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Dragon Quest XI: Echi di un’Era Perduta – Recensione

Tra le serie di videogiochi che negli anni hanno saputo mantenere più o meno intatta la propria identità una menzione d’onore la merita sicuramente Dragon Quest. Con ben 32 anni di storia, il JRPG di Square Enix in collaborazione con Akira Toriyama può essere definito a tutti gli effetti una pietra miliare dell’industria. Ancora oggi riesce ad appassionare milioni di giocatori in giro per il mondo utilizzando una formula semplice ma consolidata. L’undicesimo capitolo della saga, denominato Dragon Quest XI: Echi di un’Era Perduta, arriva in occidente a distanza di un anno dall’uscita in Giappone. Non mancano miglioramenti e feature aggiuntive come il doppiaggio in inglese, ma non è per forza una fortuna. Andiamo ad approfondire l’ultima fatica di Yuji Horii e colleghi nella nostra recensione.

Dragon Quest XI 11 recensioneDragon Quest XI – Recensione

Data di uscita: 28/08/2018
Versione recensita: PS4
Disponibile su: PS4
Lingua: Inglese
Prezzo di lancio: €59.99
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La storia di Dragon Quest XI si incentra sulle vicende di un ragazzo dalle nobili origini, nato con dei poteri speciali e rimasto orfano già da piccolo. Il suo destino sembra essere quello di distruggere il male agendo come una sorta di spada divina sul mondo di Erdrea. Non a caso viene da subito definito il Luminare, protettore dell’albero sacro Yggdrasil e discendente di un eroe leggendario che secoli prima sconfisse il signore delle tenebre. Tutte queste onorificenze vengono tuttavia scartate non appena il giovane abbandona il villaggio in cui è stato cresciuto.

L’udienza al palazzo di Heliodor finisce nel peggiore dei modi, con il re che lo accusa di essere una reincarnazione del male, in pratica un impostore. Da lì in poi le cose per il nostro protagonista diventeranno sempre più difficili. Costretto a darsi alla fuga, dovrà percorrere ogni angolo del mondo per nascondersi dalle truppe del sovrano ostile e nel frattempo cercare di far luce sulla propria natura. Durante il viaggio incontrerà un’infinità di volti, amici e nemici, insieme alle pericolose creature che popolano le lande di Erdrea. Se siete fan della serie, queste premesse dovrebbero risultarvi abbastanza familiari.

L’avventura si divide sostanzialmente in tre sezioni, due appartenenti alla trama principale e una al post game. Nella prima, una sorta di introduzione, si esplora e si prende confidenza con il mondo di gioco. Nella seconda si assiste a un particolare evento che modificherà notevolmente la routine aggiungendo delle meccaniche di gameplay avanzate. Nell’ultima, sbloccata dopo i titoli di coda, sarà possibile continuare la campagna per l’accesso al vero finale, facoltativo ma consigliatissimo, che permette di sfidare nemici inediti e svela i misteri sulle origini dei Luminari.

Dragon Quest XI – Video recensione

Il nostro giudizio sul comparto narrativo è tiepido. Dragon Quest XI, composto da circa 60 ore di dialoghi, combattimenti e cutscene, suscita forti sensazioni di già visto. L’intreccio raccoglie praticamente tutti i cliché dei giochi di ruolo giapponesi visti finora, ancor più dei predecessori. Non parliamo ovviamente solo del background del protagonista, trovatello muto predestinato a scacciare le tenebre, ma di un po’ tutto lo script. Personaggi, dialoghi, ambientazioni, eventi: nulla sembra particolarmente ispirato.

Ciò non significa affatto che sia un titolo mediocre, anzi diciamo che ha i suoi momenti di gloria. Ci sono scene dall’impatto emotivo notevole, specialmente quando si affrontano argomenti come morte e affetti familiari. Non mancano nemmeno i classici siparietti comici che sanno strappare qualche risata. Alla fine della fiera qualcosa vi rimarrà dentro, in un modo o nell’altro. Dopo le interessanti e ben sviluppate parentesi di ottavo e nono capitolo ci saremmo però aspettati qualcosa di più dalla narrativa, anche in termini di missioni secondarie che avrebbero potuto essere studiate meglio per non scadere nel banale e ripetitivo.

Se non altro la struttura è rimasta ancorata alla ruolistica e non si è piegata come Final Fantasy al trend degli action. Il sistema di combattimento a turni statici, seppur basilare, soddisfa ancora oggi. In battaglia ci viene data la possibilità di scegliere tra attacco fisico, magie e abilità che consumano il mana. Tornano come al solito anche la posa difensiva per ridurre i danni, l’utilizzo di oggetti e l’opzione fuga. Ottima l’introduzione dei poteri pimpanti, grazie ai quali si possono scatenare attacchi cattivissimi in combinazione con il gruppo al raggiungimento dello status detto, appunto, “pimpante”.

Dragon Quest XI 11 recensione

Dragon Quest XI vanta una grafica di tutto rispetto

Dicevamo che si tratta di un sistema tutto sommato semplice ma divertente. Affrontare le battaglie è sempre un piacere e persino il grinding (specialmente se preso nel modo giusto, ved. slime metallici) non annoia più di tanto. Saremo spinti a livellare di continuo nonché a provare abbinamenti alternativi di party e strategie per superare gli ostacoli. In tal senso Dragon Quest XI non smentisce i predecessori e si conferma fonte di dipendenza.

