Un adventure investigativo, ambientato negli anni ’40 in una vecchia villa abbandonata, recitato con una grande interpretazione e proposto a un prezzo davvero interessante: queste sono le premesse di The Last Case of John Morley, nuovo indie sviluppato da Indigo Studios – Interactive Stories e pubblicato da JanduSoft. Mi ci sono avvicinato sapendo che si trattava di un’esperienza narrativa compatta, della durata di circa 3 ore, mi ha incuriosito.
Il publisher ci ha mandato una chiave di attivazione in modo che potessimo provare il titolo e dirvi cosa ne pensiamo. Il gioco è disponibile su PC Windows tramite Steam (lo abbiamo giocato su Steam Deck a dettagli alti), dove è proposto a un prezzo ufficiale di 12.49€.
Il protagonista della vicenda è per l’appunto John Morley, un detective privato, già provato da un passato difficile. All’inizio del gioco, Morley viene finalmente dimesso dall’ospedale dopo un periodo di convalescenza: è reduce da ferite – fisiche e psicologiche – provocate da un caso precedente finito male. Tornato al lavoro, veniamo presto contattati da un’anziana nobildonna, che ci chiede di investigare su un caso piuttosto atipico. Dovremo risolvere il mistero sull’omicidio della figlia, avvenuto ben 20 anni prima. A quanto pare la polizia dell’epoca avrebbe trattato il caso con grande negligenza, archiviandolo nel più breve tempo possibile. Bisognerà capire se si sia trattato davvero di incompetenza o di altro.
Armati quindi del nostro intuito e di tutta la buona volontà raggiungiamo la grande villa abbandonata dove si è svolto il delitto.
The Last Case of John Morley ha un gameplay investigativo in prima persona, basato tutto su esplorazione ambientale e sulla ricostruzione degli eventi che spiegano il delitto. Niente quindi combattimenti o fasi action: è un racconto con puzzle da risolvere man mano che procediamo nelle nostre analisi. Ogni area della villa è concepita come uno spazio in cui andare alla ricerca di indizi e dettagli per indagare, mettendo insieme gli elementi ambientali che vogliono comunicarci qualcosa. Poco per volta daremo vita a scenette in cui vedremo uno spezzone della storia, come se stessimo assistendo a ricordi impressi nella memoria del luogo. Ho apprezzato come lo sviluppatore abbia disseminato i locali di elementi che raccontano una storia, dalle fotografie ai documenti, passando per le incisioni, i giornali d’epoca, perfino le luci e le ombre mettono in risalto determinati punti dello scenario. La progressione avviene quindi tramite la raccolta di prove e una ricostruzione logica dei fatti.
La progressione narrativa è graduale e scandita dall’accesso a nuove aree man mano che vengono sbloccate informazioni chiave. Quando una deduzione chiave viene raggiunta, il gioco apre nuovi ambienti, portandoci a successivi punti chiave nella sceneggiatura e ad un paio di buoni colpi di scena.
Ho trovato l’esperienza davvero piacevole, ma i giocatori più esigenti in termini di narrativa noteranno dei “salti logici”, nel senso che il nostro buon detective riuscirà a trarre conclusioni piuttosto complesse da dettagli che tutto sommato potrebbero essere interpretati in più modi. Diciamo che è una soluzione funzionale a far procedere la narrativa, ma la consequenzialità non è proprio il massimo.

Detto questo, bisogna sottolineare come The Last Case of John Morley riesca ad essere davvero godibile sia nelle fasi esplorative che nel racconto stesso, merito soprattutto di un doppiaggio del protagonista davvero di altissimo livello, che non mi sarei aspettato in una produzione così economica. Anche i testi e il linguaggio scelti sono di alta qualità, lasciando pensare a un romanzo thriller piuttosto che a un videogame. Sono rimasto piacevolmente sorpreso. Peccato soltanto che tutta questa qualità sia solo in inglese (niente traduzioni in italiano purtroppo). Se però masticate la lingua apprezzerete, ne sono sicuro.
Naturalmente dobbiamo tenere presente che si tratta di un indie da poco più di 10 euro. Non immaginiamo un approccio aperto all’investigazione: The Last Case of John Morley ci porta in ambienti dalle dimensioni abbastanza compatte, abbiamo la possibilità di interagire con un numero ridotto di elementi, l’avventura è piuttosto lineare. Ed è forse anche per questo che la narrativa funziona bene. Si tratta di un gioco non diluito, ma invece concentrato in quelle 3 ore che consentono una buona ritmica e un’assenza di inutili filler. Niente di troppo complesso meccanicamente, niente missioni secondarie e cose del genere.
I difetti reali, per me, sono invece quelli che coinvolgono la sfera tecnica. Già nelle primissime battute ad esempio avremo un fastidioso impatto con le animazioni facciali dei personaggi… O meglio, con la totale assenza di animazioni facciali. E tra queste includo anche il semplice battito delle ciglia. Niente. L’effetto è fastidioso, ruvido, specie se confrontato con l’elevata qualità dei testi e dei doppiaggi. Ed è un vero peccato.
Ci sono inoltre delle mancanze tecniche più legate a glitch veri e propri, che mi auguro vengano risolte al più presto.
PRO
+ Ottima qualità della recitazione
+ Testi davvero buoni
+ Ambientazione ben costruita
CONTRO
– Alcuni passaggi logici sono troppo forzati
– Comparto animazioni insufficiente
CONSIGLIATO
Considerata la qualità della recitazione, la piacevolezza del setting e il prezzo davvero irrisorio, mi sento di consigliare The Last Case of John Morley agli amanti di avventure narrative che non disdegnino qualche puzzle. È un’avventura compatta, che può tranquillamente essere giocata in un’unica sessione e che offre un paio di colpi di scena di qualità. Ci sono limiti evidenti, è chiarissimo che il budget a disposizione non fosse enorme, e questo emerge soprattutto nelle animazioni e nelle mancanze tecniche. Ciò non toglie che sul piano narrativo sia un buon prodotto.

