E’ la notizia che ha fatto più scalpore in questi giorni. Blizzard ha sospeso il neo-campione della lega Grand Masters di Heartstone per aver osato esprimere la sua opinione in pubblico. Nello specifico, il tale Chung “Blitzchung” Ng Wai si è permesso di sfidare i nostri supremi padroni rossi recitando lo slogan “Liberate Hong Kong, rivoluzione del nostro tempo”. Parole oscene per Winnie the Pooh (citazione necessaria) e compagni, oltre che naturalmente per il colosso cinese Tencent, che ricordiamo detiene quote all’interno di Blizzard e di altre aziende come Epic Games e Ubisoft.

Alla fine Blitzchung se l’è cavata con la sospensione di un anno dagli esports Blizzard e con il ritiro del premio in denaro appena vinto. Non è andata altrettanto bene ai presentatori dell’evento, licenziati in tronco per aver permesso al giocatore di esternare il proprio pensiero. D’altronde si sa, la libertà d’espressione può essere pericolosa e portare al deprecabile fenomeno della tossicità online.

Ma in fondo non c’è nulla di nuovo sotto il sole per Blizzard. Il colosso americano è da tempo succube del mercato cinese, che le impone censure, release su mobile e strategie di sviluppo fallimentari in occidente. Per quanto mi riguarda la compagnia è ufficialmente deceduta dopo l’addio dei suoi pilastri Mike Morhaime e Frank Pearce, oltre che di numerosi sviluppatori storici delusi dal decadimento della compagnia. Hanno venduto l’anima al diavolo, preferendo i milioni di Activision e Tencent al rapporto di fiducia con i giocatori. Non ritengo una sorpresa, quindi, il fatto di trovarmi di fronte notizie del genere.

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Blizzard non tollera l’espressione di pensiero e si scaglia contro il noto giocatore di Heartstone Chung “Blitzchung” Ng Wai.

Cosa mi sorprende è invece la reazione unanime di stampa e pubblico, per una volta concordi nel criticare atteggiamenti censori. Ciò appare piuttosto ridicolo, considerato che negli ultimi tempi Blizzard non ha fatto altro che censurare contenuti e silenziare opinioni divergenti un po’ ovunque. Ricorderete forse le moltitudini di ban e provvedimenti da maestri dell’asilo frustrati su Overwatch, le censure ridicole sulle carte di Hearthstone e su alcuni elementi di World of Warcraft, la sospensione di vari giocatori da tornei ufficiali per dichiarazioni fatte in privato o sui social network, il veto sul gesto dell’ok ritenuto suprematista bianco, le restrizioni sulla chat di Twitch durante gli eventi e così via.

Nessuno ha fiatato in quei casi. Perché a quanto pare va bene comportarsi da stronzi solo 99 volte su 100. Il bello è che i piani alti di Blizzard strizzano di continuo l’occhio ai guerrieri sociali perennemente offesi. Lo fanno con le menate dei personaggi gay in Overwatch, dei privilegi alle donne, del pride day, dell’uguaglianza e così via. Salvo poi obbedire al padron Winnie Tencent (papà di Timmy Tencent) e rimuovere i personaggi di colore da Diablo Immortal in Cina, ignorare il pride day in Corea, permettere a un caster cinese di chiamare ripetutamente Lebron James “Ape” o punire Blitzchung per reato d’opinione.

Nel mondo dei clown la censura va bene in certi casi e non in altri. Buono a sapersi! Così non ci saranno problemi quando Sony censurerà altri giochi giapponesi con la scusa del “for the children”. Potremo continuare a far finta di niente dando la colpa ai nerd segaioli. Continueremo a sbadigliare quando i giornalisti accuseranno l’ennesimo sviluppatore di essere dendrofobo perché nel suo gioco si abbattono gli alberi. Dato il livello di demenza dei guerrieri sociali sta diventando difficile distinguere la realtà dal meme, quindi l’ultima frase potrebbe avere qualche fondo di verità.

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Blizzard, perché noi sappiamo sviluppare videogame seri. Però in questo momento non ci va.

Sta di fatto che non esistono censure giuste e censure sbagliate. Se sei a favore della libertà d’espressione non puoi mettere un “ma” o un “però” dopo. O sei pro o sei contro. E chiunque si opponga alla libertà di espressione merita un governo che gli defeca in testa, esattamente come in Cina. Viviamo in un luogo dove esiste ancora qualche residuo di democrazia ma stiamo facendo di tutto per disfarcene e consegnare il nostro ano nelle mani di chi detiene il potere.

Quando gentaglia come Phil Spencer dichiara di voler limitare la libertà di parola su Xbox per combattere la tossicità, quando Fire Emblem Three Houses rimuove un dialogo controverso o quando Blizzard sospende gente perché supporta i manifestanti a Hong Kong, io ci vedo dietro gli stessi identici pericoli. Limitazioni alla libertà di creatori, consumatori e di individui in generale. Siamo arrivati al punto in cui la gente perde il posto di lavoro per una battuta su Twitter.

E così tantissimi scrittori e sceneggiatori costretti a rimuovere scene o battute potenzialmente offensive. Perché quasi nessuno (escluso un paio di eroi come i creatori di South Park) ha le palle di prendere posizione contro Cina e politicamente corretto. Due veri e propri virus, che stanno rendendo i videogame ancora più squallidi di quanto EA e compagni non li abbiano già resi con le loro porcate di monetizzazioni.

Forse sarebbe il momento di svegliarsi e iniziare a far casino per tutte le censure e non soltanto per quelle che si ritengono importanti. Pensate alla libertà come una torre di Lego. Ogni sopruso e censura che accettiamo nel silenzio è un mattoncino in meno. Ora fate mente locale, informatevi, riflettete e vi accorgerete che a quella torre manca già un bel pezzo. E i videogiochi sono soltanto una piccola parte.