Da uno degli sviluppatori di Civilization 5 arriva un nuovo titolo 4X che cerca di rinnovare il genere. Già dal titolo, Jon Shafer’s At the Gates richiama molto il suo diretto avversario (non si capisce perché gli sviluppatori sono fissati col mettere il loro nome nel titolo del gioco, manie di protagonismo?). Dopo l’amaro in bocca lasciato da Civilization VI ero in cerca di qualcosa di più intrigante. Questo nuovo titolo cerca di rinnovare il genere modificando certe meccaniche e aspetti fondamentali, e per la maggior parte ci riesce benissimo. Dico per la maggior parte perché purtroppo molte meccaniche sembrano un po’ monche. A conferma di ciò, appena dopo l’uscita del gioco è stata annunciata una roadmap di aggiornamenti che va fino al mese di Settembre e che ha l’obiettivo di risolvere una serie di mancanze.

Jon Shafer's At the Gates recensioneJon Shafer’s At the Gates – Recensione

Data di uscita: 23/01/19
Versione recensita: PC
Disponibile su: PC
Lingua: Inglese
Prezzo di lancio: €29.99

Avviato il gioco ci ritroviamo in un menù molto minimale. Le opzioni sono pochissime e leggiamo che per apportare configurazioni più approfondite dovremo modificare un xml nella root del gioco. Se selezioniamo Nuova Partita invece potremo solo scegliere la nostra fazione di partenza. Niente quindi modifiche alla mappa in stile Civilization.
L’unica fazione disponibile all’inizio è quella dei Goti, che iniziano senza bonus di alcun tipo. Le altre dovremo sbloccarle come in Total War, ossia sconfiggendole in partita oppure alleandoci con esse. Per lo meno niente odiosi DLC a pagamento per mettere le mani sugli spartani. In Jon Shafer’s At the Gates però gli spartani non ci sono, né gli spagnoli, né gli inglesi ecc. A differenza di un qualunque gioco di civilizzazione “storico” infatti, qui potremo scegliere solo tra quei popoli che invasero l’Impero Romano nei suoi ultimi giorni.

Siamo nel 400 D.C. e la nostra fazione è appunto un popolo barbaro insediato vicino ai confini dell’Impero. Dato che in quel periodo l’Impero Romano era diviso in Oriente e Occidente, il nostro obiettivo sarà distruggere Roma o Costantinopoli. Alternativamente potremo mandare le nostre unità a servire l’Impero convertendole in legionari, per poi prendere il potere dall’interno.

Jon Shafer's At the Gates recensione

In At the Gates si comincia nei panni dei Goti

Tutto questo ci viene spiegato da un lunghissimo tutorial testuale che personalmente ho impiegato quasi 2 ore a leggere. Oltre ad essere lunghissimo ci si incasina facilmente perché numerose parole sono evidenziate, e presentano a loro volta un ulteriore tutorial al loro interno. Passando il mouse sopra queste parole viene aperto in overlay un altro box di informazioni che a sua volta contiene altre parole evidenziato, e via così in stile Inception. Io che sono un curiosone sono riuscito ad avere aperti 10 box in simultanea.
Il tutorial spiega bene tutte le meccaniche, ma per chiarire tutto dovremo giocare almeno un paio di turni. In qualunque momento potremo riaprire la guida o ottenere informazioni muovendo il cursore del mouse sopra i diversi elementi. A prima vista sembra una sorta di Civilization moddato per nerd, ma giocando si capisce rapidamente che è tutto molto facile e intuitivo.

Primi turni e meccaniche

Dopo aver letto i papiri decido finalmente di giocare e mi ritrovo davanti un insediamento con 3 clan dentro. Avremo un solo insediamento disponibile, che potrà essere spostato a nostro piacimento fino a quando non decideremo di stabilirci in una zona.

Elemento fondamentale di Jon Shafer’s At the Gates sono i clan, composti da più famiglie riunite insieme. Questi saranno l’unità principale del gioco. Possono svolgere lavori attivi o passivi: attivi nel senso che li potremo spostare sulla mappa e fare interagire con l’ambiente (un buon esempio sono gli scout, i guerrieri e i raccoglitori di risorse), mentre i lavori passivi vengono svolti all’interno dell’insediamento (molto spesso sono lavori di conversione delle risorse grezze in materiali raffinati).

I clan, che incrementano il numero di famiglie ogni tot turni, presentano inoltre due tratti di personalità, a volte positivi, altre volte negativi. Vengono generati casualmente, dunque potremo avere un clan esperto nel raccogliere le risorse e in grado di raddoppiare le risorse che genera. Possono però presentarsi anche dei veri e propri malus, ad esempio il voler rimanere all’interno dell’insediamento o l’essere biologicamente stronzi e creare scompiglio di tanto in tanto. Oltre ad avere particolari desideri e commettere furti, i clan potranno anche creare delle faide con altri clan, se si trovano sullo stesso esagono. Se quindi due clan vogliono rimanere all’interno dell’insediamento potete immaginare come sia facile litigare.
Le faide prevedono che il giocatore punisca uno dei due litiganti. Questo comporta non solo la perdita dell’esperienza, ma anche un perenne -1 nel loro umore. Arrivati a -3 i membri del clan non lavoreranno più.

