Scegliere una TV o un monitor da gaming non è semplice: tra pannelli IPS, VA e OLED, HDR, refresh rate e sigle in scheda tecnica, è facile confondersi. Questa guida spiega in modo chiaro come leggere le specifiche di TV e monitor e quali parametri contano davvero: contrasto e neri, angoli di visione, tempi di risposta, luminosità e gestione dell’HDR.
Aggiorniamo regolarmente le nostre guide, mentre qui l’obiettivo è dare basi pratiche per scegliere in autonomia. Molti numeri dichiarati dai produttori (contrasto “dinamico”, picchi HDR, tempi di risposta) non sono confrontabili in modo diretto tra modelli: capire cosa significano evita acquisti sbagliati e aiuta a trovare il prodotto giusto per uso reale, dal gaming competitivo alla visione serale di film e serie TV.
Indice
TV e Monitor – I pannelli
Oggi le tecnologie utilizzate per i pannelli di TV e monitor si sono evolute, ma le macro-categorie restano due: LCD e OLED. A queste si affiancano però numerose varianti e soluzioni ibride che incidono profondamente su qualità dell’immagine, prestazioni in gaming e resa HDR.
Un pannello non è mai “buono” o “cattivo” in senso assoluto: ogni tecnologia presenta vantaggi e compromessi legati a contrasto, luminosità, angoli di visione, tempi di risposta e uniformità. Comprendere queste differenze è fondamentale per scegliere correttamente in base all’uso reale, che si tratti di gaming competitivo, visione di film o utilizzo misto.
LCD
I pannelli LCD sono ancora oggi i più diffusi nel mercato di TV e monitor. Questa tecnologia ha sostituito i vecchi CRT grazie a costi di produzione inferiori e a una grande versatilità.
Un pannello LCD utilizza cristalli liquidi che modulano la luce proveniente da una retroilluminazione posta alle spalle del display. Nel corso degli anni gli LCD sono stati migliorati e declinati in diverse varianti, ciascuna con caratteristiche specifiche. A seconda del tipo di pannello LCD, è possibile privilegiare tempi di risposta, angoli di visione, contrasto o fedeltà cromatica, rendendo alcune soluzioni più adatte al gaming competitivo e altre più indicate per contenuti multimediali.
LCD TN
I pannelli TN (Twisted Nematic) sono stati per anni un riferimento nel gaming competitivo grazie a tempi di risposta estremamente ridotti e latenze minime. Il principale limite resta quello degli angoli di visione, molto ristretti rispetto alle altre tecnologie: basta spostarsi leggermente dall’asse centrale per notare un decadimento di colori e contrasto.
Oggi i TN sono sempre meno diffusi nel mercato consumer, sostituiti da IPS e OLED più veloci. Restano una scelta di nicchia per contesti specifici, mentre risultano poco indicati per TV o per monitor di grandi dimensioni.
LCD IPS
I pannelli IPS (In-Plane Switching) sono molto diffusi nei monitor e presenti anche in alcune TV. Rispetto ai TN offrono angoli di visione molto più ampi e una riproduzione dei colori più accurata, rendendoli ideali per utilizzi misti, lavoro grafico e intrattenimento.
Storicamente penalizzati da tempi di risposta più elevati, gli IPS moderni hanno ridotto molto questo divario, tanto che esistono monitor IPS ad alto refresh rate adatti anche al gaming. Restano però meno indicati per chi cerca il massimo contrasto o neri profondi in stanza buia.
Altri nomi commerciali: PLS (Samsung), S-IPS (LG).

LCD VA
I pannelli VA (Vertical Alignment) si sono affermati negli ultimi anni soprattutto nel mercato delle TV e dei monitor di fascia media. Il loro principale punto di forza è il contrasto nativo elevato, con neri più profondi rispetto agli IPS e una resa molto più convincente in ambienti poco illuminati. Per film, serie TV e gaming non competitivo, un pannello VA può risultare più immersivo. Tuttavia la resa varia molto anche in base al pannello specifico e alla taratura.
