E’ lo stesso papà di Valve, Gabe Newell, a confermare che il colosso americano ha intenzione di tornare a sviluppare videogame in prima persona. Calma, questo non significa per forza “Half-Life 3 confermato”, ma è comunque un’ottima notizia, considerato il talento degli sviluppatori.

Nel Gennaio del 2017, Gabe Newell aveva dichiarato che l’azienda era al lavoro su un videogame single player di grande importanza, e su cui si puntava parecchio. Ad oggi continuiamo a non sapere di cosa si tratti, ovviamente potrebbe essere una IP nota o magari un qualcosa di completamente nuovo.
A Febbraio dello scorso anno era poi stato confermato lo sviluppo di 3 giochi pensati per la realtà virtuale.
Valve desidera sfruttare HTC Vive, e proprio in questo contesto apprendiamo di alcuni paralleli con Nintendo.

The cake is a lie

A quanto pare Gabe Newell è sempre stato piuttosto geloso della compagnia di Kyoto. Queste le sue parole:
“Siamo sempre stati un po’ gelosi di compagnie come Nintendo. Quando Miyamoto si siede e inizia a pensare a una nuova versione di Zelda o Mario, pensa anche a che forma avrà il controller, che tipo di grafica ci sarà e quali altre possibilità sarà in grado di sfruttare. Può introdurre elementi nuovi come i controlli di movimento, proprio perché è lui a decidere su entrambi gli elementi.
Lui può far apparire l’hardware meraviglioso perché allo stesso tempo sta anche sviluppando il software, che a sua volta lo sfrutterà al meglio.
Queste sono cose di cui siamo stati gelosi, di conseguenza adesso inizierete a vederci fare qualcosa di simile sfruttando tutto al meglio.”

Valve non pubblica un nuovo gioco dai tempi di DOTA 2. Il prossimo titolo in uscita sarà Artifact, che con ogni probabilità riuscirà a generare parecchio facendo breccia nella community multiplayer.
Resta il fatto che la compagnia è comunque molto interessata sia alla realtà virtuale che al single player.
La realtà virtuale non è riuscita neanche lontanamente a imporsi come in tanti avevano auspicato. Sicuramente è un fenomeno interessante, una maniera di giocare diversa dal solito, ma non è ancora una tecnologia davvero matura.
Problemi di cavi, di peso, di nausea, di risoluzione, di tracking del collo, ci sono ancora tante cose da sistemare. Per non parlare dei prezzi, che non sono certo alla portata di tutti.

half-life

Valve ha ridefinito le tecniche di storytelling in un videogame con il primo Half-Life

Valve è comunque nella posizione di potersi permettere un certo sperimentalismo, anche se non vendesse milioni di copie non succederebbe nulla di grave. Anzi, la compagnia possiede le competenze e le IP sufficienti a spingere le vendite dell’hardware in maniera sostanziale.
Senza dubbio in tantissimi deciderebbero di salire sul carro della realtà virtuale, se sapessero di poter mettere le mani su prodotti come un Portal 3 o un fantomatico Half-Life 3.
Valve guadagna dalla vendita di HTC Vive, sarebbe una mossa interessante. Così come sarebbe interessante proporre dei videogame canonici che però potessero sfruttare – volendo – le possibilità della realtà virtuale. Un po’ alla maniera di Resident Evil 7.

Bisogna inoltre tenere presente il particolare atteggiamento di Valve nei confronti di alcuni franchise. Half-Life, nella fattispecie, ha sempre segnato importanti traguardi, per un motivo o per un altro. Il primo capitolo fu il videogame che mostrò al mondo una nuova maniera di fare narrativa all’interno di un gioco. I giocatori potevano muoversi nel bel mezzo dei dialoghi, continuare a interagire con l’ambiente circostante. Ciò che era cutscene, divenne perfettamente integrata all’interno dell’esperienza ludica in sé.

Half-Life 2 fece un salto straordinario con la fisica. Il titolo ci portò a giocare con le casse, con la costruzione di strutture da utilizzare per proseguire nell’avventura. Diede vita a un rapporto creativo con il mondo di gioco, che potevamo manipolare quasi a nostro piacimento.

Half-Life 2 tra enormi passi avanti nel campo della fisica

Non mi sorprenderei se Half-Life 3 volesse spingere verso nuovi standard nella narrativa in realtà virtuale, o nel gameplay attraverso visore all’interno di un first person shooter.
Naturalmente una considerazione di questo tipo parte dalla folle ipotesi che Half-Life 3 possa un giorno diventare effettivamente realtà. Al momento si tratta a tutti gli effetti di vaneggiamenti, di fantascienza appunto.

Volendo attenersi ai fatti, è comunque un bene che Valve intenda riprendere con lo sviluppo vero e proprio. Se la realtà virtuale non è ancora riuscita a imporsi è anche per la mancanza di un numero sufficiente di killer application. Sì, c’è Resident Evil 7, ma a parte quello c’è poco altro. Ci sono buoni giochi, è verissimo, ma c’è una profonda differenza tra buoni giochi e system seller.
Valve è una di quelle aziende capaci di produrre system seller, al pari di compagnie quali Blizzard o Nintendo.