Come vi sentireste se il vostro vicino di casa che ascolta Nino Fiorello a volume discoteca ogni mattina si lamentasse con l’amministratore di condominio perché il vostro cane abbaia di tanto in tanto? Forse un po’ sorpresi, con i pugni nelle mani, semplicemente divertiti, o magari tutte e tre le sensazioni insieme. Ecco, lo stesso mix di effetti lo hanno avuto su di noi le ultime dichiarazioni del nostro beniamino e boss di Epic Games Tim Sweeney, in arte Timoteo Maiali.

Durante un intervento al DICE Summit 2020 a Las Vegas, Timoteo si è lanciato in una memorabile tirata sul mondo del gaming, toccando argomenti come loot box, politica e diritti dei giocatori. Senza peli sulla lingua, il simpatico roditore occhialuto con le sembianze di Papà Castoro ha arringato la folla con discorsi profetici, illuminanti e più rivoluzionari di quelli pronunciati da Che Guevara e Malcom X.

“Dovremmo tutti essere in grado di rendere intercambiabili piattaforme, motori grafici e servizi online senza restrizioni”, ha affermato il Maiali, “portando l’industria a un livello in cui chiunque possa competere alla pari. L’idea che i publisher debbano ‘possedere’ i consumatori… è soltanto deleteria e si oppone proprio alla filosofia di base di Fortnite.”

tim sweeney fortnite

Frasi sacrosante, specie se pronunciate da chi acquista studi di sviluppo imponendogli di tagliare il supporto a Linux, spendendo miliardi in esclusive affinché esistano soltanto sul proprio negozio. Negozio che, tra le altre cose, fa di tutto per accaparrarsi il monopolio chiudendo fuori publisher e sviluppatori che rifiutano di pubblicarci in esclusiva. Senza dimenticare il costo di Unreal Engine, di certo non irrisorio e teoricamente eliminabile da chi dice di volere motori grafici intercambiabili. Ma andiamo avanti.

“Compagnie come Google e Facebook hanno adottato modelli economici fortemente anti-consumatore, causando danni alla privacy e alla libertà degli utenti e parecchi danni collaterali ad altre aziende, tra cui Epic.” Lamentandosi dei margini di profitto dei negozi digitali, ritenuti eccessivi, Timoteo ha poi inveito contro Android, definita una piattaforma falsamente aperta, e Apple, ritenuta avida nel pretendere il 30% dei guadagni sulla pubblicazione di contenuti sul suo store.

Anche qui giù il cappello, visto il gran coraggio e l’onestà intellettuale dimostrati dal nostro eroe. Perché non è stato affatto l’Epic Store a violare la privacy degli utenti in diverse occasioni, pretendere dati anagrafici reali per la creazione di un account o avere un servizio clienti che funziona una volta sì e dieci no, specie quando gli si pongono domande specifiche sui loro termini di servizio.

Interrogato sull’argomento loot box, Timoteo ha poi espresso il suo disappunto nei confronti di surprise mechanics ed elementi pay to win. In uno scatto d’impeto ha addirittura chiesto agli sviluppatori presenti in sala: “Cosa vogliamo diventare da grandi? Un’industria in stile casinò di Las Vegas o rispettabili creatori di intrattenimento di cui gli utenti possano fidarsi?”

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Applausi. Anche perché ricordiamo che Fortnite non ha assolutamente le loot box. Cioè sì, in realtà le ha eccome ma fa niente, l’importante è il principio. Lanciare un messaggio, ecco quello che conta. Non possiamo permetterci di mandare avanti un’industria che accantona i giochi single player e si basa sui live service guadagnando miliardi all’anno soltanto di microtransazioni. Tutto ciò è assolutamente contrario alla filosofia di Fortnite e di Epic Games in generale. Tant’è che hanno pure cancellato Unreal Tournament 4 per dedicarsi alla Battle Royale, quindi pensate un po’ che dedizione.

“Dobbiamo rispettare i giocatori, i loro diritti e la loro libertà”, conclude Timoteo, “per questo è necessario impegnarsi al massimo e lottare per la difesa di tali principi”.

Proprio come fa Tencent insomma, che di certo non ha le mani in pasta ovunque e gode di finanziamenti statali dal governo Winnie the Pooh, campione indiscusso quando si parla di libertà, diritti e trasparenza. E vogliamo ricordare quei bellissimi momenti in cui il paladino Maiali prendeva le parti dei giocatori nel caso Ooblets, i cui sviluppatori insultavano apertamente persino chi li avrebbe finanziati su Kickstarter?

E niente, sono solo dettagli. D’altronde predicare bene e razzolare male al giorno d’oggi è divenuto la normalità, ci abbiamo fatto in callo in lungo e in largo. Però sapete, tutto questo parlare di Timoteo mi ha fatto venir voglia di avere un peluche con le sue fattezze per tenerlo con me e addormentarmi abbracciandolo. Sei tutti noi, Tim. Continua a farci sognare.