La strategia di Sony sui giochi live service non cambia, anche dopo il caso più eclatante degli ultimi anni: la chiusura di Concord, ritirato dai server appena due settimane dopo il lancio insieme allo scioglimento dello studio. In un’intervista al Financial Times – riassunta sui social – il capo dei PlayStation Studios, Herman Hulst, ha definito quel risultato un campanello d’allarme e ha annunciato “test molto più rigorosi e frequenti” e una supervisione anticipata sui progetti.
Hulst ha chiarito la filosofia che intende adottare: non vuole che i team “giochino sempre sul sicuro”, ma quando si sbaglia bisogna “fallire presto e a costi ridotti”. È una presa di posizione che contrasta con i fatti di Concord, un progetto durato otto anni e sostenuto da un budget importante, che si è scontrato con marketing debole, un posizionamento a pagamento in un genere popolato da free-to-play fortissimi e una percezione di genericità.
Questo non significa un ritorno esclusivo alle formule single player che hanno reso celebre PlayStation. Hulst ha ribadito che il punto non è “quanti” live service usciranno, ma avere un portafoglio “diversificato per esperienze e comunità”. In altre parole, Sony continuerà a perseguire la doppia via: grandi campagne narrative da una parte e servizi persistenti dall’altra, con una maggiore attenzione alla selezione e al controllo qualità nelle fasi iniziali.
Nell’immediato, gli occhi sono su Marathon, il progetto di Bungie, di cui si parla come di uno sviluppo non privo di ostacoli. Se le nuove misure di verifica e i gate di valutazione arriveranno davvero prima e con più frequenza, è plausibile aspettarsi cancellazioni o ripensamenti più tempestivi, invece di lunghi cicli che esplodono solo al debutto.
Per i giocatori, il messaggio è chiaro: l’offerta first-party di PlayStation resterà ampia, ma i live service continueranno a essere una priorità strategica. Il vero banco di prova sarà la capacità di intercettare un pubblico già saturo, trovare una proposta distintiva e contenere i costi iterando rapidamente. Solo così i prossimi tentativi potranno evitare un “caso Concord” bis e dimostrare che la scommessa sui servizi può convivere con l’identità storica di PlayStation.