Trovandosi costantemente sommersi da shovelware e giochi casual di dubbia validità, il mercato mobile è sempre stato difficile per gli sviluppatori dotati di buone idee. Troppi titoli saturano gli store di Google ed Apple, spesso senza offrire nulla che valga la pena di trovare. Ciò nonostante, di tanto in tanto arrivano a sorpresa delle perle che è difficile ignorare, e che con un po’ di fortuna riescono ad emergere in questo oceano di mediocrità, dando la giusta luce al proprio team di sviluppo. Dandy Dungeon è per l’appunto una piccola pietra preziosa in cui ci siamo imbattuti grazie alla segnalazione di un bravo giornalista americano. Lo abbiamo provato, amato, spolpato e amato di nuovo. E’ il nuovo lavoro del creatore dell’ottimo Little King’s Story. E dovete correre a scaricarlo.

Dandy Dungeon

Yamada, 36 anni, single, con la pancia, poche prospettive di successo. Il nostro protagonista lavora come programmatore presso un grosso publisher giapponese di videogame. Una corporazione gigantesca, immaginiamola come la Electronic Arts della situazione. C’è anche un direttore cattivissimo, e alla fine il povero Yamada decide di mollare tutto e mettersi a sviluppare un gioco per conto proprio, da casa.
Da giocatori, il nostro compito sarà quello di testare il lavoro del baffuto eroe. Assisteremo dunque allo sviluppo della storia, assolutamente fuori di testa e brillante nella sua follia, giocando i livelli realizzati da Yamada, assaporando le novità introdotte ogni volta in termini di gameplay e cercando di conquistare la ragazza della porta accanto. Perché questo gioco sprizza da tutti i pori una natura da anime giapponese sublime, dunque ci deve essere anche una love story. Per forza.

Dandy Dungeon concentra al suo interno una marea di stereotipi e peculiarità del Giappone e della sua cultura. La trama è narrata in maniera intelligente, attraverso delle scenette ambientate a casa di Yamada. Sono numerose ma molto brevi, servono a calarci nell’assurda atmosfera del titolo. Durante questi intermezzi conosceremo numerosi personaggi, tra cui un collega di Yamada e il mega boss della corporazione cattiva. Ma c’è soprattutto spazio per una follia a cui non si può restare indifferenti. Perché ritrovarsi con la signora Mamazon che viene a pubblicizzare fino a casa nostra il suo negozio è uno spettacolo. Ed è uno spettacolo anche avere a che fare con un tizio che ci schiaffeggia senza alcun motivo sulle note dei migliori spaghetti western. Dandy Dungeon fa ridere, è pensato per un pubblico amante di anime e manga. Strizza l’occhio al non-sense, ma si avvicina più che altro alla comicità delirante di un Excel Saga.

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Le fasi di gioco vero e proprio ci vedranno alle prese con i dungeon creati da Yamada. Si tratta di livelli strutturati su più piani, ciascuno dei quali viene presentato su un’unica schermata. Nostro compito sarà tracciare una linea che conduca l’eroe fino all’uscita del piano.
Procedendo nella storia, Yamada implementerà un numero sempre crescente di feature che renderanno il nostro lavoro più arduo. Si parla di meccaniche ben note, come i bonus ottenuti camminando su tutte le caselle del piano prima di raggiungere l’uscita. Vari elementi dello scenario potranno essere ignorati o distrutti nella speranza di trovare oggetti nascosti. Proprio la gestione dell’inventario è parte fondamentale di Dandy Dungeon. Potremo portare con noi 5 oggetti, tutti inclini a rompersi dopo un certo numero di utilizzi. Si va dalle pozioni curative, alle foglie per rimuovere avvelenamenti, a magie offensive e difensive, ad abilità in grado di risucchiare mostri e tesori o abbattere intere pareti. Fondamentalmente lo sviluppatore ha tempestato il gioco con tantissime idee, che vengono inserite con una ritmica impeccabile. Non ci si annoia.

Ciascun piano comprende ovviamente un certo numero di nemici, piuttosto vari nelle forme e nei comportamenti. Il sistema di combattimento è a turni, basato su attacco, difesa, precisione e velocità. Ci sono tutte le variabili del caso, tra cui magie che incrementano i parametri, nonché status alterati come sonno, avvelenamento, accecamento e congelamento. Non manca davvero nulla.
Sono presenti anche gli scontri con i boss, personaggi superlativi. Sono combattimenti variegati, che possono includere minion e perfino la risoluzione di puzzle. Molto soddisfacente, ma anche molto impegnativo ai livelli più alti.