I limiti principali riguardano gli angoli di visione e la gestione delle transizioni scure: alcuni modelli possono mostrare fenomeni come ghosting o black smearing, visibili soprattutto nei giochi con molte ombre. Nei modelli più recenti, specialmente nelle TV con local dimming o mini-LED, questi difetti sono stati in parte ridotti. I VA restano quindi una scelta equilibrata per contenuti multimediali e utilizzo misto, meno indicata per eSport e gaming competitivo.
Altri nomi: MVA (Fujitsu), PVA (Samsung).
LCD – Retroilluminazione
TV e monitor basati su LCD si definiscono a matrice attiva (TFT), e la loro qualità dipende in gran parte dal tipo di retroilluminazione a cui si affidano. I pixel non si illuminano infatti da soli, ma sono invece i cristalli liquidi a venire illuminati da una fonte che si trova alle spalle del pannello.
Gli schermi più economici si affidano a un’unica luce centrale che si irradia a coprire tutto lo schermo in maniera non uniforme. Quelli più costosi utilizzano invece una retroilluminazione a LED, piccole fonti luminose che possono essere collocate sulle cornici del pannello (Edge LED) o dietro l’intero pannello (Full Array).
L’utilizzo dei LED è diventato nel presente lo standard, in quanto garantisce una retroilluminazione ottimale per avere colori ben saturati e contrastati. Per quanto in teoria un Full Array dovrebbe garantire risultati superiori rispetto a un Edge LED (soprattutto su schermi di grosse dimensioni), oggi si preferisce utilizzare una soluzione Edge accompagnata da Local Dimming (Scurimento Locale). Si tratta di una tecnologia che permette di gestire la luce emessa dai LED nelle diverse aree dello schermo, in maniera tale da ottenere contrasti superiori a quelli altrimenti possibili. La qualità del Local Dimming dipende in larga parte dal posizionamento dei LED, ed è migliorata molto nel corso degli anni.
Full Array Local Dimming (FALD)
Con il termine Full Array Local Dimming (FALD) si indicano i pannelli LCD in cui i LED di retroilluminazione sono disposti dietro l’intera superficie dello schermo e suddivisi in zone indipendenti.
Questo consente di spegnere o attenuare selettivamente la retroilluminazione nelle aree scure dell’immagine, migliorando in modo netto il contrasto reale rispetto agli Edge LED.
I TV e monitor FALD offrono neri più profondi, minore clouding e una resa HDR più credibile, soprattutto nei contenuti cinematografici. Il limite principale resta il numero di zone: meno zone significano maggiore blooming attorno agli oggetti luminosi.
Mini-LED
I Mini-LED rappresentano un’evoluzione diretta dei pannelli FALD. Utilizzano LED molto più piccoli, permettendo di aumentare drasticamente il numero di zone di local dimming.
In pratica, più zone significano un controllo più preciso della luce, meno aloni e una resa HDR superiore, avvicinandosi in alcuni scenari al comportamento degli OLED.
I Mini-LED sono oggi la soluzione LCD di fascia alta per TV e monitor gaming, grazie all’elevata luminosità di picco, alla migliore gestione delle scene scure e all’assenza dei rischi di burn-in tipici degli OLED. Rimangono comunque pannelli LCD: il nero non è mai realmente “spento” come su OLED, ma il risultato è spesso sufficiente per la maggior parte degli utilizzi.
In sintesi: LCD resta la scelta più economica e luminosa, OLED quella con miglior contrasto e tempi di risposta.
OLED
Già da anni una realtà in campo smartphone, i pannelli OLED si fanno rapidamente largo anche tra TV e monitor, grazie agli ingenti investimenti dei più grandi colossi del settore, LG in testa.
È una tecnologia più costosa rispetto alla tradizionale LCD, dunque i dispositivi di grosse dimensioni basati su OLED raggiungono prezzi spesso proibitivi per il mercato di massa. Negli ultimi anni gli OLED sono diventati molto più accessibili e più adatti anche al gaming, grazie a pannelli più luminosi e a funzioni di protezione migliori.

Diversamente dai pannelli LCD, quelli OLED non hanno bisogno di alcuna forma di retroilluminazione, in quanto i pixel producono una luce propria. Questo permette una notevole uniformità nella luminosità dello schermo, non paragonabile a quella dei più comuni LCD. Inoltre un pixel su pannello OLED può essere spento del tutto, creando un nero assoluto improponibile utilizzando tecnologie diverse, LCD VA inclusa.
