze umane, enormi rape demoniache nascoste nel sottosuolo, simil-topi di fango e api giganti saranno i principali avversari per buona parte dell’avventura. Perché ci siano tali aberrazioni e perché il mondo appaia così deperito saranno gli enigmi principali che ci troveremo a risolvere.

Decay of Logos – Trailer di lancio

Ad onor del vero, lungo la strada incontreremo sculture di pietra che forniranno informazioni sulla lore di Decay of Logos. Tra le altre cose, ci daranno anche alcuni basilari aiuti per i comandi di base. Verremo a conoscenza anche di alcuni personaggi comprimari, che ci forniranno dettagli aggiuntivi sulla storia e proveranno a dare una maggiore credibilità – anche se in maniera non del tutto convincente – all’impianto narrativo del titolo. Si scoprirà così che il mondo è andato incontro al suo declino a causa dell’operato oscuro dei principi regnanti. Ada dovrà affrontare ogni singolo principe per trovare l’artefice della distruzione del suo popolo e infine vendicarsi.

Decay of Logos: cronica mancanza di chiarezza

La mancata spiegazione delle dinamiche del gioco è una consapevole scelta di design degli sviluppatori. L’obiettivo pare essere quello di scaraventare il giocatore all’interno di un mondo ostile, lasciandogli il compito di capire come sopravvivere alle sue insidie. L’effetto però è davvero straniante. Decay of Logos sembra un titolo solo abbozzato, quasi approssimativo.

Questa impressione è amplificata da alcune infelici scelte più pratiche. Per esempio, l’interfaccia utente è molto spartana: a schermo è presente solo un indicatore dell’arma in uso e del suo deperimento, l’oggetto e la magia utilizzabile, e la quantità di frecce a disposizione. Ci sono poi le classiche due barre per l’energia e la resistenza. Non vengono indicate usura delle armature, punti esperienza guadagnati, né danni inferti dai nostri attacchi. Tutte queste informazioni devono essere dedotte dal giocatore. La qualità del gioco ne risente, il gameplay viene frammentato.

Poiché la crescita del personaggio è fortemente influenzata dalle azioni che compieremo, è un vero peccato che Decay of Logos sia così avido di informazioni. Dovremo scoprire da soli che esplorare e risolvere i puzzle ambientali aumenterà l’intelligenza di Ada o che il tipo di arma con cui combatteremo influenzerà i suoi parametri di crescita.
Nascondere tutte queste informazioni rende il gioco molto anacronistico e crea un’esperienza davvero poco chiara. In questo modo il team ha di fatto tagliato fuori una grande fetta di utenza.

Decay of Logos: sistema di combattimento

Purtroppo anche il sistema di combattimento di Decay of Logos presenta dei problemi. C’è un rimando evidente a quello dei Souls, ma se giocassimo come in un Dark Souls qualsiasi il risultato sarebbe catastrofico. Il timing nella risposta ai comandi a volte lascia a desiderare. Le animazioni di nemici e protagonista sono poche e talvolta male interconnesse tra loro. La parata è quasi fine a se stessa, mentre la schivata è ben fatta ma viene compromessa da hitbox imprecise, e dalla portata sfalsata di alcuni attacchi nemici. Questi ultimi colpiscono a volte molto più velocemente della protagonista (specie se si utilizzano le armi più pesanti). E’ un grosso problema, considerato che tanti attacchi interrompono le animazioni e causano uno stordimento che ci lascerà inermi.

Il sistema di combattimento di Decay of Logos appare spartano, grezzo, come se fosse stato implementato male. Appare più simile ai vecchi giochi bidimensionali, dove bisognava trovare la distanza corretta per gestire gli attacchi nemici prima di sferrare la controffensiva. Così facendo comprenderemo quanto l’intelligenza artificiale dei nemici sia banale. Gli avversari si dividono in due principali categorie: quelli che prediligono la difesa, che devono essere aggirati e poi attaccati nei punti scoperti, e quelli che attaccano a testa bassa, con cui dovremo temporeggiare finché non avremo una finestra di attacco. E’ quindi sufficiente trovare un’arma particolarmente veloce per renderci virtualmente invincibili.

Decay of logos recensione

Decay of Logos sembra ancora un videogame molto acerbo, poco curato sotto innumerevoli punti di vista.

Tutti i difetti del combat system di Decay of Logos sono evidenti durante i mid-boss sparsi nei macro livelli. Pur differendo per alcune fattezze estetiche, i boss sono identici l’uno all’altro in termini di moveset. La portata dei loro attacchi è esagerata ma, nonostante ciò, basterà individuare una strategia valida, da ripetere con ciascun singolo boss.

In caso di morte si ritornerà al punto di salvataggio più vicino. Ogni volta che subiremo danni o moriremo, una serie di debuff verranno applicati a tutte le statistiche del giocatore. Più si aspetterà prima di riposare più si logorerà la condizione fisica di Ada, fino a renderla inefficace nei combattimenti e inficiando i movimenti durante le fasi esplorative.
Purtroppo anche queste meccaniche non vengono spiegate a dovere, dovremo scoprirle sperimentando. Alternare riposo ed esplorazione risulta indispensabile per poter essere sempre nel pieno delle forze e affrontare i dungeon con più agio. Morire troppe volte lontano da un punto di ristoro significherà dover effettuare del tedioso backtracking. Fortunatamente non è una situazione che si è presentata troppe volte nel corso dell’avventura.

