Tatari è un horror investigativo con premesse intriganti: una sparizione da chiarire, un villaggio abbandonato da esplorare e un folklore soprannaturale giapponese che ruota attorno a una bambola maledetta. L’idea di base e l’atmosfera creati dallo sviluppatore Hidden Tower Studios riescono a creare inquietudine genuina, ma l’esperienza complessiva (circa 3 ore) viene penalizzata da un comparto tecnico disastroso, al punto da rendere il gioco difficile da consigliare.
Tatari è stato rilasciato il 12 Gennaio 2026 su PC Windows tramite Steam, dove è proposto a un prezzo di lancio di 8.99€. Sono presenti sottotitoli e interfaccia in lingua italiana. Questa recensione è basata su una chiave di attivazione per Steam fornitaci dal publisher TheGamesFortress.
Nei panni di un detective di Tokyo si indaga sulla scomparsa di un campeggiatore. Quello che sembra un caso normale porta rapidamente a una leggenda oscura: un culto e una bambola legata a un rituale incompiuto. Tatari funziona soprattutto quando racconta il passato, spostando l’azione nel 1919 per ricostruire la tragedia di Sumire e del fratello che le regala l’oggetto maledetto per il compleanno. Le sparizioni inspiegabili della bambola, la malattia della bambina e la catena di eventi paranormali costruiscono una base narrativa efficace e suggestiva, che spinge a inseguire le tracce della maledizione fino a un antico tempio e a un rituale di purificazione lasciato incompiuto.
Sul piano ludico, Tatari è un walking simulator: esplorazione lenta, interazioni con oggetti e una serie di enigmi che sbloccano progressione e nuove aree. I puzzle sono generalmente ben contestualizzati alla storia e raramente risultano messi lì a caso. Non puntano però su soluzioni particolarmente ingegnose: nella maggior parte dei casi si tratta di osservazione, logica basilare e ricerca di indizi. Il risultato è un ritmo costante, più vicino all’indagine che alla sfida.

Il problema principale non è la difficoltà, ma il contesto tecnico in cui avviene l’esplorazione. Nella sezione del villaggio abbandonato la navigazione diventa dispersiva, complice un’illuminazione eccessivamente scura persino per la lanterna. L’assenza di un’opzione per regolare la luminosità rende l’orientamento frustrante e porta a confondere i punti d’interesse con aree già visitate, con un impatto diretto sul ritmo e sulla tensione.
A peggiorare la situazione, Tatari è minato da bug frequenti e, in alcuni casi, gravi: ci si può incastrare negli oggetti costringendo al riavvio, alcune porte possono compenetrarsi o scomparire mostrando zone che dovrebbero essere scoperte più avanti, eventi scriptati possono resettarsi e oggetti chiave possono duplicarsi senza logica. Quando questi problemi colpiscono durante i passaggi di progressione, la sensazione non è più “paura”, ma “pazienza”. Anche l’assenza di doppiaggio non aiuta: personaggi e dialoghi restano affidati quasi solo a testi e suoni ambientali, e nei momenti chiave manca quella presenza che potrebbe rendere più incisiva la narrazione.
PRO | CONTRO |
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Verdetto
In definitiva, Tatari è una storia affascinante racchiusa in un prodotto difettoso.
Sulla carta ha tutte le caratteristiche per diventare un piccolo gioiello dell’horror narrativo: un’atmosfera soffocante, una leggenda inquietante e un mistero che ti spinge ad andare avanti. Ma purtroppo, tra bug e problemi tecnici, resta un’esperienza consigliabile solo a chi è davvero attratto dal folklore giapponese ed è disposto ad accettare le molte (troppe) mancanze tecniche.

