Bungie si è ripresa Destiny, Activision è stata sconfitta, il bene trionfa sempre eccetera. No.
La notizia è grossa ma anche semplice: Bungie e Activision hanno interrotto il contratto decennale siglato nel 2010 che riguardava il franchise di Destiny. Lo sviluppatore si tiene Destiny 2, mantiene il controllo della IP e deciderà in che direzione muoversi. Ad Activision non sappiamo bene come sia andata, ma presumiamo che abbiano ricevuto tanti soldini, perché interrompere in questo modo un contratto da 500 milioni di dollari in genere non è la cosa più semplice del mondo.

I fatti però erano sotto gli occhi di tutti. Il publisher era da tempo scontento della gestione Bungie, e in particolare di Destiny 2. Nello specifico si accusavano introiti troppo bassi provenienti dalle micro transazioni e una scarsa ritenzione dei giocatori sul lungo periodo.

Secondo Jason Schreier, quando la notizia della separazione da Activision ha raggiunto i dipendenti Bungie c’è stata una sorta di standing ovation, con gente che stappava champagne inneggiando alla magnificenza dei propri dei pagani. Detto in due parole, Bungie è contenta di poter gestire da sola il franchise di Destiny. E, senza sorprendere nessuno, anche la maggior parte dei giocatori è dello stesso pensiero. Perché Activision è cattiva. Activision ha distrutto Destiny. E Activision ha fatto inserire le micro transazioni nel gioco.
Giusto?

Non esattamente.

Partiamo da un punto che deve essere chiarissimo: la verità non potremo conoscerla mai. Gli accordi presi tra le due aziende sono segreti, dunque potremo affidarci solo a voci di corridoio che non verranno confermate da nessuno. Ad ogni modo, secondo innumerevoli fonti, la situazione è piuttosto diversa da quanto non si potrebbe credere. Vediamo perché.

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Con I Rinnegati, Destiny 2 ha raggiunto un livello qualitativo eccellente anche in endgame

Prima di tutto è importante capire che la maggior parte delle mancanze di Destiny e Destiny 2 non sono dipese tanto da Activision, quanto piuttosto dalla stessa Bungie. Il publisher ha sicuramente imposto scadenze che possono aver reso le cose più complicate per lo sviluppatore. Detto questo, Bungie ha avuto tempo in abbondanza sia per lo sviluppo del primo che del secondo capitolo, che delle varie espansioni. C’è stata senza ombra di dubbio una cattiva gestione del tempo a disposizione, così come delle risorse umane. Ricordiamo infatti che non parliamo del piccolo studio indie di un paesino in provincia di Fondacazzi, ma di un team rinomato che conta centinaia di dipendenti.

Il primo Destiny è stato lanciato sul mercato praticamente vuoto, dopo promesse allucinanti che non sono state mantenute. Destiny 2 ha dato un colpo di spugna a innumerevoli contenuti che sarebbe stato molto più sensato utilizzare. Questo perché non stiamo parlando del seguito di un gioco canonico, ma di un game “as a service”, ovvero un prodotto pensato per venire aggiornato nel tempo, per ricevere espansioni aggiungano contenuti.
Perché rimuovere le mappe PvP? Non sarebbe stato più sensato aggiornare e continuare ad utilizzare i vecchi raid invece che cancellarli dal mondo di gioco? Sarebbe stata sufficiente qualche meccanica addizionale, qualche modifica estetica, e si sarebbe offerto un contenuto familiare, rinnovato e di nuovo attuale. Le vecchie destinazioni, le risorse, attività come la Forgia dell’Arconte, o come la Corte di Oryx erano basi su cui espandere e migliorare, non elementi da cancellare.

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Destiny rientra nei “games as a service”, dunque non dovrebbe perdere contenuti nel tempo

Naturalmente non ha aiutato il totale cambiamento di rotta durante lo sviluppo di Destiny 2, e anche qui è difficile dire se Activision possa avere avuto delle colpe. Ciò che sappiamo per certo, è che è stata Bungie a decidere per l’inserimento dell’Everversum in Destiny 2, spingendo sulle micro transazioni estetiche che sono state tanto osteggiate dai giocatori. Vi ricordate il movimento sui forum ufficiali del #RemoveEververse? E allo stesso modo, Bungie ha scazzato con le prime due espansioni del secondo capitolo, ripetendo quanto era accaduto con il primo Destiny.

A poco più di un mese dal lancio della quarta espansione, sembra che la lezione non sia stata ancora imparata: lo sviluppatore vende un pacchetto che aggiunge poco e niente in termini di contenuti, con un’impalcatura a base di grinding e time-sink come se non ci fosse un domani. Hanno perfino deciso che fosse opportuno farci fare i chilometri dentro la Torre per andare a parlare con un nuovo NPC. Perché quei 30 secondi in più fanno gameplay, sostanza e divertimento. Secondo loro.

Bungie ha le sue colpe, ragazzi, è inutile nascondersi dietro un dito. Sono sicuramente pieni di gente talentuosa ma, come spesso avviene, questa gente talentuosa non ha alcun potere decisionale. I capoccia della compagnia non hanno le idee particolarmente chiare, abbagliati dalle parole delle loro stesse dichiarazioni, quasi accecati dalla propria irrealistica ambizione.

Activision avrà sicuramente reso le cose più problematiche per l’azienda, senza dubbio avrà chiesto che il franchise puntasse a un vasto range di utenti. Allo stesso tempo ha però finanziato Bungie con un sacco di soldi, ha messo in moto una campagna marketing straordinaria, ha permesso a un progetto così gigantesco di prendere forma.

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L’Armeria Nera è un’altra pessima espansione di Destiny 2

Che il nome fosse Activision, Electronic Arts o Ubisoft poco importa: Bungie aveva bisogno di un colosso del gaming perché Destiny divenisse realtà. Non ha molto senso esultare per la cessazione di un contratto con un’azienda che alla fine è stata comunque fondamentale.

E adesso le cose potranno prendere qualsiasi piega. Bungie potrebbe decidere di continuare con i piani originali e rilasciare sul mercato un Destiny 3. Dovrebbe occuparsi in prima persona della distribuzione, oppure cercare un nuovo partner.
O magari potrebbe continuare a costruire utilizzando come base Destiny 2, in maniera tale da non dover ricominciare da zero in termini di contenuti.

Sono entrambe opzioni possibili, non esistono vincoli, tutto starà al buonsenso della compagnia. Un buonsenso che francamente sembra latitare.

Ricordiamoci che era stata proprio Bungie a dichiarare candidamente che “produrre contenuti è difficile”, cercando di giustificare la qualità di certi DLC. Ora, è possibilissimo che sviluppare contenuti non sia la cosa più facile del mondo, ma se non sei in grado non devi per forza fare lo sviluppatore. Credo che a breve partiranno i concorsi per diventare pompiere. Mio zio ha aperto da poco un cementificio. E so che cercano personale nel reparto formaggini di Carrefour. Le possibilità sono infinite.

Per il momento dunque la cessazione del rapporto con Activision può significare tutto e niente. L’unica speranza è che questi signori si ricordino della propria illustre storia. I raid li sanno fare, i designer ce li hanno, i programmatori anche. Tra Anthem, The Division 2, Fortnite e altre amenità il gaming as a service è un segmento decisamente affollato, non c’è spazio per i mezzi fallimenti.