Era già nell’aria da diversi mesi ma finalmente è successo: PUBG Corp. ha citato in giudizio Epic Games. La faida risale all’anno scorso, quando Brendan Greene e Chang Han Kim avevano accusato di plagio l’azienda americana definendo Fortnite una copia carbone di PlayerUnknown’s Battlegrounds. In quel frangente PUBG si trovava ancora sul trono dei Battle Royale e di Twitch, con peraltro un ampio vantaggio rispetto agli inseguitori. Da allora la situazione è cambiata radicalmente, e Bluehole deve essersi incazzata non poco ultimamente, sia perché sono arrivati nuovi contendenti, sia perché Fortnite sta mangiando vivo PUBG sia in termini di giocatori che di spettatori su Twitch e affini.

Il risultato è un procedimento legale per violazione di copyright contro Epic Games Corea, con l’obiettivo di stabilire che Fortnite sia quindi un esempio di plagio. Vergogna Epic! Non sembra un caso, comunque, che la vertenza arrivi proprio in prossimità del rilascio di una versione speciale di Fortnite in Asia, a seguito di una partnership siglata a Gennaio con Neowiz Games. Che sia un tentativo di interferenza nei piani di marketing dell’azienda? Probabile e sensato, ma allo stesso tempo stupido e deleterio.

Bluehole, infatti, a parte l’ovvia perdita di reputazione e di risorse economiche in spese processuali, rischia con molta probabilità di perdere anche la causa.
Ricordo quella di Silicon Knights contro la stessa Epic. Alla fine lo studio canadese ebbe la peggio e fu non soltanto costretto a rimuovere Too Human da qualsiasi store ma anche a pagare 4,5 milioni di dollari di multa. Non credo sia il caso di prendere sotto gamba l’influenza di Epic, specialmente ora che gode del supporto di Tencent.
A mio avviso PUBG rischia davvero grosso, se non altro perché le accuse non reggono.

pubg playerunknown's battlegrounds

PUBG contro tutti

Non dimentichiamo poi che tali vicende lasciano strascichi sgradevoli a livello di opinione pubblica. Greene, Kim e gli altri godono di una pessima reputazione tra i giocatori, direi anche giustamente. Se ricordate bene qualche settimana fa lo sviluppatore coreano si era premurato di intentare causa contro gli autori di alcuni giochi Battle Royale per mobile, con l’accusa di violazione di copyright aggravata dall’utilizzo non autorizzato delle celebri e indimenticabili padelle. È evidente che il successo gli abbia dato alla testa e non ci sia modo, a questo punto, di vederli rinsavire.

Chissà cosa pensa di tutto ciò l’unico uomo realmente plagiato da 20 anni a questa parte, Koushun Takami. Lui sì che avrebbe il diritto di denunciare a destra e a manca, avendo di fatto ideato il concetto di Battle Royale così come lo conosciamo oggi. Cosa avrebbe inventato PUBG, di preciso? Pensate che su StarCraft 2 le mappe basate sul last man standing esistevano prima del 2000. Ma si tratta in fondo di argomenti triti e ritriti. Il nocciolo della questione è che le aziende come Bluehole non meritano nulla, neanche un centesimo. E sono sicuro che anche il grande Totalbiscuit, pace all’anima sua, l’avrebbe pensata allo stesso modo.