Decay of Logos: Alce incomprensibile, inventario che non basta

Altro aspetto decisamente convoluto di Decay of Logos è la gestione dell’amicizia tra Ada e il compagno di viaggio. Il gioco suggerisce di far crescere il legame che unisce Ada e l’alce. In teoria l’animale dovrebbe tornare utile per velocizzare gli spostamenti, aiutare Ada nell’attaccare e distrarre i nemici e risolvere alcuni puzzle nei dungeon. Però non si capisce come e cosa si debba fare per incrementare questo rapporto di amicizia e fiducia. Il gioco suggerisce di nutrirlo per cavalcarlo e tranquillizzarlo, ma niente più di questo. Ciò rende l’alce solo una scomoda estensione del ridottissimo inventario a disposizione dell’eroina. Scomoda perché mal gestita: all’inizio è inutile cavalcare poiché Ada è più rapida a piedi. Tra l’altro, l’animale scappa dai combattimenti ed è governata da una IA pessima, che la fa rimanere spesso incastrata negli scenari.

Ma l’alce non è il solo elemento poco riuscito dell’inventario. Infatti l’intera gestione dell’inventario è un buco nell’acqua. Forse per dare un approccio più simulativo, l’inventario sarà limitato a quanto Ada potrà indossare. Avremo 2 armi principali, 5 pezzi di armatura (elmo, corazza, spalliere, bracciali, gambali) e 5 fiale da agganciare alla cintura, più un terzo slot in cui parcheggiare un’arma o un pezzo d’armatura in più. Dato che durante l’esplorazione troveremo scrigni di ogni genere, le nostre possibilità di sperimentazione saranno limitate dai pochi spazi disponibili. Il più delle volte si abbandonerà un pezzo di armatura logoro solo per un suo doppione, o magari per una versione migliorata dello stesso.

Decay of Logos: level design e tecnica

Il level design che si difende bene. Le macro-aree sono state costruite in modo da incentivare all’esplorazione. Ci sono sezioni interconnesse, segreti e zone nascoste. Il lavoro lascia soddisfatti, è ragionato.
Il design delle aree all’aperto è interessante alla vista e gradevole nell’esplorazione, anche se un po’ troppo vuoto e statico. Nei dungeon si nota l’attenzione degli sviluppatori nel disseminare trappole, nemici e segreti. Il più delle volte questi saranno nascosti alla vista tramite giochi prospettici o zone d’ombra. Questo significherà cadere in fossi senza fondo o finire accerchiati dai nemici ogni volta che avanzeremo con troppa leggerezza o disattenzione. In questo modo, il livello di sfida sale ulteriormente, per la gioia dei giocatori più esperti, ma con il rischio di spazientire quelli meno pratici.
Purtroppo c’è un riutilizzo eccessivo degli asset, che rende l’esplorazione a tratti difficoltosa. Essenzialmente mancano chiari punti di riferimento che aiutino a orientarsi.

Un altro aspetto non del tutto negativo di Decay of Logos è la resa grafica, che risulta buona pur non facendo gridare al miracolo. Lo stile visivo ricorda da vicino quello di Zelda Breath of the Wild, da cui trae molta ispirazione, pur non raggiungendone i livelli. Nonostante tutto alcuni scorci sanno farsi apprezzare, anche se la mole poligonale e la qualità delle texture appare a tratti solo sufficiente. Non bisogna però dimenticare che parliamo di una produzione indie portata avanti da una manciata di sviluppatori. La varietà raggiunta dagli sviluppatori, data l’estensione dei livelli ed il loro numero, è più che valida.

Grafica e level design non bastano a raggiungere la sufficienza. Nella quindicina di ore necessarie a completare Decay of Logos non si ha mai l’impressione che il sistema di gioco funzioni a dovere. Complice anche una realizzazione tecnica al giorno del lancio imbarazzante, piena di bug e glitch, non sorprende una reazione da parte della community e della stampa molto negativa. Va comunque rimarcato l’impegno del team nel rilasciare patch e interventi di quality of life per migliorare l’esperienza generale e irrobustire l’impianto tecnico. Allo stato attuale le principali magagne tecniche sono state risolte, anche se permangono problemi di stuttering, cali di framerate al caricamento delle aree e gestione dei cambiamenti di luce.

DA EVITARE


A fronte dei vari difetti sopra elencati è davvero difficile consigliare l’acquisto di Decay of Logos. I problemi sono tanti e impattano sia il gameplay che l’aspetto tecnico. La volontà di mantenere tutto oscuro, troppo intricato e astruso taglia di fatto fuori la maggior parte dei giocatori. Mancano gli stimoli per decidere di investire tempo in un gioco che appare grezzo e spartano. La scelta condire tutto con meccaniche rigide e vetuste non aiuta. L’aspetto grafico ed il level design riusciti non riescono a controbilanciare un combat system troppo semplicistico e delle dinamiche troppo enigmatiche. Sconsigliato.

Pregi Difetti
  • Graficamente propone scorci interessanti.
  • Level design di buon livello.
  • Interessante la gestione dei debuff in caso di morte.
  • Combat system troppo grezzo.
  • Artificiosamente difficile.
  • Troppi problemi tecnici.
  • Gestione dell’inventario da rivedere.
  • Dinamiche di gameplay troppo convolute e poco chiare.