The Division è stato senza dubbio uno dei giochi più attesi dell’anno, un titolo che nel corso dei mesi ha saputo generare un hype notevole, grazie a una campagna marketing aggressiva e alla grande mole di contenuti multimediali e promesse fatte dagli sviluppatori.
Appare dunque piuttosto ironico che il gioco risulti avere quasi esattamente gli stessi difetti che affliggevano la versione base di Destiny al lancio, prodotto in qualche modo compatibile con l’impegno di Ubisoft in questo progetto.
The Division è un gioco con un enorme potenziale, curato con grande amore in alcuni ambiti, ma del tutto insufficiente in altri. Procediamo con ordine.

Tom Clancy’s The Division recensioneThe Division – Recensione

Data di uscita: 08/03/2016
Versione recensita: PS4
Disponibile su: PC, PS4, XB1
Lingua: Italiano
Prezzo di lancio: €64.99

Come ormai un po’ tutti sapranno, The Division è ambientato in un futuro in cui un particolare virus e il crollo del governo hanno portato ad uno stato di caos, dunque un gran numero di gang e gruppi armati hanno cercato di sfruttare la situazione con l’uso della forza. Naturalmente noi saremo l’agente speciale della situazione, incaricato di volta in volta di svolgere delle missioni per il bene comune e per eliminare le minacce presenti in una New York che è lo spettro di se stessa.

The Division è un ibrido tra adventure, third person shooter e MMO, con alcuni elementi ruolistici e con un buon sistema di progressione del personaggio. Non parliamo in alcun modo di una produzione open world, anzi il gioco risulta profondamente e fastidiosamente istanziato, e gli unici luoghi in cui potremo incontrare altre masse di giocatori sono gli hub e la Zona Oscura, area dedicata anche al PvP.

La struttura generale è molto canonica: accetteremo quest e missioni da vari NPC che ci porteranno in giro per Manhattan a svolgere il più classico dei “vai dal punto A al punto B e uccidi tutto quello che trovi nel mezzo”. Largo spazio in questo senso ad attività in stile orda, in cui ondate di nemici su nemici si daranno il turno richiedendoci di ripulire tutto prima che appaia l’ovvio boss di turno. Manca insomma varietà, sia nella struttura delle missioni che nella trama, non c’è mordente né una solida caratterizzazione, la storia non riesce a prendere.

The Division – Trailer di lancio

La progressione del personaggio si basa sullo sviluppo di skill da attivare sul momento e dotate di un tempo di recupero, talenti che si attiveranno quando soddisferemo determinati requisiti, e numerosi perk che fanno da bonus passivi.
Le abilità verranno sbloccate poco a poco, man mano che effettueremo gli upgrade alla nostra base principale. Avremo il classico albero con tre diverse specializzazioni, che ci permetteranno di eccellere in abilità curative, di attacco o di difesa. Le possibilità di personalizzazione sono notevoli e lasciano pienamente soddisfatti: ciascuna delle abilità potrà infatti essere potenziata più volte, e modificata abilitando delle varianti influiscono sui tratti principali.
I talenti saranno sbloccati invece con i punti abilità guadagnati durante il gioco. Potremo tenerne attivi al massimo quattro contemporaneamente, che accompagnino le nostre abilità attive o che vadano a compensare nei campi che non abbiamo ancora sviluppato.

Il sistema di combattimento ha di per se una struttura solida, e ricorda da vicino quello di Gears of War, con un sistema di coperture efficace e un gameplay molto gradevole. Proprio le coperture -siano esse vetture o blocchi di cemento- saranno soggette a deterioramento se esposte al fuoco nemico. Tutto ciò è molto meno intrigante di quanto non potrebbe sembrare.
I fori di proiettile restano impressi per pochi istanti, e vengono rimpiazzati dalle texture originali nel momento in cui ci sposteremo, in quanto la RAM viene occupata da altro. Le esplosioni non faranno sciogliere la neve come era stato fatto vedere nei video di presentazione, ma si limiteranno ad annerire il pavimento con una semplice texture nera che a sua volta sparirà in breve tempo.