Gli angoli di visione sono molto simili a quelli dei pannelli IPS, mentre i contrasti riescono ad essere nettamente più elevati (considerato il nero perfetto), permettendo a questa tecnologia di essere l’ideale per la visione di contenuti multimediali o per il gioco.
Non avendo bisogno di retroilluminazione, gli schermi OLED possono essere più sottili rispetto a quelli LCD, che necessitano di uno “strato” in più in cui collocare i LED.
WOLED vs QD-OLED
Nel mercato attuale esistono due principali varianti di pannelli OLED: WOLED e QD-OLED. I pannelli WOLED, sviluppati principalmente da LG Display, utilizzano sub-pixel bianchi filtrati per generare i colori. Questa soluzione garantisce ottima uniformità, neri perfetti e una resa molto equilibrata, ma presenta limiti nella luminosità di picco e nel volume colore alle alte intensità.
I pannelli QD-OLED, adottati soprattutto da Samsung Display, combinano pixel OLED blu con Quantum Dot per la conversione diretta del colore. Il risultato è una maggiore purezza cromatica, una luminosità più elevata sui colori saturi e una migliore resa HDR nelle scene molto luminose. Entrambe le tecnologie offrono neri assoluti e tempi di risposta istantanei, ma differiscono per comportamento cromatico, luminosità e gestione delle alte luci.
Punto di bianco e color volume
Uno degli aspetti più discussi nei pannelli OLED riguarda il punto di bianco e il color volume. Rispetto agli LCD IPS ben calibrati, alcuni OLED possono presentare un bianco leggermente più caldo o una dominante cromatica, soprattutto nei preset di fabbrica. Questo comportamento non è un limite strutturale della tecnologia, ma il risultato di scelte di taratura orientate all’impatto visivo.
I QD-OLED tendono a mantenere una maggiore purezza cromatica alle alte luminosità, mentre i WOLED possono comprimere il volume colore quando si avvicinano al picco di luminanza. Nei modelli moderni, tuttavia, i profili immagine avanzati e le modalità di calibrazione permettono di ottenere una resa molto accurata, rendendo queste differenze rilevanti soprattutto per utenti esperti o per utilizzi professionali.
Burn-in e mitigazioni
Il burn-in è uno dei timori storicamente associati ai pannelli OLED, ma nei modelli recenti il problema è stato fortemente mitigato. Il fenomeno si verifica quando elementi statici ad alta luminosità restano visualizzati per periodi molto prolungati, causando un’usura non uniforme dei pixel.
Per contrastarlo, i produttori adottano numerose contromisure: spostamento impercettibile dell’immagine, limitazione automatica della luminosità su contenuti statici, cicli di compensazione dei pixel e gestione intelligente dell’APL. Nell’uso reale, soprattutto domestico e gaming, il rischio è oggi molto basso. Resta una considerazione valida per utilizzi estremi, come monitoraggio continuo di interfacce statiche, ma non rappresenta più un limite pratico per la maggior parte degli utenti.
Come scegliere in 30 secondi
Se l’uso è soprattutto competitivo e si punta alla massima leggibilità in movimento, conviene privilegiare tempi di risposta e stabilità: IPS veloci o OLED. Se l’uso è film/serie e gaming non competitivo in stanza buia, VA, mini-LED o OLED tendono a dare un contrasto più convincente. Se l’ambiente è molto luminoso e serve tanta luminanza in HDR, i migliori mini-LED restano spesso più efficaci dei pannelli OLED in termini di picco luminoso.
TV e Monitor – Le tecnologie di supporto
Abbiamo parlato dei pannelli, ovvero la base, lo scheletro che compone lo schermo. Ma a sostenere qualsiasi tecnologia devono intervenire tanti altri elementi che in qualche modo migliorino l’esperienza di utilizzo, dunque ciascun produttore si impegna per creare software e tecnologie in grado di dare quel qualcosa in più, se possibile pubblicizzando il tutto con nomi altisonanti. Riportiamo qui di seguito le tecnologie, i software o i “nomi” in cui potremo imbatterci sentendo parlare di TV e monitor. Abbiamo utilizzato un ordine alfabetico.
