Prima di Berserk and the Band of the Hawk, l’ultimo titolo dedicato al celebre manga di Miura risaliva al 2004. Il nome era Berserk Millennium Falcon Hen, la piattaforma PS2 e si trattava di un’esclusiva del territorio giapponese. I giocatori europei e nordamericani avevano dovuto accontentarsi del capitolo su Dreamcast Sword of the Berserk, rilasciato ancora 4 anni addietro. In occidente, dunque, la cronistoria videoludica di questa serie non può affatto dirsi ampia. In occasione dell’uscita del secondo adattamento televisivo, che funge da sequel alla trilogia dell’Età dell’Oro, Koei Tecmo ha però deciso di riempire il vuoto affidando lo sviluppo di un nuovo titolo, appunto Berserk and the Band of the Hawk, a Omega Force, gli autori di Dynasty Warriors. Vediamo come se la sono cavata.

Berserk and the Band of the Hawk

Uscita 24 Febbraio 2017
Lingua Inglese
Piattaforme PC, PS4, PSV
Versione recensita PC
Prezzo al lancio 59,99€

Berserk and the Band of the Hawk -nome piuttosto strano, peraltro- riprende con discreta fedeltà gli eventi che vanno dalla saga dell’Età dell’Oro a quella del Falco dell’Impero Millenario. Solo questo dovrebbe far drizzare le orecchie a tutti i fan. Da estimatori dell’opera di Miura, abbiamo apprezzato parecchio il modo in cui gli eventi sono stati narrati. Nel corso della modalità Storia si intervallano diversi tipi di cutscene che portano avanti l’intreccio. Le più efficaci sono senza dubbio quelle in stile anime classico tratte dai film, a seguire quelle realizzate con il motore del gioco ed infine le meno entusiasmanti, in una stentata CG. In un modo o nell’altro, tutte riescono comunque ad esporre con chiarezza la narrazione. Certo, qui e là si possono scorgere dei piccoli tagli, delle leggere incongruenze e forzature perpetrate dagli sviluppatori per introdurre certe sezioni “filler” incentrate sul combattimento, ma in linea di massima l’appassionato di Berserk che è in noi non ha storto il naso né aggrottato più di tanto le sopracciglia. Riguardo alla censura di materiale sessuale e smembramenti eccessivi non crediamo ci sia un granché da sindacare. D’altronde, se si fosse dovuto realizzare tutto nei minimi dettagli (stupri, torture, ecc.), il rating sarebbe andato oltre le stelle. Ci accontentiamo, dunque, anche se mancano molte delle scene più agghiaccianti del manga.

Dove invece non riusciamo a transigere è nel gameplay. Berserk and the Band of the Hawk ricade disgraziatamente nel sottogenere dei musou. I musou sono strane bestie. C’è chi li considera appaganti e coinvolgenti, c’è chi li dipinge come escrementi equini fumanti. Andando ad analizzarli in modo oggettivo, la seconda opinione appare esagerata ma leggermente meno lontana dalla verità. La struttura di questi giochi, popolarissimi in Giappone, rimane pressoché invariata dal 1997. Berserk non fa differenza. Muoveremo Guts all’interno di ampie mappe a corridoi con un unico proposito: sterminare chiunque ci si pari davanti. Se avete familiarità con prodotti simili, ad esempio i Pirate Warriors, non troverete molte differenze a livello meccanico. C’è il consueto attacco leggero combinabile con quello pesante in serie dalla triviale esecuzione, poi parata, schivata e infine la mossa speciale che può essere utilizzata in modalità “frenzy” al riempimento dell’omonima barra dopo qualche serie di combo. Tutto qui, il sistema di combattimento. Progredendo verranno sbloccate delle armi secondarie con cooldown, come la balestra e il cannone, tuttavia saranno relativamente inutili se confrontate allo spadone di Guts, capace di infliggere enormi danni ad area e di spazzar via decine di nemici alla volta. La parola chiave è button mashing, senza se e senza ma.

Varietà e profondità risultano totalmente assenti. Le missioni prevedono quasi sempre lo stesso obiettivo ripetuto fino allo sfinimento, sia esso l’uccisione di 500 mob o il raggiungimento di un determinato punto sulla mappa. Il design dei livelli rimane insufficiente, con i soliti corridoi dove di tanto in tanto si scorge una base da cui spawnano i nemici e un forziere contenente oggetti equipaggiabili di vario tipo, in alternativa alle pozioni curative.

Ninnoli e gadget rivestono un ruolo alquanto trascurabile, nonostante la possibilità di amalgamarli e potenziarli facendo salire di poco le statistiche del personaggio selezionato (8 sbloccabili in tutto). Potreste anche evitare di equipaggiarli e perdere tempo nella gestione dell’inventario, tanta è la loro utilità. E i nemici? Se da un lato, dal punto di vista estetico, presentano un buon grado di diversificazione apparendo coerenti con il materiale d’origine (in egual misura alle ambientazioni), dall’altro peccano in quanto a pericolosità e pattern comportamentali. Stesso discorso per i boss, costantemente battibili in scioltezza al primo tentativo. Non ci aspettavamo un Dark Souls (anzi forse sì, viste le innumerevoli citazioni della serie di FromSoftware al manga di Miura) ma neanche una passeggiata al parco. Fortuna che almeno i contenuti fruttano una longevità discreta. La campagna dura circa 16 ore, le altre due modalità (Free e Endless Eclipse) sono potenzialmente infinite. Nella prima è possibile rigiocare liberamente qualsiasi livello usando ogni personaggio a disposizione, nella seconda si affrontano orde di nemici dalla potenza crescente per ottenere collezionabili e frammenti di lore. Niente di eccezionale ma è comunque un pizzico di rigiocabilità in più.

berserk warriors nrs

Graficamente Berserk si allinea alle recenti produzioni dello studio di appartenenza. Non una festa di dettagli, chiaro, stiamo pur sempre parlando di un titolo basato su un manga. Tuttavia i colori utilizzati e l’ottima fattura dei modelli colmano in qualche modo le brutture di un look non proprio current gen, specie se osservato da vicino. Su GTX 970 abbiamo riscontrato sporadici cali di frame, che diventano pesanti se si imposta su high il filtro “environment”. Una volta settato su low dovreste avere i 60fps quasi granitici. Quasi perché parliamo pur sempre di un porting PC di Koei Tecmo, che in tal senso non si smentisce neanche stavolta. Promosso a pieni voti, invece, il comparto sonoro. Le tracce utilizzate durante i combattimenti danno la giusta carica emozionale all’azione in game. Inoltre gli effetti sonori, insieme a quelli particellari, aggiungono impatto e realismo ad ogni colpo inferto. Sempre eccellente il doppiaggio giapponese, e ci mancherebbe. Buona anche la localizzazione (in inglese, niente italiano) se si eccettuano radi errori d’ortografia per nulla vistosi né compromettenti.

In sintesi

Concludendo, possiamo dire che Berserk and the Band of the Hawk, in quanto musou, è esattamente ciò che ci aspettavamo. Proprio come i colleghi, si dimostra un gioco ripetitivo, privo di profondità, facile e poco rifinito. A tenere in piedi la produzione ci pensa il marchio di Berserk e la cura riposta nel suo adattamento videoludico, che lo rende ovviamente imperdibile per tutti i fan dell’opera cartacea da cui trae ispirazione. Sul resto c’è ben poco da dire. Se amate i musou e/o Berserk, il gioco vale la candela. In caso contrario, evitate e risparmiatevi la noia.