dying light

[Recensione] Dying Light – Zombie, parkour e panico

Data di Uscita 06/03/2015 Lingua Italiano
Piattaforme PC, PS4, One Versione recensita PS4

Da qualche anno a questa parte i titoli dedicati agli zombie sono cresciuti in modo esponenziale. Ormai sono lontani i tempi in cui Resident Evil era l’unico survival horror a dominare il mercato e molte software house sono riuscite nel frattempo a realizzare prodotti qualitativamente molto al di sopra degli ultimi capitoli del franchise Capcom. Una di queste è Techland, che negli ultimi anni è riuscita a tirar fuori buoni prodotti come la serie Dead Island e ora il recente Dying Light.

Dying Light

Anche se durante il periodo di lancio la versione retail del gioco ha subito qualche ritardo il titolo ha saputo conquistare buona parte dei videogiocatori.
La storia è parecchio banale, caratteristica comune a molti esponenti di questo genere. Avremo a che fare con una città messa in quarantena a causa di un virus sconosciuto che infetta la popolazione trasformandola in mangia cervelli – nel migliore dei casi – o in famelici zombie mutanti della peggior specie.

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Impersoneremo un agente del governo infiltrato, incaricato di scoprire cosa sia effettivamente accaduto. Il nostro compito sarà di infiltraci nelle varie fazioni di sopravvissuti guadagnandoci la loro fiducia, eseguendo le varie missioni che ci verranno proposte.

Lo stile è open world come nella serie Dead Island, e il sistema di combattimento è incentrato soprattutto sull’arma bianca. Tuttavia non dobbiamo farci ingannare dalle somiglianze tra i due prodotti. Se in Dead Island dovevamo per forza di cose affrontare gli zombie o schivarli effettuando dei slalom come Alberto Tomba nei sui anni migliori, in Dying Light è stato aggiunta la possibilità di dedicarsi al parkour, concetto su cui è basato il gameplay del titolo di Techland. Potremo arrampicarci sui tetti delle autovetture, su ogni tipo di sporgenza, per salire in posti sempre più alti, con la speranza di essere in salvo dai temuti zombie, correre a più non posso eseguendo delle scivolate o effettuare salti per afferrarci a balconi o a cornicioni dei palazzi nelle immediate vicinanze.

Se tutto questo vi ricorda tanto Mirror’s Edge di Electronic Arts avete indovinato, le meccaniche sono proprio quelle. Tuttavia, anche se passeremo la maggior parte del gioco tra i tetti, questo non sarà sufficiente per sentirci al sicuro. Infatti gli sviluppatori di Techland hanno ben pensato di lavorare con le meccaniche per garantire una buona dose d’ansia al giocatore. Di fatto se per qualche motivo dovessimo causare un forte rumore – magari facendo saltare in aria qualcosa o semplicemente sprofondando da un tetto – susciteremo immediatamente l’interesse delle creature nelle vicinanze. Nella fattispecie gli zombie godranno di agilità e velocità tali da fare impallidire persino Xena. Ce li ritroveremmo davanti grazie a balzi felini, pronti a farci la festa, e fuggire non sarà sempre sufficiente a salvarci la pelle.



Dying Light dà il meglio di sé quando arriva la notte: al buio gli zombie non potranno vederci, ma purtroppo neanche noi potremo contare sulla vista. Ecco quindi che entra in gioco la nostra torcia di fiducia a darci man forte. Peccato che una volta accesa saremo ben visibili ai nostri cari amici affamati di cervella, attirandoli come una calamita verso di noi. Come se questo non bastasse sono stati introdotti degli zombie cacciatori che potremo vedere nell’apposito radar, dotati di vista a cono, proprio come accade in Metal Gear Solid. Purtroppo per noi questi simpatici amici si muovono in gruppi abbastanza numerosi, quindi dovremo spostarci con assoluta cautela come solo Solid Snake sa fare. Se malauguratamente dovessimo essere scoperti dovremo precipitarci nelle zone adibite a trappola o nei rifugi. Le trappole non sono altro che particolari fasci di luce atti a incenerire le creature, mentre i rifugi sono dei luoghi sicuri da ogni tipo di pericolo e circondati da luce ultravioletta. Tutto ciò a patto di aver reso la zona sicura nel corso della giornata, in quanto inizialmente i rifugi stessi saranno invasi dagli zombie e sprovvisti di corrente elettrica.

Ogni azione che faremo durante il gioco – dal correre, fare parkour, colpire i nemici, finire le missioni, salvare qualcuno e molto altro – ci farà guadagnare dei punti exp che andranno a riempire ben tre barre. Avremo quindi tre abilità primarie, chiamate Grado di abilità, Livello di agilità e Livello di forza. Ciascuna di queste categorie ha un proprio albero di skill che ci permetterà di potenziare il nostro personaggio una volta guadagnato il rispettivo punto abilità.
Come in Dead Island anche qui è presente una fase di crafting, che può essere eseguita in ogni momento del gioco. Basta avere i progetti, reperibili durante l’avventura o tramite mercanti, e i relativi oggetti per poter costruire qualunque cosa sia utile per la nostra sopravvivenza.

Per rendere le cose più piccanti gli sviluppatori hanno deciso di inserire la modalità online “Gioca come uno zombie”, nella quale impersoneremo uno zombie particolarmente potente, invadendo la partita di un ignaro giocatore. Ovviamente il nostro obiettivo è quello di cacciare e uccidere il povero malcapitato senza cadere nelle trappole delle luci ultraviolette. Una modalità davvero interessante introdotta da Techland.

La qualità del prodotto è indubbia. Non siamo certo davanti ad un The Order 1886 dove dal punto di vista grafico ogni millimetro è curato maniacalmente, ma bisogna dire che il design della città, così come tutti i dettagli sono ben realizzati. Anche le fonti di illuminazione sono rese ottimamente, in particolare durante le fasi del tramonto. La mappa di gioco è abbastanza grande, peccato per la mancanza di mezzi o viaggi istantanei per raggiungere velocemente le zone di gioco già visitate.

Conclusioni
Dying Light è un ottimo gioco, divertente e bello da giocare, e capace di creare una forte tensione. Il gameplay incentrato sul parkour è ottimo, soprattutto per rinfrescare questo genere di prodotti e per distaccarlo del fratello maggiore Dead Island. Dare la possibilità di craftare in qualsiasi momento è stata una buona decisione, che evita di cercare zone specifiche quando si ha urgente bisogno di qualche oggetto. Difficile annoiarsi, grazie alle numerose missioni secondarie che si possono trovare nel tragitto da un punto all’altro. Unica nota stonata è un backtraking forse eccessivo: a volte saremo costretti ad andare da un capo all’altro della mappa correndo come dei forsennati, senza nessuna possibilità di usare un viaggio istantaneo, il che può provocare un po’ di frustrazione.
+ Gameplay solido e innovativo
+ Graficamente buono
+ Tante missioni secondarie
+ In certi punti fa veramente paura…
– Troppo backtracking


Metascore 79/100
Dying Light | Steam | 49.99€

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