Potremo gestire l’equipaggiamento dell’eroe impostando un’armatura, un elmo e uno scudo, oltre ovviamente all’arma. Utilizzare dei set completi o speciali combinazione permette di avere dei bonus alle statistiche, o l’apprendimento di speciali abilità. Ciascun pezzo di equipaggiamento può essere infuso con altri oggetti per ottenere punti esperienza, salire di livello, potenziare le statistiche e ottenere skill addizionali. Ottenendo oggetti rari saremo poi in grado di far evolvere alcuni pezzi, e qui arrivano i problemi.
Dandy Dungeon è un free to play, fila liscio per le prime ore, poi però impone il grinding. In pratica saremo costretti ad andare alla ricerca di quegli ingredienti rari per far evolvere le nostre armi, e la ricerca porterà via tanto, tanto tempo. Questo perché le condizioni di pop di alcuni avversari (i draghi verdi) si verificano raramente, e il drop rate è comunque molto basso. E’ possibile incrementarlo utilizzando un oggetto consumabile, è vero, ma in quel caso dovremo sacrificare un prezioso slot del nostro inventario, dove magari avremmo collocato una pozione curativa.

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In pratica per circa 5 ore Dandy Dungeon sarà quasi una passeggiata, richiedendo solo un minimo di strategia. Poi le cose si faranno molto più dure, bisognerà fermarsi per farmare e potenziare a dovere l’equipaggiamento.
Al di là dei livelli base, il gioco offre una mole di contenuti considerevole. Periodicamente la mamma di Yamada spedirà alcune mappe bonus (dalla Francia, senza un motivo…) dove poter ottenere oggetti rari. Utilizzando dei consumabili premium potremo inoltre mandare alcuni vicini di casa a farmare al nostro posto, attività comunque troppo costosa e tutto sommato inutile. Dopo aver sconfitto i boss questi torneranno periodicamente nei loro dungeon, invitandoci a una rivincita. C’è infine un dungeon speciale e particolarmente difficile dove è possibile accedere solo possedendo alcuni ticket, difficili da reperire. Al suo interno è possibile ottenere equipaggiamenti esclusivi, e c’è un sistema di salvataggio diverso rispetto a quello dei normali dungeon. In questi ultimi, l’unico modo per portare a casa denaro e loot è vincere il dungeon stesso. Il game over comporta la perdita di tutto ciò che abbiamo trovato in quella run.

Dandy Dungeon si appoggia su una grafica ad 8bit che ci ha ricordato alcuni prodotti giocati su Game Gear. E’ semplice, ma non sa di vecchio. Il merito è principalmente del riuscitissimo character design, buono nel caso dei mostri, stellare nei personaggi umani. Le animazioni e le pose sanno di manga, c’è una personalità dirompente.
Vero responsabile dell’immenso carisma del prodotto è però il reparto sonoro. A parte la splendida intro a base di “Fa, fafafà”, ciò che lascia sbalorditi sono gli effetti sonori. Tutti i dialoghi sono accompagnati da versi assolutamente demenziali e splendidamente giapponesi che non possono non strappare un sorriso. Le voci dei personaggi sanno di chibi, sono assurde e carinissime. Il povero Yamada non potrà esimersi dall’accompagnare le sue pulizie casalinghe con un “purìn purìn” che lascia il giocatore totalmente disarmato. Straordinario.

In sintesi

Dandy Dungeon è uno di quei pochi titoli mobile che qualsiasi giocatore hardcore dovrebbe provare. E’ un free to play, ma gli acquisti in app sono praticamente inutili. Le basi ruolistiche e da dungeon crawler sono molto profonde, al pari di quanto ci si aspetta da un gioco a budget elevato. Il sistema di progressione del personaggio è in gran parte soddisfacente, ma scade in un grinding eccessivo dopo qualche ora di gioco. Questo è però l’unico vero difetto del prodotto, che accompagna la solida struttura con una trama semplice e divertente, una caratterizzazione dei personaggi stellare e soprattutto un comparto sonoro che ci ha portato a modificare suonerie e toni del nostro telefono all’istante.
Provatelo, non costa nulla ed è divertentissimo.