Despelote – Recensione | La memoria del calcio

Despelote è un’avventura narrativa in prima persona che ha subito fatto parlare di sé. Usa il gioco del calcio più come linguaggio quotidiano che come sport competitivo: invece di partite e classifiche, mette al centro persone, ricordi e atmosfera. Gli italiani possono probabilmente comprendere almeno in parte sentimenti di questo tipo, specie in un periodo storico in cui le qualificazioni ai mondiali sembrano essere diventate un ostacolo titanico.
Ci siamo buttati in questo piccolo gioiellino grazie a una copia di attivazione ricevuta dal publisher Panic, che ha creduto fortemente in un progetto sviluppato solo da due persone, Julián Cordero e Sebastian Valbuena. Il gioco è disponibile dal primo maggio 2025 su PC Windows tramite Steam (Verificato su Steam Deck), PS4 e PS5, Xbox Series e, dall’11 Dicembre 2025, anche su Nintendo Switch. Viene proposto a un prezzo ufficiale di 13,99€. Non sono presenti purtroppo i sottotitoli in lingua italiana.

Ambientato a Quito nel 2001, durante l’ondata di entusiasmo per la corsa dell’Ecuador verso la qualificazione ai Mondiali 2002, Despelote ci porta a vivere la città attraverso gli occhi di Julián, un bambino di otto anni che vaga tra strade, parchi e casa, ascolta frammenti di conversazioni e prende a calci un pallone che diventa un modo per entrare in contatto con il quartiere e far emergere piccole scene di vita. La narrazione si costruisce attraverso vignette, dialoghi per strada, dettagli e salti temporali, alternando ricordi molto concreti a momenti più onirici. L’idea è far emergere com’era vivere quel periodo, e come l’ossessione per il pallone potesse diventare una valvola di sfogo collettiva durante tempi complicati.

Si gioca in prima persona, esplorando aree urbane dense ma relativamente aperte: ci si muove tra strade, parchi, casa e scuola, spesso con un obiettivo leggero (rientrare per cena, badare alla sorellina, seguire una consegna), ma quasi sempre viene voglia di deviare, fermarsi, ascoltare, o mettersi a palleggiare. Il cuore delle interazioni è proprio il pallone: si può dribblare, passare e tirare, con una fisica pensata per essere soddisfacente in prima persona. Calciare non è solo “decorazione”: il pallone può innescare reazioni dei personaggi e situazioni impreviste, trasformando l’esplorazione in una sequenza di piccoli incidenti e momenti spontanei.

Ciò che colpisce davvero in Despelote è però l’atmosfera: la città non è solo uno sfondo, ma un luogo vivo, fatto di voci, rumori, piccoli gesti e frammenti di quotidianità che costruiscono un ricordo credibile e personale. Il calcio funziona come linguaggio universale e immediato: il pallone in prima persona non è un minigioco appiccicato sopra, ma un modo per interagire con lo spazio e con le persone, creando momenti spontanei e spesso inattesi. Anche la regia narrativa, fatta di vignette e scene brevi, riesce a comunicare molto senza appesantire, puntando più su sensazioni e dettagli che su spiegoni. Nel complesso è un’esperienza che lascia il segno perché racconta una comunità e un periodo storico con un taglio raro nel medium videoludico.

despelote recensione

Il ritmo è volutamente contemplativo, simile a quello di un walking simulator, più quindi un racconto interattivo che non un “gioco” nel senso tradizionale del termine. La durata relativamente contenuta può inoltre far discutere, perché l’impatto dipende molto da quanto si entra in sintonia con il tono e con l’ambientazione. Come per tutti i walking simulator quindi non è consigliabile per quei giocatori che vogliono effettivamente giocare in modo classico.

Lo stile artistico di Despelote è costruito sul contrasto: da una parte ci sono ambienti 3D che puntano a restituire Quito con texture e superfici sporche/granulose, quasi da fotografia filtrata; dall’altra ci sono personaggi ed elementi interattivi resi con segni più semplici e illustrati, come disegni essenziali e molto espressivi. L’effetto complessivo è quello di un ricordo: lo sfondo resta più sfumato e suggestivo, mentre ciò che conta (persone, pallone, oggetti chiave) diventa più nitido e leggibile, come se la memoria selezionasse cosa mettere a fuoco. È una scelta estetica volutamente grezza e mista (fumetto + realismo), che dà identità immediata al gioco e rafforza il suo tono autobiografico, a metà tra racconto e capsule del tempo.

Verdetto

Despelote è un’esperienza narrativa e di atmosfera che funziona quando lo si prende come racconto breve, intimo e molto concreto nel rappresentare un luogo e un momento storico. Non “usa” il calcio come semplice tema: lo trasforma in un gesto quotidiano, e il pallone diventa un modo per esplorare, ascoltare e assorbire la vita del quartiere, con un taglio quasi da documentario della memoria. È uno di quei giochi che si ricordano più per sensazioni, suoni e scene brevi che per la profondità meccanica, e proprio lì sta il suo valore. Va consigliato a chi apprezza storie personali, ritmo contemplativo e ambientazioni credibili; meno a chi cerca progressione, sfida, obiettivi continui o rigiocabilità, perché può risultare troppo leggero e corto in rapporto al prezzo.

VALUTAZIONE CONSIGLIATO Voto 8/10

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