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The Division non riesce a prendere con la sua trama

Se poi ci ritroveremo ad usare le nostre armi da fuoco contro altre superfici, queste risulteranno del tutto indifferenti ai nostri proiettili, senza riportare alcun foro e con vetrate e finestre che ignoreranno riccamente la nostra voglia di distruzione.
L’arsenale a nostra disposizione è strutturato come nei classici action RPG o MMO, con tier di potenza indicati dal colore dell’arma. La ricerca del loot migliore è come prevedibile il pilastro portante dell’esperienza endgame, ciò che porterà un gran numero di giocatori a passeggiare ore per le lande innevate di New York.
Le armi includono le classiche pistole, fucili d’assalto, fucili a ripetizione, da cecchino e simili, offrono una buona varietà e si adattano bene ai diversi stili di gioco.

Esattamente come in Destiny esiste la possibilità di smontare gli oggetti di cui non necessitiamo più per ottenere materiali con cui craftare. Per semplificarci la vita, gli sviluppatori hanno ben pensato di permetterci l’upgrade anche di tali materiali, con un rapporto 5:1. Ciò significa che se ad esempio smonteremo una sfilza di armi ottenendo parti da craft di colore verde, potremo metterne insieme 5 per creare una parte da craft di colore blu. Lo stesso discorso si applica anche per i tier più elevati, e rappresenta la maniera migliore per puntare ad un equip semi-endgame.

In linea generale il gunplay è ottimo, tra i migliori della categoria, ma purtroppo tutto viene rovinato da un’intelligenza artificiale del tutto inadeguata per gli standard odierni.
Gli avversari normali ci verranno quasi sempre incontro esponendosi al fuoco, cercando inutilmente di accerchiarci e finendo massacrati sotto raffiche di proiettili. Il livello di difficoltà apparentemente elevato non è reale, perché dettato solo da una estrema aggressività della IA, che spesso ignora le difese nella speranza di finirci il più velocemente possibile. E’ deludente, poco stimolante e inaspettato nel 2016.

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La grafica di The Division ha subito un pesante downgrade

Situazione simile con i boss, dotati di schemi comportamentali standard e di una quantità spropositata di punti vita, volti esclusivamente a rendere i combattimenti più lunghi, ma senza variare effettivamente nelle meccaniche proposte. Si ricalca insomma la stessa esperienza che Destiny aveva offerto al lancio, con boss che semplicemente richiedono un sacco di tempo prima di essere uccisi, ma che a livello di gioco non offrono varietà né stimoli.

Questo è il motivo per cui ci siamo presto (si fa per dire, livello 30) lanciati nella Zona Oscura, area PvP che offre più stimoli per tutti quei giocatori che preferiscono gli scontri con avversari umani. L’esperienza è di per sé divertente, capita di incontrare gente già molto capace e il netcode sembra molto fluido, privo di incertezze o di lag particolarmente evidenti.
Elemento interessante della Zona Oscura è la presenza di nemici controllati dalla IA, cosa non molto comune considerato che parliamo di un’area PvP. Ciascun boss presente in quest’area sarà di interesse per numerosi giocatori, in quanto se ucciso dropperà al 100% due oggetti di tier viola, che fanno sempre gola.
Senza dubbio la Zona Oscura ha un grande potenziale, offre ricompense interessanti ed è pensata per mettere in difficoltà i giocatori, partendo con avversari di livello 30 (l’attuale cap del gioco) e salendo progressivamente man mano che ci addentreremo.

Parlando di endgame vero e proprio, al momento ci sono un bel po’ di mancanze. Trattandosi di un gioco cooperativo online, Ubisoft dovrà dimostrare la propria abilità nel creare contenuti interessanti per tutti quei giocatori che abbiano fame di sfide impegnative, perché al momento tutto si limita ad addentrarsi nella Zona Oscura o a ripetere la missione finale in Hard.
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Al momento l’endgame di The Division lascia a desiderare

Vi serviranno a occhio e croce una ventina di ore per raggiungere il livello 30, ma sconsigliamo caldamente di farsi una corsa verso il cap, e vi invitiamo invece ad assaporare il gioco, le quest e la storyline a piccole dosi, in quanto la ripetitività e la noia saranno sempre dietro l’angolo. Arrivati al 30 dovrete puntare a un equipaggiamento di buona qualità e a un DPS elevato, dunque avrete ancora un bel po’ di ore di intrattenimento, ma resta il fatto che la maggior parte delle attività non sono davvero divertenti, soffrono di un game design banale e che sa di già visto. Fondamentalmente non c’è davvero nulla di nuovo sotto il sole.