Variable Refresh Rate (VRR)
Il Variable Refresh Rate, spesso indicato come VRR, è una tecnologia che permette a TV e monitor di adattare dinamicamente la frequenza di aggiornamento al framerate reale prodotto dalla GPU o dalla console. In uno scenario tradizionale lo schermo aggiorna l’immagine a una frequenza fissa (60, 120 o 144 Hz), mentre il gioco può produrre fotogrammi a velocità variabile. Questo disallineamento è la causa principale di fenomeni come tearing e stuttering.
Con il VRR attivo, il display aggiorna l’immagine solo quando un nuovo frame è pronto, sincronizzandosi in tempo reale con la sorgente. Il risultato è un’immagine più fluida, senza strappi e con una latenza inferiore rispetto all’uso del V-Sync classico. Il vantaggio è evidente soprattutto nei giochi con framerate instabile, tipici delle console e dei titoli più pesanti su PC.
Nel mercato attuale il VRR può funzionare tramite DisplayPort Adaptive-Sync o tramite HDMI 2.1 VRR sulle TV più recenti. Un aspetto fondamentale è l’intervallo operativo: ogni pannello supporta il VRR solo entro una certa finestra di Hz. I modelli migliori includono la compensazione a basso framerate (LFC), che mantiene la sincronizzazione anche quando il framerate scende sotto la soglia minima. In pratica, un buon VRR incide molto più sulla qualità percepita del gameplay rispetto al semplice valore di refresh rate dichiarato.
AMD FreeSync
FreeSync è lo standard di VRR (Variable Refresh Rate) più diffuso nel mercato. In pratica permette a TV e monitor di adattare dinamicamente la frequenza di aggiornamento al framerate reale della GPU, riducendo in modo drastico tearing e stuttering senza introdurre la latenza tipica del V-Sync tradizionale. È basato su Adaptive-Sync e viene implementato da molti produttori su DisplayPort e, nel caso delle TV moderne, anche tramite HDMI 2.1 VRR.

Nell’uso reale FreeSync funziona bene quando il display ha un intervallo VRR sufficientemente ampio e quando supporta la compensazione a basso framerate (LFC): se il gioco scende sotto la soglia minima, il sistema duplica i frame per mantenere la sincronizzazione e preservare la fluidità. Il punto chiave è che la qualità varia da modello a modello: non basta la scritta “FreeSync” sulla scatola, conta l’implementazione concreta e la stabilità del VRR nel range di utilizzo. In generale, per gaming su PC e console, un buon VRR è spesso più importante del “numero di Hz” dichiarato.
Nvidia G-Sync
G-Sync nasce con lo stesso obiettivo del VRR: eliminare tearing e ridurre stuttering sincronizzando la frequenza del display con il framerate della GPU, senza ricorrere al V-Sync classico. Oggi però sotto “G-Sync” esistono più categorie. La più nota è G-Sync con modulo hardware, presente su alcuni monitor di fascia alta: tende a garantire un comportamento VRR molto stabile, range ampio e gestione migliore di alcune situazioni limite, ma ha costi maggiori.
La seconda categoria, ormai la più comune, è “G-Sync Compatible”: monitor e TV che supportano Adaptive-Sync/VRR e che Nvidia valida per funzionare correttamente con le GPU GeForce. In pratica, nella maggior parte degli scenari gaming moderni, un display VRR ben implementato può offrire un’esperienza eccellente anche senza modulo. Come per FreeSync, la differenza la fa l’implementazione reale: range VRR, presenza di LFC, gestione dei flicker e comportamento con framerate instabile.
Quantum Dot
Quantum Dot non è una tecnologia alternativa a LCD o OLED, ma un miglioramento applicato soprattutto agli schermi LCD. In pratica i Quantum Dot sono particelle microscopiche che, illuminate da una retroilluminazione blu, aiutano a generare rosso e verde più puri. Il vantaggio principale è un salto nella qualità del colore: gamut più ampio, colori più saturi senza perdere precisione e, soprattutto, un color volume migliore quando lo schermo deve essere molto luminoso.
