Facciamo il punto della situazione sull’odissea legata a Star Wars Battlefront 2. Sono quasi tutte notizie positive per noi giocatori: come già saprete, a quanto pare Disney ha preso in mano la questione e costretto Electronic Arts a rimuovere i loot box dal gioco. Il motivo è legato alle lamentele della community, ma anche e soprattutto all’indagine attualmente in corso in Belgio, dove si sta valutando se i loot box possano essere considerati gioco d’azzardo. Disney ovviamente non desidera che la sua immagine venga associata al gioco d’azzardo, sarebbe un colpo troppo duro. Per il momento dunque niente loot box, ma senza dubbio un qualche tipo di micro transazione sarà integrato nuovamente nel prodotto nel prossimo futuro.

Intanto, da Gamesindustry.biz apprendiamo che le azioni di Electronic Arts hanno perso in questi giorni il 2,49%, certamente gli investitori non avranno gradito. Sarebbe bello poter andare a festeggiare, ma c’è poco da stare allegri, considerato che quest’anno il publisher aveva già guadagnato il 42% rispetto al 2016. Lo scorso venerdì l’azienda aveva inoltre rassicurato gli investitori assicurando che rimuovere le micro transazioni da Battlefront 2 non avrebbe impattato in alcun modo sulle previsioni di vendita per il 2018.
Questo significa che evidentemente i nostri amici hanno già in mente nuovi sistemi per saccheggiare i nostri portafogli, le carte di credito della mamma e la pensione d’invalidità della nonna morta 4 anni fa.

Battlefront 2, sono giorni di fuoco

star wars battlefront ii 2L’elemento più interessante è però quel -61% relativo alle vendite sul mercato del Regno Unito rispetto ai risultati del primo Star Wars Battlefront (2015). Una settimana prima del lancio, i coccolosi rappresentanti di Electronic Arts comunicavano le proprie aspettative: Battlefront II avrebbe superato i numeri di Battlefield 1 durante il periodo di lancio.
Battlefield 1 ha venduto più di Battlefront. E Battlefront 2 ha venduto meno di Battlefront. Un minuto di silenzio. Fatto.
Bene, ora consideriamo l’attenuante. Il dato del -61% tiene conto solo delle copie fisiche vendute. Sicuramente il digitale avrà in qualche modo ridotto il gap, ma è un gap meravigliosamente ampio da colmare.

E’ bello che Electronic Arts rassicuri gli investitori sugli introiti legati al 2018, quando è chiaro che Battlefront 2 raggiungerà numeri parecchio al di sotto delle aspettative.
Intanto c’è gente con la sudorazione over 9000 che arriva fino agli studi di Need for Speed Payback e spinge ad effettuare delle modifiche strategiche. Modifiche che ovviamente riguardano il sistema di progressione e il generale bilanciamento del gioco. Perché sapete, su Star Wars qualcuno si era messo a fare i calcoli per scoprire quante ore servissero a sbloccare Darth Veder, magari è il caso di essere previdenti e sistemare anche Need for Speed prima che qualcuno metta mano a una calcolatrice.

Need for Speed Payback se la passa peggio di Battlefront 2 al momento

need for speed payback

Per quello che vedo l’intero sistema dei loot box al momento è visto decisamente male da tanta, tantissima gente. Penso che nessun publisher con un minimo di raziocinio possa pensare di utilizzarli all’interno dei propri prodotti in un momento come questo. E’ possibile che ci siano giochi in sviluppo su cui si stiano studiando dei piani di monetizzazione. E’ ragionevole presumere che con tutta questa pubblicità negativa nessuna azienda vorrà rischiare di venire lapidata sulla pubblica piazza com’è avvenuto ad Electronic Arts. Sarà necessario inventarsi qualche altro modo brillante per farci odiare il mondo dei videogame.
Forza, potete ancora farcela!