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[Speciale] Le prenotazioni: il cancro dei videogiocatori

Lux Aeterna è una traccia audio scritta dal compositore Clint Mansell per Requiem for a Dream, film straordinario firmato dal bravissimo Darren Aronofsky. Che conosciate o meno questi nomi, è probabile che un buon 95% dei lettori conoscano il pezzo in questione, utilizzato in una quantità spaventosa di trailer, video, presentazioni, compleanni di bambini sfortunati e molto altro. Una musica a effetto, capace di suscitare emozioni forti se accompagnata da un video montato in maniera decente.
Che c’entra con i videogames?
Tantissimo.

Prenotazioni: accorrete numerosi!

Quando produrre qualcosa comporta una spesa importante è naturale che l’azienda responsabile cerchi di massimizzare le entrate, per coprire i costi e per garantirsi un ritorno economico che permetta alla compagnia di sopravvivere, se possibile con un bilancio positivo.
Mi vengono in mente i nomi di alcuni videogame, ve li propongo in ordine sparso: Daikatana, Duke Nukem Forever, The Order 1886, Destiny, The Division, No Man’s Sky, Mighty No. 9, Too Human, Resident Evil 5, Star Wars Battlefront, Watch Dogs.
Potrei continuare (troppo) a lungo, ma mi limiterò a farvi una domanda: cosa hanno in comune tutti questi giochi?
A prescindere dalla reale qualità, ciascuno dei prodotti sopra menzionati ha un difetto gigantesco dipendente dal proprio team di sviluppo o dal publisher: aver fatto promesse che alla fine non sono state mantenute. Tralasciando episodi di megalomania dei designer come nel caso di Daikatana o di Duke Nukem Forever, in tempi più recenti il fenomeno del marketing è diventato un problema scandaloso per moltissimi giocatori, ma anche una trappola a cui solo in pochi riescono a sfuggire.

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John Romero dopo aver cambiato il mondo con Daikatana

La meccanica è semplice: il denaro necessario al finanziamento di un progetto viene ripartito tra sviluppo e marketing, cercando di generare più aspettativa possibile nel potenziale bacino di utenza. Ciò crea inevitabilmente una pressione considerevole sul team di sviluppo, che intanto deve avere a che fare con scadenze e tabelle di marcia massacranti, che tante volte comportano scarsa lucidità e la release sul mercato di titoli assolutamente non pronti per la commercializzazione. Pensiamo ai bug di Arkham Knight su PC, pensiamo a Watch Dogs, pensiamo ad Assassin’s Creed Black Flag.
Se da una parte gli sviluppatori vengono massacrati da ritmi serratissimi, dall’altra la macchina della pubblicità bombarda i giocatori con immagini spettacolari, trailer da mascella a terra, video che causano improvvise erezioni e notizie diffuse con perfetto tempismo da comunicati stampa che arrivano con precisione svizzera.

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Assassin’s Creed Black Flag – Mosé Edition

A quel punto il gioco è molto semplice, basta aggiungere una virgola in più e il nostro pollo/acquirente procederà alla prenotazione di un gioco che magari non ha nulla a che vedere con quanto è stato mostrato fino a quel momento. C’è chi si accontenta di una bella steelbook, c’è chi cerca il Gjallarhorn dell’Anno 2, c’è chi vuole la fialetta di liquido seminale autografata da Kojima e chi si accontenta di un artbook “esclusivo” pieno di immagini già viste in rete. Ovvio, tutto questo ben di dio va pagato, 70 euro non sono sufficienti se vuoi portarti a casa il casco di Master Chef (sì, so come si scrive, state tranquilli) o il libro degli incantesimi di Ni No Kuni scritto in perfetto inglese prescindendo dalla tua nazionalità.

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Prima immagine ingame di Halo Kitchen

Pre-order bonus: la maglietta dei Puffi per il tuo personaggio!
Pre-order bonus: la spada con la skin di quell’altro personaggio di quell’altro gioco che sarà inutile dopo mezzora di gioco!
Pre-order bonus: oggetto con skin esclusiva in modo che gli altri giocatori sapranno che hai prenotato il gioco e potranno pensare “minchia, quello ha prenotato il gioco, deve essere una persona migliore di me”.

Ciò che i grandi dell’industria hanno capito ormai da molto tempo è che gli acquirenti sono in genere una massa di pecore che si muove senza una volontà propria. Fu Steve Jobs a dire una volta “Daremo alle persone cose che non sanno ancora di volere” (parafrasi) e aveva ragione cazzo.
Nel momento in cui convinci qualcuno di volere il tuo prodotto il gioco è fatto: hai intascato i soldi.
Questo è il motivo per cui il marketing è molto più importante della qualità stessa dei prodotti, il motivo per cui l’ignoranza è uno dei mezzi più potenti per indirizzare le volontà a piacimento.
Perché un pre-order è proprio questo: comprare un oggetto sulla fiducia, perché ti hanno convinto che le cose andranno in un certo modo.