Abbiamo giocato a The Division su PC Windows, e il comparto tecnico ci ha lasciato semplicemente molto delusi, confermando le sensazioni della beta e del nostro approfondimento tecnico. La nuova produzione Ubisoft non è affatto brutta dal punto di vista estetico, ma è anzi allineata con le recenti produzioni tripla A. Tuttavia, la differenza tra quanto è arrivato nei negozi e le demo mostrate nel corso degli anni è a dir poco abissale.

Una quantità impressionante di effetti e di feature è stata totalmente rimossa e, per quanto un publisher possa cercare di negare l’evidenza, un downgrade grafico di questa portata fa ripensare molto tristemente a Watch Dogs, della stessa Ubisoft.

Le mancanze più evidenti riguardano la totale assenza di illuminazione globale dinamica e il pesantissimo ridimensionamento del motore fisico. Tutte le belle parole riguardo il fatto di poter distruggere l’ambiente circostante si rivela una semplice stronzata di marketing, quando in realtà gli unici elementi che potremo danneggiare saranno automobili, blocchi di cemento e poco altro.

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The Division: ottimi render, un po’ meno bella la grafica vera

Un enorme numero di superfici ignora del tutto i nostri colpi, e non reagisce nemmeno alla presenza dei personaggi. Questo è evidente in particolare nelle rifrazioni e nei riflessi, spariti del tutto oppure “ammortizzati” con animazioni precalcolate lasciate in loop, in maniera quasi amatoriale. Difetti di questo genere riguardano l’illuminazione di fari, cartelli stradali, semafori e altro ancora, mentre il cielo e le nuvole non vengono in alcun modo riflessi sull’acqua presente nelle strade, ma semplicemente incollati come texture ribaltate. Stesso discorso per le vetrate degli edifici, che non cambiano rifrazione in base alla nostra prospettiva.
Il tutto su un engine che richiede fin troppo da parte del processore e che non sfrutta a dovere la GPU.

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Conclusioni
The Division al momento manca di varietà, di originalità e in generale di divertimento. Il setting creato da Ubisoft è più che buono, e ottime risultano le fasi shooter così come la progressione del personaggio. Tuttavia le missioni sono davvero troppo ripetitive e noiose, l’onnipresente modalità orda manca solo di uno Spettro che pronunci il fatidico “Mi serve tempo”, la ridicola intelligenza artificiale è del tutto inattesa per una produzione di questo calibro e il livello di difficoltà fittizio è dato da un eccesso di HP degli avversari piuttosto che da meccaniche realmente varie o complesse.
A tutto ciò aggiungiamo una grafica buona ma vergognosamente distante da quanto mostrato durante i trailer e le presentazioni, con la totale rimozione di un enorme numero di feature.The Division ha un grande potenziale nella sua Zona Oscura, nello sviluppo del personaggio, nella solidità delle basi. Ma al momento tutto si limita a ripetere per ore le stesse azioni che abbiamo già ripetuto in decine di altri giochi. Rimandato fino al prossimo DLC.
Valutazione

7.1
+ Ottimo gunplay
+ Bel sistema di progressione del personaggio
+ Zona Oscura ben fatta e dal grande potenziale
+ Setting convincente
– Meccaniche estremamente ripetitive
– Nessuna novità di rilievo
– Trama piuttosto insulsa
– Intelligenza artificiale imbarazzante
– Difficoltà artificiosa
– Downgrade grafico e fisico mostruoso
– Pochi contenuti endgame, aspettiamo gli ovvi DLC