La censura è una triste realtà nel mondo videoludico di oggi, e scaturisce direttamente dall’intrusione della politica nel medium. Chi la perpetra sono publisher e sviluppatori a cui mancano le palle per reagire difendendo la propria indipendenza intellettuale, oppure semplicemente non gliene frega una mazza. Chi la propone diffondendo il messaggio sono invece guerrieri sociali e NPC, sempre pronti a lamentarsi di qualcosa urlando in caps lock sul social network di turno.

In molti casi tali individui, che ormai hanno infiltrato non solo la stampa settoriale ma anche quella generalista, scatenano un tale polverone online da riuscire effettivamente a censurare giochi o parti di essi. Avevamo parlato di come moltissimi titoli contenenti materiale NSFW (not safe for work) siano ritoccati o addirittura banditi dalle piattaforme di distribuzione, in primis PlayStation.

Tekken, per fortuna, non ne fa ancora parte. Il suo direttore Katsuhiro Harada è infatti una delle voci più ferme e decise nella lotta contro la censura e il politicamente corretto. Più volte ha distrutto verbalmente la fessura anale di guerrieri sociali su Twitter, ad esempio quando ha risposto “rimuovo te” a un utente che chiedeva la rimozione di Lucky Chloe da Tekken 7. Un discepolo di Kamiya, insomma.

Più recentemente ha preso parte a una discussione sul character design con un giocatore. Alla domanda che gli chiedeva se il prossimo personaggio sarebbe stato un guerriero nordico, vichingo brutale e mascolino, Harada ha risposto con i seguenti post.

Katsuhiro Harada tekken

Katsuhiro Harada. Guardate quanto è sexy.

Mi piacerebbe affrontare una simile sfida in termini di design. Tuttavia in questo periodo si tratta di una sfida molto difficile. Il motivo è che ci sono persone che si lamentano di qualsiasi caratteristica di design additandola come stereotipo.

Di questo passo cultura e identità individuale diventeranno omogeneizzate. Chiunque sulla Terra indosserà magliette e jeans. Le magliette saranno vuote, senza scritte o disegni sopra. Se ci fossero potrebbero offendere qualcuno, giusto?

Mi sono sinceramente rotto di cercare a tutti i costi di non offendere nessuno.

Così parlò Katsuhiro Harada. È ovviamente impossibile non condividere i suoi ragionamenti, che in realtà coincidono con quelli della maggior parte degli sviluppatori. La differenza è che lui li esterna ed altri hanno peli sulla lingua per paura di esporsi al fuoco incrociato di stampa e pazzi sul web.

Questi atteggiamenti censori hanno fatto sì che parecchi titoli, in maggioranza giapponesi, abbiano incontrato problemi nello sviluppo. Lo aveva testimoniato il direttore di Senran Kagura in un’intervista, dicendo che le nuove norme di Sony avevano costretto il suo studio a cambiare filosofia e fare scelte obbligate in nome del politicamente corretto.

Abbiamo visto nelle scorse settimane i risultati che tutto ciò ha avuto su Dead or Alive 6, vittima di numerose auto-censure. Il gioco è stato comunque escluso dall’EVO Championship e attaccato dai “giornalisti” finti puritani per il fanservice, pur scontentando il pubblico con scelte sconsiderate tra cui tagli alla sensualità e un bellissimo season pass da 90€. La gioia.

super smash bros ultimate

Nintendo rimuove piume che offendono la sensibilità degli indiani

Ma non si tratta solo di una questione di contenuti sessuali. Ricordate quando Nintendo ha dovuto rimuovere la piuma indiana di Mr. Game & Watch su Smash Ultimate? Oppure quando Ubisoft è stata costretta a modificare un DLC di Assassin’s Creed Odyssey ritenuto anti-gay perché la protagonista rimaneva incinta? I guerrieri sociali campano di queste fesserie e non si accontentano mai. Più gli si cede campo e più ne pretendono.

Arriveremo davvero al punto in cui non ci sarà alcun mordente né nelle storie né nei design dei personaggi. Tutto standardizzato, globalizzato, piatto e studiato apposta per non offendere nessuno. E per colpa di chi? Di gente a cui non importa nulla dei videogiochi e non li supporterebbero a prescindere. Qualcuno lo ha scritto ad Harada, e per fortuna lui ha risposto per le rime.

Sì, alla fine sarò sempre io a decidere cosa farà il mio studio.

Speriamo che serva da esempio all’industria intera.