L’Organizzazione Mondiale per la Sanità lo ha identificato ufficialmente con il nome gaming disorder, letteralmente “disturbi da gaming”. E’ in pratica il riconoscimento ufficiale della malattia legata al gaming, che affligge parecchie persone e che si manifesta con sintomi evidenti. La descrizione è presente nell’ultima versione del Compendio Internazionale delle Malattie, che definisce la sindrome come:

Uno schema comportamentale persistente o ricorrente, dove il giocatore dà ai videogames la priorità rispetto ad altri aspetti della vita, o continua a giocare per lunghi periodi di tempo nonostante questo comporti conseguenze negative.

james rolf angry nerdLo schema comportamentale ha una gravità sufficiente per penalizzare in modo significativo la sfera personale, familiare, sociale, educativa occupazionale e altre ancora. Il comportamento legato al gaming può essere di tipo continuativo o episodico e ricorrente.
Questo genere di schema e le conseguenze correlate sono normalmente evidenti su un periodo di almeno 12 mesi, necessario alla formulazione di una diagnosi. Il tempo richiesto per la diagnosi può essere ridotto se si riscontrano tutte le caratteristiche chiave e se i sintomi sono particolarmente gravi.

I disturbi da gaming rientrano nella categoria delle problematiche mentali, comportamentali e dello sviluppo neurologico.

Ovviamente non si sta parlando di soli videogame, ma di “gioco” in senso più ampio. Esistono molte situazioni, spesso a noi vicine, di persone che vivono vere e proprie dipendenza. Il pensiero va in generale al gioco d’azzardo, mentre per quanto riguarda i videogame sono i MMO (giochi online multiplayer di massa) i prodotti col più alto tasso di dipendenza tra i giocatori. Tra le popolazioni più colpite ci sono la Cina e la Korea del Sud, ma neanche gli Stati Uniti se la passano benissimo.


Auguriamoci che si diffonda un minimo di cultura sull’argomento

Il fatto che l’Organizzazione Mondiale per la Sanità abbia messo nero su bianco lascia sperare che si compiano studi più approfonditi sulla natura di queste problematiche, sostenendo le persone bisognose con le cure e i trattamenti adeguati.
Allo stesso tempo, è bene capire che demonizzare il gaming tanto per far parte del gregge è una risposta da ignoranti. Ci si augura che avendo identificato un problema del genere e volendolo categorizzare non si dia vita per l’ennesima volta ad una caccia alle streghe. Sarebbe a dir poco controproducente.

Nessuno mette in dubbio che le dipendenze, di qualunque tipo esse siano, abbiano conseguenze disastrose sulle vite delle persone. Tante volte però non ci si domanda se la persona abbia un problema perché gioca o giochi perché ha un problema. Tante volte si tratta di un Ouroboros, una sorta di concausa che si crea strada facendo, un serpente che si morde la coda.
Il gioco è per moltissime persone evasione da una quotidianità insopportabile, una maniera per trovare sollievo. Chiediamoci per quale motivo un ragazzo si riduca a giocare 18 ore al giorno, prima di incolpare il gioco di essere il diavolo in terra.

Nessuno diventa dipendente da qualcosa senza motivo. Si prova a riempire un vuoto, si cerca di evitare qualcosa, ci si difende come si può da realtà che non siamo capaci di affrontare. Da lì si rischia ovviamente di cadere in una spirale da cui uscire diviene sempre più difficile, ma è giusto capire quali siano le cause reali di un problema. Evitiamo di limitarci a curare i sintomi, c’è gente che ha bisogno di un aiuto più profondo.