Questo punto è fondamentale perché una TV o un monitor moderno non deve solo riprodurre buoni colori, ma deve farlo anche ad alta luminanza, cioè nei contenuti HDR. Molti LCD tradizionali, quando spingono la luminosità, tendono a rendere i colori slavati o a comprimere la saturazione. Con Quantum Dot, invece, la resa cromatica resta più stabile anche quando la scena richiede picchi luminosi elevati, come riflessi, luce solare, esplosioni o highlights molto intensi.

È importante però chiarire un limite: Quantum Dot non rende un LCD uguale a un OLED sul fronte dei neri. Un LCD, anche con Quantum Dot, dipende sempre da una retroilluminazione e quindi il nero perfetto non è raggiungibile come su OLED. Qui entrano in gioco local dimming, FALD e mini-LED: Quantum Dot lavora sul colore, mentre la retroilluminazione (e il modo in cui viene controllata) determina contrasto, gestione delle scene scure e presenza di aloni attorno agli oggetti luminosi. In breve, un buon TV QLED o un monitor LCD con Quantum Dot può offrire colori eccellenti e HDR convincente, ma la qualità finale dipende dall’intero pacchetto: pannello, retroilluminazione e algoritmo di dimming.
HDR
HDR è una delle sigle più abusate in ambito TV e monitor gaming, perché può significare cose molto diverse a seconda del modello. In generale l’HDR ha senso solo quando lo schermo combina buona luminosità di picco, contrasto reale e una gestione corretta del tone mapping. Per non trasformare questa sezione in un capitolo a parte, l’approfondimento completo su requisiti reali, differenze tra standard e impostazioni consigliate è disponibile nel nostro speciale dedicato all’HDR, a cui rimandiamo per una scelta più consapevole.
Chroma 4:4:4
Quando una TV viene usata come monitor da PC, uno dei problemi più frequenti è la nitidezza del testo. Qui entra in gioco il chroma subsampling, cioè il modo in cui il segnale video trasporta le informazioni di colore. In sintesi: 4:4:4 significa che colore e dettaglio vengono mantenuti alla massima qualità, mentre 4:2:2 o 4:2:0 riducono l’informazione cromatica per risparmiare banda. Nei film e nei giochi spesso la differenza è poco visibile, ma sul desktop può diventare evidente: testi meno definiti, contorni leggermente colorati e interfacce meno pulite. Questo aspetto conta soprattutto per l’uso PC desktop (testo e interfaccia), molto meno per il gaming da console.
Per questo, se l’uso include navigazione, produttività o lettura ravvicinata, è importante verificare che la TV supporti 4:4:4 alla risoluzione e al refresh desiderati (per esempio 4K a 60 Hz o 120 Hz, a seconda delle porte e del modello). Nella pratica molte TV moderne gestiscono correttamente 4:4:4 in modalità PC o Game Mode, ma non è garantito in ogni combinazione di risoluzione, refresh e profondità colore. Se l’obiettivo è un utilizzo misto PC + gaming su TV, questo è uno dei dettagli che fa la differenza tra “si può fare” e “è davvero comodo farlo”.
Contrasto
Un milione a uno! No.
Facciamo subito una precisazione: i produttori di TV e monitor parlano sempre di contrasto “dinamico”, non di contrasto. Sono due cose estremamente diverse.
Il contrasto è la differenza di luminosità tra un pixel nero e uno bianco in un pannello. Il contrasto dinamico è la differenza tra un pixel nero con retroilluminazione led al minimo e un pixel bianco con retroilluminazione led al massimo.
Perché tutto ciò?
Fondamentalmente per pompare i numeri e lavorare di e-penis con i clienti, ma anche per cercare di migliorare le immagini. Il contrasto dinamico in qualche caso funziona, ma nella maggior parte delle situazioni è quasi del tutto inutile. In pratica l’engine deve riconoscere una scena chiara da una scura, e impostare automaticamente la retroilluminazione al massimo nel primo caso, al minimo nel secondo. Tutto molto bello, se fossimo in possesso di occhi bionici e non avessimo paura di venire accecati al primo cambio di scena in un film.
All’atto pratico il contrasto dinamico è utilizzato raramente, e non è indicativo del vero contrasto offerto dal pannello.

