Chiunque acquisti un titolo Telltale sa già per certo a cosa andrà incontro, nel bene e nel male.
La software house californiana accresce il suo successo un’avventura, un episodio, un QTE dietro l’altro elogiando saghe di uno spessore sempre più ampio, in questo caso Borderlands.
Onestamente all’inizio non pensavamo che l’universo del fortunato shooter Gearbox si sarebbe prestato al meglio come sfondo dell’ennesima opera videoludica ad episodi ma a quanto pare le nostre impressioni erano tutto fuorché corrette. Scopriamo perché.

Tales from the Borderlands

Innanzitutto la sceneggiatura, semplice ma brillante.
Qui non troverete lotte per il potere, sfrenate passioni, intrighi e tradimenti ma una storia concreta, solida, che va dritta al punto senza confondere lo spettatore, accentuando i rapporti tra i suoi interpreti più dell’avvenimento in sé.
I protagonisti sono due, ben diversi per carattere e background di provenienza, Rhys e Fiona.

Rhys è il classico corporate man, impiegato Hyperion (la compagnia di proprietà di Handsome Jack) pronto a pugnalare qualsiasi schiena -eccetto quelle dei suoi due migliori amici, Vaughn e Yvette- per giungere al vertice dell’azienda coronando così il sogno della sua vita: diventare l’erede di Jack.
Fiona, invece, rispecchia l’altra faccia della medaglia.
Costretta a sopravvivere insieme alla sorella Sasha nell’ambiente ostile di Pandora fin da bambina e successivamente adottata da Felix, un criminale che le ha insegnato ad ingannare il prossimo per trarne profitto, la giovane donna punta a lasciare il malfamato villaggio di Hollow Point e costruirsi un’esistenza dignitosa.
Come e quando si incontreranno sarete voi a scoprirlo, dal momento che questa recensione non contiene alcun tipo di spoiler e non esamina un episodio alla volta ma la serie nella sua totalità.
La trama, comunque, prosegue vivacemente e senza cali d’intensità per tutte le 10 ore necessarie a portare a termine il gioco, elemento che dimostra il notevole miglioramento degli sceneggiatori in confronto ai lavori precedenti e rende ogni capitolo interessante in misura simile.
Il pezzo forte viene rappresentato, naturalmente, dai personaggi, sia primari che secondari, caratterizzati in modo credibile e consono alla serie di cui fanno parte giacché sprizzano stile e comicità involontaria da ogni poro.
E’ facilissimo affezionarvisi, nonostante alcuni di essi compaiano un po’ a sprazzi, sia grazie alla loro adorabile stupidità intrinseca che all’enorme quantità di peripezie talvolta ingiuste da cui usciranno malconci pur ridendoci su con leggerezza.

Tales from the Borderlands

Insomma, una narrativa godibile al 100% sia dagli estimatori che dai detrattori del FPS targato 2k, che anzi potrebbe spingere alcuni giocatori ad avvicinarsi alla serie.
Se a questo aggiungiamo un doppiaggio eccellente, i cameo di volti noti ai fan di Borderlands, un’ambientazione in cel shading fedelissima all’originale e una soundtrack adeguata otteniamo senza dubbio la migliore avventura sin qui creata dai Telltale.
L’unica critica possibile viene rivolta alla scarsa influenza delle scelte sulla storia di base, ancorata ad un filone unico che culmina in un solo finale, purtroppo esclusivamente influenti sul contesto degli avvenimenti e non sul filo narrativo degli stessi.

A livello strutturale Tales from the Borderlands si presenta nel più “telltaliano” dei modi, ovvero preferendo tralasciare l’effettivo gameplay a discapito di un focus quasi totale sulla narrativa e tempestando il giocatore di dialoghi timerati a risposta multipla e quick time event.
Rispetto ai lavori precedenti, stavolta Telltale ha deciso di azzerare i momenti morti causati da un prolungarsi di puzzle ed esplorazioni per valorizzare ogni singola componente del burrascoso flusso di eventi e di personaggi che compone il racconto.
Se però da un lato è riuscita nell’intento, dall’altro ha sprecato parecchie possibilità per espandere la profondità di quel gameplay residuo, quasi appiccicato con la saliva, limitato ad un semplice spostamento verso l’obiettivo designato.
Quando parliamo di potenzialità sprecate ci riferiamo alle nuove meccaniche introdotte, tra cui lo scan degli ambienti di gioco attraverso l’occhio bionico di Rhys, che permette di rivelare numerosi dettagli nascosti, l’hacking dei dispositivi elettronici e lo sfruttamento delle risorse economiche raccolte lungo la via da Fiona.

Tales from the Borderlands

Si sarebbero, ad esempio, potute creare delle degne sezioni investigative facenti uso l’occhio artificiale di Rhys, sfruttato decisamente troppo poco, o rendere in qualche modo rilevante la gestione dei soldi da parte di Fiona, in fin dei conti piuttosto inutile poiché relegata all’acquisto di mere personalizzazioni estetiche.
Detto ciò bisogna spezzare una lancia in favore delle scene d’azione, stavolta coinvolgenti al punto giusto grazie al miglioramento dei quick time event, meno scontati del solito e più rapidi, capaci di donare un discreto feedback di verosimiglianza rispetto a quanto accade su schermo, per quanto possano essere lontani da un normale sistema di controllo/combattimento.
Trattandosi pur sempre di un videogame, infatti, noi consideriamo e continueremo a considerare tale mancanza un difetto ma siate liberi di spostarlo tra i pregi nel caso lo riteneste opportuno: l’archetipo reso famoso da Telltale, somigliante più ad un film interattivo che ad un vero gioco, si è ormai ritagliato abbastanza meritatamente un posto fisso tra gli story driven d’eccellenza e vanta un numero invidiabile di estimatori a cui poco importa della varietà nelle meccaniche ma che ritengono del tutto centrale il ruolo della trama.
Per costoro, Tales from the Borderlands sarà un vera e propria delizia.

In sintesi
Sommando ogni elemento positivo riscontrato finora, viene da sé che con questa serie Telltale ha compiuto passi da gigante in termini di sceneggiatura e storytelling.
Le disavventure di Rhys, Fiona e compagni vi terranno sicuramente incollati allo schermo fino ai titoli di coda trascinandovi in un, per citare il gioco, rollercoaster of emotions che comprende valanghe di risate, tensione e perché no, anche lacrime.
A non convincere è, ancora una volta, l’assenza di profondità in un gameplay già rimaneggiato che giustifichi la presenza di sezioni esplorative ed enigmi, per quanto brevi e banali, o si limiti almeno ad attenuare quella sensazione di passività che si prova al cinema.
Ma se tutto ciò che volete è una bella storia, non pensateci due volte: Tales from the Borderlands fa davvero al caso vostro.
Valutazione scala 1/10

8.9
+ La miglior avventura Telltale in circolazione
+ Storia eccellente e personaggi memorabili
+ Ottima intensità in tutti gli episodi
+ Molto da guardare…
– …ben poco da giocare
– Decisioni scarsamente influenti