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Utenti in fila all’uscita di iMenosoldi

C’è qualcosa di male a fidarsi? Sì e no.
Perché un conto è se un gruppo di appassionati aprono una pagina su Kickstarter chiedendo aiuto per finanziare una visione che può comunque andare a puttane, discorso diverso per una mega corporazione che su 50 milioni di dollari decide di spenderne 30 in marketing e 20 in sviluppo, giusto per fare un po’ di sano brainwashing ai pupazzi che decideranno di fidarsi.
E stiamo molto attenti, perché qui non si sta ancora parlando di nomi altisonanti: se mi piacciono i lavori di Kojima potrebbe essere sensatissimo prenotare Metal Gear Solid V, ma ciò non toglie che Konami possa comunque mettergliela nel culo inserendo le micro transazioni perché “s’ha da fare”. Sono rarissimi i casi in cui gli sviluppatori sono liberi di stabilire un percorso da seguire per il proprio progetto, senza scadenze e simili, e (guarda caso) proprio queste sono le situazioni che portano alla nascita di lavori come The Witcher, a perle di originalità indipendenti come Her Story o The Stanley Parable. Kan Gao non ha mai avuto nessuno lì a rompergli le palle durante lo sviluppo di To the Moon, e quel gioco sa far scoppiare in lacrime anche un taglialegna texano barbuto con un cuore tatuato sulla spalla che dice I love my Mom.

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To the Moon – Kan Gao

Perché tutto questo sfogo?
Come avrete intuito dall’immagine in apertura il motivo è No Man’s Sky. Lo sto giocando in questi giorni, realizzerò una recensione completa non appena possibile, ma per il momento provo sensazioni molto contrastanti.
In questi casi odio davvero scrivere recensioni, perché devo fare i conti col mio lato più umano e più incazzato che sbatterebbe 14 volte il cranio degli sviluppatori tra una porta e l’infisso in preda a raptus omicida. Non perché il gioco sia brutto, ma perché – porco il clero™ – non è ciò che avete pubblicizzato, disegnato, promesso nel corso di questi anni. Un prodotto può essere valido a prescindere da quanto publisher o developer dichiarano durante lo sviluppo, ma perché spingere così tanto sul marketing quando alla fine ci si ritrova con un lavoro così diverso dalla visione originale?
E’ un problema di comunicazione? Magari loro sono davvero convinti che quella fosse la visione originale e sono soddisfatti di quanto realizzato? Oppure è una situazione stile Keiji Inafune con il suo “Mighty No. 9 è meglio di nulla”.

Gli sviluppatori sono pescatori. Il mercato è l’oceano. Noi siamo i pesci.
Le Collector’s Edition sono l’esca.
Siamo tutti coglioni o riusciremo a svegliarci ed evitare di buttare nel cesso 70 euro e passa solo perché qualcuno ci ha convinto che fosse sensato?

6 commenti

  1. Fiero di non aver MAI (e mai sarà) acquistato pre-order o al day1, eccetto in 3 casi su Kickstarter (che si stanno dimostrando all’altezza): Elite Dangerous, Divinity Original Sin, Kingdom Come: Deliverance. Ma questi titoli nemmeno sarebbero esistiti senza…

  2. Non sono assolutamente un cancro, accusare i clienti che acquistano e si fidano di alcuni prodotti già da prima dell’uscita non è da pecore, è un parere altamente stupido da parte di chi ha scritto questo articolo.

    No Man’s Sky non è mai stato etichettato come un gioco diverso da quello che è adesso, Sean Murray è stato perfetto (tranne che per il fattore multiplayer, non si sa ancora se sia realmente presente o no) nel descrivere per chi e come sarebbe stato questo gioco. Solo gli stupidi, i per nulla informati e gli haters spendaccioni si son trovati davanti un gioco diverso da quello che si aspettavano.

    • Acquistare a scatola chiusa è davvero stupido e gli effetti negativi di questa prassi si vedono eccome nell’industria videoludica odierna.
      E sì, in realtà è tutt’altro rispetto a quello che avevano annunciato e hyppato ammerda, basta leggere le review della stampa su metacritic o semplicemente guardare qualche video. E vogliamo parlare di come gira da schifo su PC? Ok, meglio di no.

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