Da qualche giorno circola in rete una voce abbastanza inquietante. No, non parliamo di Bobby Kotick che ha deciso di farsi impiantare una coda demoniaca nel retto per abbinarla alle fantastiche corna caprine che si ritrova, ma di presunte micro transazioni in Cyberpunk 2077. Infatti, durante un incontro con gli investitori, il direttore finanziario di CD Projekt RED ha accennato alla possibilità di inserire acquisti in app all’interno del multiplayer in Cyberpunk. Il discorso è stato registrato e reperirete l’estratto audio con una semplice ricerca su Google.

Il dirigente ha parlato per sommi capi dell’inizio dei lavori sul progetto multiplayer, ritenuto ancora in fase sperimentale. A suo parere è necessario volare basso, sia a causa delle dimensioni ridotte dello staff dedicato, sia per la relativa inesperienza con i giochi online dello studio polacco. Il lancio del progetto dovrebbe essere previsto per l’arrivo sul mercato delle console di nuova generazione, dunque si presume fine 2020.

Il CFO ha poi proseguito dichiarando di voler mantenere il rapporto di fiducia con i giocatori e attuare un piano di monetizzazione intelligente. Ecco, qui sono iniziati a sorgere i primi dubbi. D’altra parte se prima ti vanti di essere pro-consumatore, accusi l’avarizia e l’avidità degli altri publisher, assicuri ad ogni occasione che Cyberpunk 2077 non avrà micro transazioni, e poi te ne esci con “monetizzazione intelligente”, un po’ mentecatto lo sei davvero.

cyberpunk 2077

La componente online di Cyberpunk 2077 avrà micro transazioni di qualche tipo. Si presuppone possano essere solo cosmetiche, ma non ci sono certezze.

La frase ha destato subito scalpore e mandato in modalità Berserk tantissimi fan di CD Prjekt Red. Da loro nessuno si sarebbe aspettato una simile filosofia, neanche alla lontana. Avere delle micro transazioni in un videogame venduto a prezzo pieno è sempre sbagliato e irrispettoso nei confronti degli acquirenti, specialmente se non lo si dichiara fin dal principio. Si veda l’operato dei sempre amabili Activision, EA, Ubisoft e 2K, che riescono a mentire 11 volte su 10, 25 ore al giorno.

Indispettito, ho deciso di spulciare le interviste rilasciate dai dipendenti della casa polacca ai vari eventi settoriali come il PAX, e mi è sorto un dubbio. Quando si parla di multiplayer, lo staff di CDPR specifica già da mesi che si tratterà di un progetto separato da Cyberpunk 2077. In pratica sarà uno spin-off, possibilmente free to play, che non sarà in effetti incluso nel pacchetto da 60€ in arrivo ad aprile.

Quindi, in sostanza, da quello che traspare al momento, Cyberpunk 2077 sarà un gioco esclusivamente single player. Di contro, lo spin-off multigiocatore free to play conterrà con molta probabilità delle micro transazioni cosmetiche. Se così dovesse essere, non avremmo niente in contrario. A patto ovviamente che non ci vendano surprise mechanics né paintjob a 20€ in stile Anthem. Certo, l’ideale sarebbe pagare una volta e basta come nei casi di Monster Hunter World e Splatoon 2. Magari con espansioni contenutistiche a pagamento, però con i tempi che corrono non ci si può certo permettere di fare gli schizzinosi.

cyberpunk nrs

CD Projekt Red rischia di prendere la cattiva strada dei maggiori publisher del settore con le micro transazioni di Cyberpunk 2077.

Pensiamo a  Gwent, altro titolo in stile live service sviluppato da un piccolo studio interno di CDPR. In questo caso le micro transazioni non sono affatto invasive. Anzi, alcuni utenti la definirebbero un’esperienza addirittura troppo generosa verso gli utenti free. Con questo non intendo affatto escludere dall’equazione un cambio di filosofia dei nostri amici slavi. D’altronde tutte le aziende nascono per fatturare, ma mi riservo la facoltà di procedere con cautela e non gridare subito al lupo prima di aver sentito dichiarazioni ufficiali sulla questione.

Sarebbe davvero un brutto mondo se anche CD Projekt Red iniziasse a ragionare come Electronic Arts.