Convincono anche la gestione degli equipaggiamenti e la progressione. È concesso dotare i personaggi di 6 pezzi tra armi, armature e accessori che aumentano le relative statistiche. Alcuni rari set di armature fungono da costumi e modificano l’aspetto dei possessori conferendogli inoltre dei bonus esclusivi. Potremo sia acquistarli che forgiarli attraverso un simpatico mini-gioco agli accampamenti (in pratica dei checkpoint sparsi tra una zona e l’altra), a patto di avere la ricetta e i materiali necessari. Per quanto riguarda invece la progressione viene introdotto un albero delle abilità all’interno del quale sbloccare i potenziamenti spendendo dei punti ottenuti livellando. Niente di particolarmente innovativo in ambito JRPG, ma senza dubbio molto funzionale.

Ci sono comunque delle scelte di design che non abbiamo particolarmente apprezzato. Una riguarda l’eliminazione delle battaglie casuali in favore della rappresentazione visuale dei nemici sulla mappa. Se da un lato ciò rende meno tedioso il cammino nelle zone già visitate, dall’altro trasforma i dungeon in vere e proprie passeggiate. Si può letteralmente entrare e correre dal boss in pochi minuti. E non aiuta il fatto che la struttura stessa dei dungeon sia addirittura più lineare e semplificata rispetto al passato. Giusto per capirci, in termini di difficoltà siamo ben al di sotto di quanto visto in Dragon Quest IX.

Dragon Quest XI 11 recensione

Lo stile di Akira Toriyama è sempre riconoscibilissimo

Altro elemento non andatoci giù è la potenzialità non sfruttata in termini di esplorazione. Le aree sono grandi, ok, ma piene di spazio sprecato. Le lande sconfinate di Erdrea, divise in zone minori, si presentano vuote e prive di dettagli. Ci sono giusto i nemici, qualche abitazione sporadica, alberi e materiali per il crafting posizionati negli angoli. L’interazione con corde, sporgenze, dislivelli e gli altri pochi punti d’interesse non avviene poi in tempo reale ma bisogna attendere la fine dell’apposita animazione. In un simile contesto l’introduzione del salto non ha un senso logico, visto che non possiamo usarlo neanche per coprire mezzo centimetro di distanza dal basso all’alto. Per lo meno di tanto in tanto avremo la possibilità di cavalcare i mostri sconfitti in determinate zone e utilizzarli come in Super Mario Odyssey, ad esempio per distruggere rocce o planare.

Questi difetti non compromettono il lodevole comparto tecnico, mosso da Unreal Engine 4. Il passo in avanti rispetto al decimo capitolo è abissale e lo si nota subito. I colori vibranti, le animazioni egregie, il buon sistema d’illuminazione e la bellezza (attenzione: non l’originalità) di certi paesaggi rende Dragon Quest XI il migliore della serie per quanto riguarda l’aspetto grafico. Lo stile e il character design di Toriyama ne escono senz’altro grandemente valorizzati e l’occhio gode. Noi lo abbiamo recensito su PS4 e ignorando il limite ridicolo di 30 frame al secondo dal punto di vista tecnico non c’è nulla da ridire.

Anteprima Prodotto Prezzo
Dragon Quest XI - PlayStation 4 Dragon Quest XI - PlayStation 4 18,50 EUR

Peccato non poter dire lo stesso del comparto sonoro, bocciato in pieno a causa di scelte disastrose. Dato che la versione giapponese ne era sprovvista, in quella occidentale è stato aggiunto il doppiaggio. Un doppiaggio in inglese talmente brutto che nel nostro caso dopo svariate ore il volume delle voci è passato da 10 a 0. Paradossalmente si gioca meglio muto, come nella release nipponica e nei vecchi Dragon Quest. Da dimenticare anche la colonna sonora, composta da motivi riciclati, ripetitivi al massimo e mai calzanti durante le cutscene. Un vero peccato, considerando quanto ci fosse piaciuta la OST dell’ottavo capitolo.

Consigliato


Sebbene non sia un titolo eccezionale, Dragon Quest XI riesce lo stesso nell’impresa di riportare alla ribalta mondiale i JRPG. La formula è quella vincente, non si discute. D’altronde se vive dal 1986 un motivo ci sarà pure. E Square Enix lo sa bene. L’azienda giapponese sembra però aver deciso di aprire la serie al più ampio pubblico possibile e lo si nota da alcune scelte di design in odio a fan e veterani del genere ma che di sicuro aiuteranno le vendite nell’immediato. Detto ciò, non possiamo ancora sapere se questa sia o meno la scelta giusta in prospettiva futura. Per adesso ci limitiamo a dirvi che, pur semplificato e reso molto più accessibile rispetto ai predecessori, Dragon Quest XI rimane un ottimo capitolo della serie. Non il migliore né il più complesso e originale ma comunque di alta qualità. E, considerando l’aria che tira, ce lo facciamo bastare.

Pregi Difetti
  • L’anima di Dragon Quest è ancora vivissima
  • Vi terrà impegnati per parecchio tempo
  • Visivamente molto apprezzabile
  • Gameplay come al solito drogante
  • Carine alcune novità alla formula
  • Originalità cercasi
  • Sonoro da dimenticare
  • Esplorazione piuttosto debole
  • Alcune semplificazioni non ci sono piaciute

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