Jon Shafer's At the Gates recensione

At the Gates risulta più accessibile e diretto rispetto a un Civilization

Come detto prima i clan potranno avere un lavoro che sarà collegato ad una particolare disciplina (onore, agricoltura, lavorazione dei metalli, ecc). E qui viene il bello. I lavori rappresentano infatti le tecnologie del gioco che dovremo ricercare ad ogni turno. A seconda delle nostre esigenze potremo ricercare per esempio il lavoro di “scavatore” per raccogliere i minerali oppure di “arciere”. La disciplina in pratica ci fa capire il grado di esperienza in un particolare settore e ci permetterà di cambiare lavoro in pochi turni.
Se decidiamo di convertire un clan ad un’altra disciplina perderemo tutta l’esperienza accumulata e ripartiremo da zero. Ora capite perché le faide sono un problema non di poco conto.

Ricercare un lavoro e “addestrare” un clan in un particolare lavoro/disciplina sono le due principali azioni che potremo assegnare all’accampamento ad ogni turno. At the Gates richiede dunque di pianificare per bene cosa fare: avere un clan capace di cambiare lavoro in pochi turni è fondamentale per non bloccare gli ingranaggi della nostra economia.
Se all’inizio partiremo con un massimo di 8 clan più avanti nel gioco ogni tot turni ne riceveremo un altro. Il limite viene incrementato spendendo cuoio, mentre il numero di turni richiesto per un nuovo clan dipende dalla nostra “fama”. La fama è un elemento che viene prodotto da particolare lavori passivi in cambio di una risorsa (legno, vino, ecc), a seconda della disciplina. Alcuni lavori sviluppano fama senza consumare risorse e i clan che renderemo “nobili” generano fama ad ogni turno.

Jon Shafer's At the Gates recensione

In Jon Shafer’s At the Games… Winter is Coming!

In tutto ciò, da buoni amanti di Game of Thrones, dovremo stare attenti all’inverno. Ogni turno di gioco equivale a due settimane quindi due turni sono un mese. Da Settembre inizierà la stagione fredda che durerà fino a Febbraio. Durante la stagione fredda la mappa inizierà ad innevarsi e le nostre unità avranno difficoltà a muoversi. Avranno bisogno di rifornimenti, o inizieranno a prendere danni, qualora non fossero accampate.

Ogni clan con un lavoro attivo necessita di 2 punti rifornimento per non perdere salute. All’interno dei nostri confini non c’è nessun problema perché saranno ben rifornite. Se fossero all’esterno il gioco ci darà un turno di “tregua” in cui potremo scegliere se muoverci oppure accamparci per non subire danni. Attenzione però, perché le unità accampate saranno molto più vulnerabili agli attacchi nemici.
Oltre a questo bisognerà tenere d’occhio la scorta di cibo, che dovrà durare abbastanza da permetterci di passare l’inverno, durante il quale non potremo raccogliere risorse agricole. Fortunatamente verremo visitati da una carovana 4 volte l’anno, presso cui potremo acquistare cibo in caso di necessità.

Risorse, edifici e late game

Principale aspetto dei primi turni è la possibilità di spostarsi con tutto l’insediamento e cambiare posizione. Questo è di vitale importanza perché i lavori di raccolta disponibili all’inizio consumano risorse in modo definitivo. Per ovviare a ciò è necessario costruire gli edifici, che possono essere in legno o in pietra. I primi producono più velocemente ma esauriscono a loro volta le risorse, mentre quelli in pietra ne generano di infinite. Va da sé che gli edifici in pietra siano essenziali per il middle-late game.

Una volta trovato un bel punto strategico potremo diventare un “regno”, assicurandoci bonus e territori.
Giustamente, At the Gates, non ci garantirà un’area dotata di tutte le risorse che ci servono, quindi dovremo specializzarci in un settore, vendere il surplus e comprare il materiale che ci serve dalla carovana che ci verrà a trovare (ad esempio nella mia prima mappa, uguale per tutti, ero circondato da uva e ho iniziato a produrre tonnellate di vino mentre non riuscivo a trovare neanche uno stramaledetto albero di olive).

Arrivati in late game At the Gates inizia a mostrare lacune.
Grazie ad upgrade e particolari lavori avremo un surplus di risorse tale da permetterci di acquistare qualsiasi cosa, rendendo quindi la vittoria economica fin troppo facile.
Quella militare invece risulta un pochino più difficile. Non perché i Romani siano forti (piccola chicca: col passare degli anni diventeranno sempre più deboli, un po’ com’è realmente accaduto) ma perché, porca miseria, non si riesce mai a trovarli. In tutte le partite che ho fatto ‘sti benedetti Romani o non li trovavo oppure erano a centinaia di chilometri da me, separati pure dal mare.
Il più delle volte si tratta quindi di scegliere tra sprecare 10 ore per attaccare i Romani sulla Luna oppure reclutare 5 legioni in pochi turni.

