Immaginate di essere uno Youtuber più o meno conosciuto che ha diffuso sul proprio canale informazioni rivelate dal publisher su un gioco non ancora uscito. Immaginate anche che suddetto publisher cerchi improvvisamente di cancellare la vostra presenza online e vi mandi degli scagnozzi a casa a scopo intimidatorio. Distopico, vero? Bene. Ora sappiate che ciò che avete immaginato è realtà e coinvolge 2K e il canale dedicato a Borderlands SupMatto.

Lo Youtuber in questione ha recentemente pubblicato un video in cui racconta l’accaduto e spiega di essere talmente scosso e sfiduciato da voler prendersi una pausa a tempo indefinito. I problemi per lui sono sorti a partire da aprile, dopo uno streaming di Borderlands 3 su Twitch ad opera di Gearbox Software. Durante la trasmissione sono apparsi su schermo dei nomi di account usati presumibilmente dallo staff per effettuare dei test.

SupMatto, insieme ad altri utenti, li ha seguiti attivando le notifiche per essere avvisato qualora fossero andati live. Neanche a dirlo ciò è successo non molto tempo dopo e, nonostante si trattasse di streaming privati, è riuscito a catturare degli screenshot in game dalle anteprime mostrate su Twitch. Com’è ovvio ci ha costruito dei video sopra, fornendo informazioni esclusive e interessanti ai fan di Borderlands 3.

Peccato che 2K non l’abbia presa benissimo. SupMatto racconta infatti di essere stato approcciato da due tizi dall’aspetto poco rassicurante che grazie a LinkedIn ha poi scoperto essere investigatori privati ingaggiati dalla stessa 2K (l’informazione è stata poi confermata da Gearbox). I due si sono presentati a casa dello Youtuber e lo hanno interrogato per circa 40 minuti, chiedendogli in che modo fosse entrato in possesso delle informazioni divulgate in precedenza.

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SupMatto ha circa 140.000 iscritti e tratta essenzialmente di Borderlands 3. Per sua sfortuna, 2K ha ritenuto che fosse una presenza scomoda e ha deciso di intimidirlo di persona.

Intanto i suoi account e server Discord sono stati chiusi, così per sport, e diversi DMCA strike sono stati indirizzati verso il suo canale Youtube a scopo censorio. Ricordiamo che ne bastano 3 (anche falsi) per condannare un canale al ban definitivo, e questo grazie alle politiche fallimentari e illogiche della piattaforma. Il povero SupMatto ha quindi deciso di rivolgersi alle autorità e probabilmente, conoscendo gli americani, spunterà fuori qualche causa random.

La cosa ridicola è che le informazioni ottenute da SupMatto circolavano già sul web ed erano di dominio pubblico dallo stesso momento in cui Gearbox le ha diffuse attraverso il suo streaming. 2K non ha ritenuto opportuno indagare a fondo nella vicenda e magari rimproverare/licenziare i propri dipendenti, preferendo piuttosto distruggere la carriera online di un povero cristo e mandargli gli scagnozzi a casa.

Tra le altre cose non è la prima volta che il colosso capitanato da quell’artefatto vivente di Strauss Zelnick utilizza questo modus operandi. Nel 2015 Take-Two, appartenente allo stesso gruppo di 2K, era andata in modalità berserk contro dei modder di GTA V, minacciandoli di cause in tribunale anche attraverso investigatori privati spediti a domicilio. Un metodo molto spavaldo e quasi mafioso di gestire simili dispute, specie se gli accusati non hanno violato nessuna legge né NDA come nel caso di SupMatto.

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Gli approfondimenti su Borderlands 3 offerti da SupMatto erano basati su informazioni accessibili a chiunque.

Non sarebbe bastato inviargli un’email o contattarlo telefonicamente chiedendogli di rimuovere i contenuti incriminati? Se, come dice Gearbox nel comunicato rilasciato proprio ieri, lo Youtuber avesse realmente compiuto azioni illegali (di cui peraltro non c’è alcuna prova), perché non fare le cose alla luce del sole anziché intimidirlo con scagnozzi e compromettergli sia account Discord che Youtube?

Ma d’altronde abbiamo visto come i publisher amino distruggere chiunque possa rappresentare persino una lontana minaccia al loro impero del male. Non è una novità vedere canali e siti chiusi a totale discrezione del CEO di turno, specie nel caso di aspre critiche e leak scomodi. Di fronte a comportamenti del genere riesce difficile voler continuare a supportare tali aziende. E dire che nel caso di Borderlands 3 pensavamo fosse stato fatto il peggio possibile a livello di PR, con quel casanova di Randy Pitchford e il simpaticissimo Tim Sweeney a rubare la scena. Ora su Twitter impazza l’hashtag #boycottborderlands3. Chissà come mai.

La verità è che peggiorare ogni giorno la propria reputazione, per i publisher, è diventato a tutti gli effetti una gara. E nessuno, 2K lo dimostra, accenna a rallentare.