bedlam

[Recensione] Bedlam – Dal cartaceo al virtuale

Data di Uscita 13 Ottobre 2015 Lingua Inglese
Piattaforme PC, Mac Versione recensita PC

I videogame in grado di prendersi poco sul serio e di rappresentarne parodisticamente altri, vuoi per omaggiarli o per sbeffeggiarli, si contano purtroppo sulle dita di una mano.
Inutile dire che imperniare l’intero comparto narrativo attorno alla comicità citazionale non è un’impresa per dilettanti poiché si rischia di apparire forzati e scadere nel nonsense più totale confondendo il giocatore.
Proprio per questo il team RedBedlam, sviluppatore del quasi omonimo titolo Bedlam, ha preferito andare sul sicuro e si è basato sull’esperienza del noto scrittore scozzese Christopher Brookmyre adattando la sua opera al gioco di cui stiamo per parlarvi.

Bedlam

Bedlam è un FPS dai connotati piuttosto atipici, il cui cavallo di battaglia viene rappresentato dall’ambientazione completamente dedicata al tributo dei grandi classici del genere first person shooter, passando da Doom a Halo con grande naturalezza.
Noi interpretiamo Heather Quinn, una scienziata che lavora presso il reparto di sviluppo tecnologie mediche del centro Neurosphere, e ne conosciamo la storia attraverso una serie di dialoghi che ci raccontano di come Athena (nome in codice della ragazza), dopo aver fatto da volontaria per il test del nuovo scanner cerebrale progettato in azienda, si sia ritrovata in trappola dentro Starfire, il suo shooter preferito durante l’adolescenza, da sola e senza un’apparente via d’uscita.

La narrazione, seppur diluita per lasciar spazio a lunghe sessioni di esplorazione, si rivela godibile e zeppa di momenti dall’elevato tasso umoristico a tema gaming, e sia protagonista che comprimari vengono ben valorizzati da una sceneggiatura molto originale nonché da un ottimo doppiaggio con forti accenti scozzesi.
Tutto procede tranquillamente finché non si arriva al finale, deludente come pochi soprattutto perché scevro di qualsiasi morale ma anche della stessa conclusione: un vero peccato.

Come detto in precedenza, Bedlam è ambientato in mondi di gioco diversi interconnessi da un particolare glitch che ne sta alterando la composizione.
L’idea di fondo si avvicina parecchio a quella di Evoland, con una partenza dagli scenari pixelati appartenenti ai videogame dei primi anni ’90 sino ad arrivare ai dettagliati e lussureggianti background dei titoli più recenti, con il problema che a cambiare sono soltanto le apparenze e non le meccaniche.
Tutti i livelli condividono le stesse caratteristiche: dimensioni piuttosto generose, presenza di medikit, armature ed armi in stile FPS arena, ingente numero di nemici a schermo e portale di fine area.
A tradirne la fruibilità è proprio la strutturazione, davvero piatta e insipida, dal momento che l’ampiezza non viene sfruttata per conferire varietà al roaming e ci si ritrova a vagare entro enormi praterie costellate di elementi puramente estetici -tra l’altro ripetuti- alla ricerca dell’entrata alla zona successiva.
Ci sono delle eccezioni degne di nota, come il livello del Pac-Man o dello Space Invaders in prima persona, ma si presentano troppo di rado per evitare la monotonia generale che si protrae per buona parte delle 3-5 ore necessarie al completamento.

Bedlam

Il punto debole più evidente di Bedlam, però, risiede paradossalmente nelle meccaniche di shooting.
Sebbene le armi a disposizione del nostro alter ego siano innumerevoli e spesso esilaranti, il feeling rimane pressoché identico per ognuna di esse (esclusi un paio di casi) e persino il danno inflitto non sembra differenziarsi.
Più che ad una reinterpretazione intelligente e rimodernata a dovere si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad una semplice emulazione svogliata dei grandi classici in soggettiva.
Lavoro a metà anche per quanto concerne l’IA, molto mobile ma altresì molto stupida, capace di bloccarsi permanentemente al minimo ostacolo incontrato e dotata di una fastidiosa mira a ricerca dal bassissimo margine di errore, fatto che renderà alcune morti del tutto inevitabili.
Da notare che, al progredire nell’avventura, i nemici variano solo esteticamente giacché pattern d’attacco e comportamentali restano invariati in toto.
Presenti inoltre delle boss fight, interessanti sulla carta ma abbastanza noiose all’atto pratico poiché prive di consistenza e mordente.

Poco da dire a riguardo di comparto grafico e sonoro, entrambi coerenti con l’atmosfera retrò del titolo ma di certo non da lode sperticata.
In particolare modelli e animazioni ci sono sembrati oltremodo datati, così come la qualità di texture ed ombre che pur appaiono altamente customizzabili nel menu ‘display’.
Diversi problemi tecnici da segnalare, infine, tra cui una moltitudine di crash all’avvio e alla chiusura del gioco, la possibilità di restare inchiodati al terreno in seguito a strane compenetrazioni e una serie di bug grafici di secondaria importanza.

In sintesi
Bedlam deve la propria efficacia narrativa alla penna di Christopher Brookmyre, riuscendo a proporre una sequela di situazioni paradossali dal forte impatto comico e autoreferenziale che di sicuro divertiranno tutti gli appassionati del medium videoludico.
Purtroppo il castello crolla proprio sul finale e a dar fuoco alle macerie ci pensano gameplay e level design, lontani dall’essere affinati e anzi eccessivamente grezzi per un FPS uscito nel 2015.
Una media di 3-5 ore di gioco e una sola modalità non bastano a permetterci di consigliarvi Bedlam a prezzo pieno (circa 17€) ma, come sempre, potrete recuperarlo ai prossimi saldi quando il costo si sarà per lo meno dimezzato.
Valutazione scala 1/10

5.7
+ Trama accattivante…
+ (auto)umorismo da vendere
+ Doppiaggio di qualità
– …che si piega sul finale
– Shooting non all’altezza
– Level design piatto e monotono
– Nessuna varietà dei nemici

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