Jon Shafer's At the Gates recensione

At the Gates verrà ottimizzato nei prossimi mesi con degli aggiornamenti importanti

In tutto ciò non avremo un apparente limite di tempo per vincere e le altre fazioni non cercheranno di vincere al posto nostro. E parlando di altre fazioni tocchiamo un altro tasto dolente, ovvero l’assenza totale della diplomazia. Ogni volta che incontriamo un’altra fazione possiamo decidere se regalarle qualcosa o ignorarla, migliorando le relazioni o la nostra reputazione globale. Questi due fattori in teoria dovrebbero servire a stabilire le alleanze. In realtà, a parte l’incontro iniziale e qualche altro raro caso, non avremo chissà quale libertà. Non potremo fare accordi commerciali, né scambiare informazioni sulla mappa (che sarebbe invece utilissimo). Solo due le nostre opzioni: dichiarare guerra e stringere alleanza. E stringere alleanze è a dir poco bizzarro se non posso né fare regali né stringere patti commerciali. Misteri.

Le altre fazioni mi sono sembrate un po’ troppo intorpidite. Solamente in una partita Attila (viulenza) mi ha dichiarato guerra e ha cercato di invadermi. Avendo poi la brillante idea di attaccare d’inverno è stato annientato davanti al mio insediamento. Gli unici che ci daranno fastidio veramente saranno i barbari che invece sono fastidiosissimi e onnipresenti (un accampamento quasi ogni 15 esagoni).
Comunque, come detto a inizio recensione, Jon Shafer ha pianificato già degli aggiornamenti con cui rivedrà il late game e la diplomazia.

Comparto tecnico e sonoro

Jon Shafer’s At the Gates è graficamente pulito e colorato richiamando molto il vecchio Civilization 3. Non ci vogliono cento anni per caricare il turno successivo e non ci sono inutili notifiche che compaiono a destra e manca sbrilluccicando. C’è solo pace e silenzio, molto silenzio forse troppo. La colonna sonora infatti non c’è. Avremo soltanto dei rumori ambientali e il suono delle notifiche ogni tanto, per il resto pace e tranquillità. Se volete sentire qualcosa vi tocca mettere qualche canzone in background (magari la colonna sonora di Civilization IV).

Per quanto riguarda i bug ne ho incontrati, ma pochi. Tra i più frequenti abbiamo il CTD quando, mentre siamo in partita, carichiamo un salvataggio (non tanto un problema perché il gioco ha un ottimo auto-save ogni inizio e fine turno) e non ricevere risorse quando Roma ci manda un regalo per i nostri servizi (una sorta di EH VOLEVI dell’antichità). Infine alcune scritte nei box di informazioni sono mancanti e presentano al loro posto un grande “TODO” (come “Alan please add details” di Hitman).

Le cose più fastidiose invece sono l’impossibilità di accedere velocemente a pannelli fondamentali come quello dei lavori/discipline e la mancanza di un sommario di tutti i nostri clan. Tra l’altro se premiamo il tasto cancella per annullare un’azione per qualche motivo non ci vengono restituiti indietro i punti movimento spesi.

Accettabile


Jon Shafer’s At the Gates è un bel titolo e capisco che Jon si sia dovuto sbattere parecchio per completare il gioco da solo e in tempo per la data d’uscita. Questo, unito alla mancanza di DLC a pagamento, è un pregio che gli va riconosciuto. Dobbiamo però guardare cosa si ottiene per il prezzo speso (30 euro non so pochi), ovvero un gioco sì giocabile ma che a lungo andare risulta piatto e lacunoso.
Devo dire che i primi turni sono accattivanti e ti viene sempre voglia di riprovare magari con una fazione diversa. C’è però un costante scoglio rappresentato dal late game, e l’impossibilità di modificare in alcun modo la nuova mappa. Tutto sommato però sono fiducioso e credo che Jon riuscirà grazie alla roadmap che ha fornito a ottimizzare e migliorare tutto. A malincuore vi consiglio a questo punto di aspettare Settembre per vedere il prodotto finito o se proprio siete incuriositi da questo particolare gioco 4X, acquistarlo e vedere pian piano cosa portano i nuovi aggiornamenti.

Pregi Difetti
  • Grafica ben curata e leggera
  • Una ventata d’aria fresca per il genere con nuove interessanti meccaniche
  • I primi turni sono molto intriganti (e qui scatta il famoso “ancora un altro turno” alle 3 di notte)
  • Effetto nostalgia dei primi Civilization
  • Nessun contenuto aggiuntivo a pagamento
  • Ottimo sistema di auto-save
  • Tante fazioni con specifici bonus
  • Il late game è piatto e lacunoso
  • Molte cose sono totalmente assenti come poter modificare la mappa a inizio partita. Mancano alcuni pannelli informazione e la diplomazia è a livelli quasi inesistenti
  • Niente colonna sonora
  • Le carovane sono troppo frequenti e sempre piene di cibo
  • Pochi bug ma quelli che ci sono fanno crashare il gioco