Oggi rispolveriamo uno dei grandi classici del passato con Full Throttle Remastered, versione aggiornata della celebre avventura grafica di Lucas Arts, sotto l’attenta direzione del celebre Tim Schafer.
E’ un gioco con cui ho passato tante ore da ragazzino, a dispetto della non indifferente difficoltà.
A distanza di anni mi rendo conto che, considerati Day of the Tentacle e Grim Fandango, Full Throttle è stato il videogame meno entusiasmante nella triade originale di Schafer. Naturalmente più per i meriti degli altri prodotti che non per i suoi demeriti.
Double Fine è stata così gentile da mandarci una copia review per PlayStation 4. Con mia sorpresa ricordavo ancora buona parte degli enigmi!

Full Throttle Remastered

Ben è il protagonista di Full Throttle Remastered, un motociclista durissimo e decisamente incazzato. Il gioco è ambientato in una sorta di futuro post apocalittico, con tanta desolazione e uno stile vagamente steampunk. Per muoversi la gente utilizza ormai gli hovercraft, ma fortunatamente c’è chi non rinuncia all’asfalto. La storia entrerà nel vivo quando Ben e gli altri motociclisti verranno incastrati e incolpati di un crimine mai commesso. Da lì sarà tutta in salita e, macinando chilometri attraverso numerosi puzzle, il nostro Ben dovrà cercare di ripulire il proprio nome e salvare il club.
E’ una storia piuttosto banale, breve, priva di intrecci particolari. Gli stessi personaggi non hanno moltissimo da offrire, solo i due protagonisti sono caratterizzati bene, mentre fra gli NPC se ne salvano giusto un paio.

Sarà chiaro molto presto che si tratta di un gioco diverso rispetto agli altri titoli di Schafer e Gilbert. La differenza principale sta nella quasi totale assenza di ironia, tratto distintivo di quasi tutte le avventure Lucas.
Ben è un tipo duro, temprato dalla strada. Di tanto in tanto potrà fare qualche osservazione divertente, ma in genere Full Throttle Remastered è un gioco serio. A mio avviso questo elemento è ciò che impedisce al gioco di raggiungere le vette di Day of the Tentacle e Grim Fandango. Anche qui avremo a volte delle situazioni assurde, ma queste sono sporadiche, centellinate nell’avventura. Il feeling generale è molto diverso.

La qualità degli enigmi è buona nella maggior parte dei casi. Così come ai tempi della release originale ci sono però alcuni problemi causati proprio dal design.
Partiamo col dire che in più aree non sarà chiaro quanta possibilità di movimento avremo. Questo avviene in particolare nelle località più ampie, dove possibili uscite e vie alternative non sono messe in evidenza in alcun modo. Se siete al vostro primo playthrough è possibile che non vi accorgerete di poter raggiungere determinati posti, proprio perché la mappa non fa un buon lavoro. Muovere il puntatore in giro per l’intero scenario è una buona abitudine.
Altro elemento importante è il fattore tempo. Full Throttle Remastered non offre solo i classici puzzle da avventura grafica canonica, ma ne presenta anche alcuni basati sul tempismo. Poco dopo la metà del gioco c’è un’intera sezione dedicata a pestaggi a bordo della moto, una sezione che ho detestato anni addietro, quando davo la colpa al mouse. Una volta compreso che non si tratta di un problema di abilità ma di un semplice enigma da risolvere con la “logica” le cose si faranno più tollerabili. Più avanti dovremo poi risolvere dei puzzle entro un tempo limite. Sarà possibile morire, ma non ci sarà alcuna particolare penalizzazione.

full throttle remastered

L’originale Full Throttle aveva retto molto bene al passare degli anni, un po’ come Day of the Tentacle. Questa edizione rimasterizzata aggiorna ovviamente il comparto visivo, aggiungendo un graditissimo supporto per i 16:9.
Sarà possibile cambiare grafica dall’originale a quella moderna alla semplice pressione di un tasto e in qualsiasi momento. La trasposizione verso l’alta definizione è stata fruttuosa, in generale ben realizzata. Gli sviluppatori hanno fatto in particolare un buon lavoro espandendo la palette cromatica, ma restando comunque fedeli alle tonalità degli anni ’90. Ottimo come ci aspettavamo il character design.
Ad accompagnare la nuova veste grafica abbiamo anche un’interfaccia ritoccata. Adesso sarà possibile evidenziare con un tasto tutti gli oggetti dello scenario con cui potremo interagire. E’ una feature utile per i meno navigati con questo genere di prodotti, ma c’è purtroppo qualche bug. Alcuni scenari sembrano infatti non supportare tale funzione.
E’ stato anche implementato il pieno supporto per i gamepad, senza dubbio meno comodi di un mouse ma efficaci.
Eccellente è poi il lavoro di restauro che ha interessato doppiaggi e colonna sonora. Le voci sono ancora straordinarie, in particolare quelle di Ben e Maureen. La timbrica di Ben è avvolgente, molto “maschia” se mi fate passare il termine, l’interpretazione è ottima.
Con Full Throttle Remastered la colonna sonora ha finalmente la possibilità di risplendere. Noteremo una differenza abissale passando dalla versione originale a quella rimasterizzata, adesso possiamo finalmente sentire la batteria, la chitarra elettrica così come era stata intesa. C’è in alcuni pezzi una vena metal che per forza di cose non era possibile rintracciare nell’originale. Un ottimo lavoro.

In sintesi

Full Throttle Remastered è consigliato a chi sia alla ricerca di una buona avventura grafica e a chi apprezzi i giochi di Tim Schafer. Per quanto sia un classico del genere, rimane a mio parere il suo lavoro meno riuscito, almeno nella triade prodotta per Lucas. Sarà la mancanza di comicità, sarà quella sezione dei pestaggi che mi ha traumatizzato da piccolo, sarà la mancanza di immediatezza nell’identificare i luoghi in cui è possibile recarsi. Sono dei difetti non trascendentali, ma importanti quando il nome dell’autore è uno dei più importanti dell’industria.
Al di là di tutto, Full Throttle Remastered è un’avventura grafica più che valida. I puzzle sono progettati bene, tra macchine radiocomandate e coniglietti da mandare al macello.
L’opera di rifacimento è molto gradita, in particolare per quanto riguarda il comparto sonoro del gioco. I doppiaggi eccellenti si accompagnano a musiche che finalmente rendono giustizia alla visione originale di Schafer, con quel pizzico di metal che in un contesto del genere sicuramente non guasta.
Spazio allora a un po’ di cultura videoludica e alle nuove generazioni, finalmente in grado di godersi questo classico restaurato.