Ok, niente ironia stavolta. I regressisti di ResetEra (meglio conosciuto come RetardEra) sono riusciti a convincere il team di localizzazione di Atlus a censurare un altro titolo. Sì, perché dopo Tokyo Mirage Sessions #FE Encore e Catherine Fullbody, anche Persona 5 Royal è caduto vittima della censura politicamente corretta dei nuovi nazisti color arcobaleno.

La notizia giunge direttamente da un’intervista di Gamespot al project manager Yu Namba. Questo signore ha lavorato con il team di localizzazione di Persona 5 Royal e modificato le battute di due personaggi ritenuti “problematici” e “omofobici“. Di seguito alcuni stralci della conversazione.

“In Persona 5 c’erano due personaggi gay che insediavano Ryuji durante alcune scene non rilevanti in termini di narrativa. Questi due venivano raffigurati come ‘predatori’ e, vista la risposta molto forte della community i loro dialoghi sono stati modificati.

In qualità di manager della localizzazione, non posso fare molto per alterare anche la versione originale del gioco (parla di quella giapponese, rimasta esente da censura). Durante i lavori il nostro team si è sentito un po’ a disagio e abbiamo fatto il possibile per riparare, sebbene soltanto in fase di localizzazione.

Da parte nostra c’è stato un grande sforzo per convincere sia il reparto di produzione sia il marketing a modificare contenuti già presenti in Persona 5, soprattutto considerando le possibili reazioni del pubblico e il parere dei vertici della compagnia.

Non ritengo fosse un cambiamento così radicale ma penso sia sufficiente per tutti coloro che si sono sentiti offesi o infastiditi dalla scena in Persona 5. In Royal abbiamo reso il tutto in modo che i due personaggi non sembrino dei predatori interessati ad adolescenti ma semplicemente mostrino entusiasmo in ciò che fanno.”

persona 5

Quindi avere un personaggio gay che flirta con un ragazzo è improvvisamente sinonimo di omofobia. Bene, sono lieto di averlo imparato. E quindi se un etero fa la stessa cosa si parla di eterofobia? Vorrei sapere come funziona questo meccanismo. Tra l’altro non mi sembra che qualcuno si sia lamentato della scena nella versione originale uscita diversi anni fa. Probabilmente non era ancora nato il movimento per la difesa dei diritti dei pixel.

Perché se da un lato abbiamo il PETA che difende i diritti degli animali virtuali deve anche esserci qualcuno che difenda i diritti dei gay virtuali, no? Da buoni attivisti mancati è necessario correggere questi malvagi giapponesi retrogradi con la camicia nera che si permettono di creare siparietti e gag con gli omosessuali come protagonisti. Sticazzi se per il 95% si fa satira contro i cosiddetti patriarchi, uomini privilegiati, ricchi ed etero. Su quelli è permesso dire qualsiasi cosa senza preoccuparsi di essere razzisti o sessisti al contrario. Evviva la parità.

Ma c’è dell’altro. Da un’intervista con Ari Advincula, communication manager di Atlus, apprendiamo che quella potrebbe non essere l’unica scena di Persona 5 Royal soggetta a censura. A quanto pare all’interno dell’azienda c’è una sorta di dipartimento etico stile Square Enix, ovvero quelli che hanno censurato le tette di Tifa e Shiva nel remake di FFVII. In sostanza questi signori decidono se e cosa censurare. Cambiano totalmente il senso dei dialoghi originali in base alla loro agenda politica e a un paio di lamentele su RetardEra e Twitter.

Lamentele che, peraltro, giungono dai soliti guerrieri sociali per niente interessati ai giochi in quanto tali ma dediti a strillare sul web 24/7 per l’una o l’altra “offesa” rivolta a donne, gay, trans e persone di colore all’interno dei media d’intrattenimento. Sì, insomma, non gli frega nient’altro che di fare bella figura online e beccarsi like e retweet per reprimere frustrazione, sensi di colpa e dimenticarsi degli scheletri nell’armadio.

persona 5

Del resto, nonostante la censura nella versione occidentale, le teste verdi falsamente infuriate continuano a sostenere che non compreranno Persona 5 Royal perché la versione giapponese è rimasta intatta. Immaginate di minacciare un boicottaggio a causa della mancanza di censura. No, seriamente. Protestare perché si pretende la censura. Ci vuole davvero un cervello da chioccia covante colpita dalla SARS. Libertà di espressione? No grazie, pretendo il trattamento Xi Jin Ping. Davvero un ottimo risultato per Atlus, non c’è che dire. Si vede che strizzare l’occhio ai guerrieri sociali funziona eccome.

Ora, il problema qui non sta tanto nella modifica di una o più righe di testo all’interno di Persona 5 Royal. Capisco il giapponese, non leggo i sottotitoli e via. La gravità della situazione consiste nel fatto che Atlus (e non solo lei) ha dato ai localizzatori il via libera alla censura sulla base di preferenze politiche personali, per proteggere un pubblico che non esiste e personaggi virtuali da offese a dir poco opinabili.

E non è l’unica. Snack World ha recentemente subito delle censure nella sua versione occidentale. Figuratevi che il team di localizzazione ha addirittura inserito una citazione satirica a un famoso commento di Trump, giusto perché la classe non è acqua. Lo stesso dicasi per Mirage Sessions, un gioco che parla di idol dove i costumi delle suddette idol sono censurati con Microsoft Paint per coprire la pelle in eccesso stile epoca Vittoriana.

Tutto ciò è ridicolo e paradossale nel 2020, in una società che si professa democratica e progressista. Se fai il cazzo di localizzatore, dico io, limitati per cortesia a fare il cazzo di localizzatore. Non rompermi i cabbasisi con i tuoi adattamenti a fantasia che compromettono la visione originale degli sviluppatori. Mi spingi solo a cancellare il preordine di una fottuta collector’s edition che aspettavo da mesi. Chi assume questi pupazzi di carne, e a che pro?

persona 5

Se un cliente mi commissiona un sito web contenente articoli di blog a tema Me Too io non discuto e li scrivo come da direttive. Il mio odio viscerale per l’argomento non ha nessuna importanza. Non è che in mezzo agli articoli piazzo dei mega-rant sulle accuse false del movimento. Nè menziono la totale assenza di onestà intellettuale che lo pervade giusto perché lo ritengo “moralmente giusto”. No, lavoro e basta.

Quello che vorrei dire ai localizzatori di tutto il mondo è: fatevi i cazzacci vostri e limitatevi a tradurre. Non avete il diritto di apporre censure da regime comunista in modo totalmente arbitrario. E non venitemi a dire che due ciccione con i capelli viola che si lamentano su Twitter sono ‘forti reazioni da parte della community’. Sappiate differenziare tra realtà e finzione.

Anziché censurare tette virtuali e proteggere gay composti da pixel dedicatevi al volontariato, donate alle associazioni che queste minoranze le aiutano sul serio e smettete di scassare i coglioni a chi vuole soltanto svagarsi con un dannatissimo videogioco. Altrimenti, come diversi publisher hanno già potuto constatare, portafogli chiusi e dito medio alzato. In altre parole Get Woke, Go Broke.