Lovish è uno di quei giochi che capisci in dieci secondi e poi ti tiene lì per ore. L’impianto è quello di un action-pltform 8-bit dichiaratamente ispirato all’era NES, ma strutturato su mini-situazioni da risolvere in stile Mario vs Donkey Kong o – per i meno giovani – come l’indimenticato classico Solomon’s Key.
Il gioco è stato rilasciato il 5 febbraio 2026 su PC Windows tramite Steam (al momento nessuna certificazione, ma è tranquillamente giocabile su Steam Deck), PS5, Xbox Series, Switch, PS4 e Xbox One, ed è proposto al prezzo consigliato di 14.79 euro. Non sono presenti i sottotitoli in lingua italiana.
Questa recensione è basata su una chiave di attivazione del gioco fornitaci dallo sviluppatore e publisher Dangen Entertainment.
Peso del gioco | Basso |
Fascia PC consigliata |
Gameplay
Lovish si gioca con un set di comandi essenziale, volutamente old school: movimenti semplici, salto e un attacco base. La fisica tende ad avere quel feeling morbido tipico di certi giochi rétro, che all’inizio può spiazzare chi è abituato a platform moderni super asciutti, ma diventa coerente quando capisci che Lovish non sta cercando la precisione chirurgica di un gioco contemporaneo. In realtà i comandi sono splendidamente reattivi, e si riesce a raggiungere una grande precisione sia utilizzando la croce direzionale che lo stick analogico.
La nostra abilità qui sta nel leggere la stanza, capire cosa vuole da te e poi eseguire. Il design, più che spingerti a fare combo o a sperimentare un arsenale enorme, ti chiede di posizionarti bene, rispettare i tempi, anticipare i pattern e non sprecare movimenti.
La varietà arriva dal modo in cui le stanze combinano elementi diversi: non si tratta solo di saltare e colpire, perché poco a poco entrano in gioco blocchi che crollano, spine letali, interruttori, gestione dello spazio e della pressione, e più avanti anche situazioni che cambiano ritmo come acqua e correnti. E naturalmente niente punti vita tradizionali e menate del genere: se vieni toccato o fai un errore sei morto e ricominci il mini-livello. Il risultato è una sensazione di progressione molto chiara: non perché il personaggio diventa improvvisamente potentissimo, ma perché il gioco alza gradualmente la complessità delle combinazioni e ti costringe a usare meglio le stesse azioni di base. In questo senso, la curva di apprendimento è tutta legata al giocatore, alla sua precisione, alla maniera in cui migliora la propria abilità col pad, con le distanze e con il tempismo degli elementi mobili dello scenario. Un ottimo lavoro.

Un’altra scelta interessante è quello che succede tra un livello e un altro. Lovish spezza la linearità con eventi brevi che possono cambiare tono e contesto: mini-scenette, trovate comiche, incontri strani, occasionali deviazioni che sembrano quasi pescate da un mazzo di carte. La progressione resta stanza dopo stanza, ma questo sistema aggiunge come una sorta di componente variabile e non prevedibile, un po’ come in un roguelite, e serve a rendere le sessioni di gioco più ricche, a farti sentire che qualcosa può sempre sorprenderci, tante volte in modi piuttosto creativi.
La progressione, è infatti più tipicamente da gioco arcade, con una componente di crescita leggera legata a queste situazioni che si creano tra un quadro e l’altro. Potrà capitare di ottenere oggetti a sorpresa, o magari di spendere la valuta di gioco in un negozio per ottenere potenziamenti o vantaggi che rendono più gestibili le sfide successive. Non ci sono alberi di abilità enormi o build: l’idea è darti un senso di miglioramento e, soprattutto, un motivo per cercare segreti e giocare con attenzione, perché ottimizzare risorse e scoperte cambia la fluidità con cui superi le stanze, ma anche la nostra possibilità di completarle al 100%.
E riguardo il completamento, questo Lovish ha parecchio da dire anche in quanto a rigiocabilità. I livelli sono infatti pensati per essere prima scoperti e superati, ma poi arriva il momento in cui vuoi rifarlo meglio, più pulito, andando a caccia di tutto quello che ti sei lasciato indietro, tra cui le famigerate coroncine che in tanti casi ricordano i difficilissimi frutti di Celeste, e che sapranno mettere alla prova anche i più abili nel genere platform.
PRO | CONTRO |
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VERDETTO
Lovish sarà un’esperienza molto piacevole per tutti quegli ultra quarantenni che hanno iniziato a giocare con NES (e magari anche un po’ prima). Offre un ritmo serrato, niente filler, un design basato su piccole stanze denso, chiarissimo e perfetto per sessioni mordi e fuggi, con una progressione semplice ma motivante. I difetti sono intrinseche nella natura della produzione, ed hanno più a che fare con il tipo di gioco e possibili errori nel target. Essenzialmente chi cerca meccaniche moderne, un sistema di combattimento profondo o una complessità elevata nel gameplay, potrebbe trovarlo troppo basico, e lo stesso feeling rétro può essere un problema per alcuni giocatori. Ma se l’obiettivo è un videogame compatto, con idee chiare e una struttura che non perde tempo, Lovish sa esattamente cosa sta facendo. Io ve lo consiglio senza remore.

