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[Recensione] SUPERHOT – It’s hot but short

Data di Uscita 25 Febbraio 2016 Lingua Italiano
Piattaforme PC, One Versione recensita PC

Vi ricordate di SUPERHOT, progetto indie annunciato ufficialmente all’E3 2015 con un succosissimo e spettacolare trailer in cui il protagonista schivava proiettili al rallentatore in stile Matrix? Ebbene, lo sparatutto in prima persona dal look stilizzato, quasi geometrico, prodotto dall’omonimo team polacco con l’ausilio economico di Kickstarter e l’approvazione della comunità di Steam Greenlight è finalmente approdato su PC e Xbox One, pronto a portare una boccata d’aria fresca nel mondo ormai stantìo degli FPS.
Le aspettative, inutile precisarlo, erano abbastanza alte: adesso vedremo finalmente come il titolo si è comportato sul campo.

SUPERHOT

SUPERHOT si basa su una gimmick, ma non una delle solite banalità viste e riviste negli anni.
Il tempo in game scorre ad una velocità normale soltanto quando ci si muove ed è proprio sul controllo di tale meccanica che ruota la struttura di gioco.
Non si tratta soltanto di una semplice pausa ma di un vero e proprio slow motion che viene attivato ogniqualvolta smettiamo di muoverci, con conseguenze variabili a seconda delle circostanze.
L’obiettivo principale durante il corso dei livelli sarà quello di eliminare le figure umanoidi rosse presenti al loro interno raccogliendo, utilizzando e lanciando vari tipi di oggetti/armi senza però venir colpiti, pena l’immediata morte.

Siamo dunque concettualmente molto vicini ad Hotline Miami, con la differenza che qui è possibile evitare i proiettili vaganti da distanze ravvicinate sfruttando lo slow motion ed addirittura (non subito, purtroppo) prendere il totale controllo dei nemici puntati in modo permanente.
Tutto ciò rende davvero ampio lo spazio di manovra per il giocatore, catapultato spesso in situazioni paradossali come furiose sparatorie in ambienti incredibilmente ristretti, dai quali si riesce a fuggire solo studiando con attenzione i movimenti dei nemici e calcolando al millimetro le traiettorie dei proiettili.
A parole potrà anche sembrare astruso ma vi assicuriamo che alla prova dei fatti, dopo un brevissimo tutorial, sarete capaci di compiere stunt degni del miglior Stephen Amell e trarne una grande soddisfazione.
Ogni arma, sia essa da fuoco o bianca, trasmette un notevole feedback di potenza che si manifesta nell’effetto sui corpi avversari composti di cristalli pronti a schizzare in qualsiasi direzione quando colpiti o a contorcersi mentre storditi da attacchi corpo a corpo e oggetti lanciati.
La piacevole sensazione di controllo provata in azione, poi, non fa altro che amplificarsi alla fine dei livelli grazie al replay automatico in real time delle nostre gesta, ulteriore ricompensa alle fatiche dell’utente che, ricordiamo, non avrà affatto vita facile nella sua impresa sanguinolenta.
Piccola annotazione riguardo al design di livelli e nemici, un tantino anonimo e scarno seppur in fin dei conti non di cattiva fattura.

SUPERHOT

Una domanda, tuttavia, sorge spontanea.
C’è di più? La risposta è affermativa con riserve.
SUPERHOT ha una trama, tra l’altro intrigante e ben costruita sebbene gli sviluppatori avrebbero potuto approfondirne alcuni punti e prolungarne la longevità, a dire il vero piuttosto deludente (parliamo di circa 3 ore).
Per evitare spoiler vi riveliamo soltanto che il protagonista è un gamer alle prese con un misterioso software VR, scovato attraverso dei forum di hacking e pirateria informatica, attorno al quale girano voci parecchio inquietanti degne dei sottoprodotti del deep web.
La storia viene raccontata in modo intelligente e creativo, a tal punto che in alcuni frangenti ci ha ricordato delle perle come Undertale e Pony Island, però soprattutto il finale lascia l’impressione di aver approfondito troppo poco rispetto a quanto sarebbe stato lecito aspettarsi, ad esempio la correlazione tra le nostre abilità e il compito che siamo chiamati a svolgere.
Al completamento della trama, comunque, saranno sbloccate due modalità aggiuntive, una incentrata su sfide con modificatori nei livelli della campagna e l’altra sullo stile arcade, entrambe dotate di contenuti sufficienti ad intrattenere per qualche ora extra.

SUPERHOT

Parlando di comparto tecnico, infine, non si può che far riferimento alla pulizia grafica degli ambienti di gioco, praticamente tutti bianchi e dai connotati spartani, nonché alla granitica stabilità del framerate in ogni circostanza.
Solo accettabili, invece, il numero di opzioni contenute nei menu e la soundtrack.

Conclusioni
SUPERHOT svecchia il genere first person shooter con un’espediente tanto semplice quanto efficace.
Manipolare il tempo semplicemente muovendosi è più gratificante che mai, così come lo è distruggere i nemici al rallenty ed evitare piogge di proiettili a mo’ di Thomas Anderson; avremmo tuttavia gradito una maggiore varietà di nemici e scenari, che di sicuro non avrebbe guastato.
Anche il background narrativo si presenta bene, sfruttando espedienti d’impatto e sfondando più volte la quarta parete, ma manca di un degno approfondimento e dura davvero poco.
Dal momento che il prezzo non è affatto proibitivo, ad ogni modo, tali difettucci possono essere sorvolati con noncuranza e vi garantiamo che non dimenticherete facilmente il tempo trascorso con SUPERHOT.
Valutazione

7.8
+ Meccanicamente brillante
+ Ispirato al punto giusto
+ Ottimo feedback generale
+ Diverte ed offre un buon livello di sfida
– Poco longevo
– Varietà non al top
– La trama poteva essere approfondita di più

SUPERHOT – Sito ufficiale

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