Blue Prince su Switch 2 valorizza il gioco, con qualche limite

Blue Prince ha una base facile da spiegare: c’è una villa misteriosa, Mt. Holly, che cambia struttura di continuo, e l’obiettivo è inseguire una stanza impossibile, la famosa Room 46. Non vive di colpi di scena sparati in faccia o di tutorial che spiegano tutto, ma di curiosità e tentativi.
La versione Switch 2 è arrivata giusto da qualche giorno, dopo l’uscita originale su PC, PS5 e Xbox del 10 aprile 2025. ed è il classico titolo che si sposa bene con una macchina portatile. Approfondiamo.

La differenza più evidente rispetto alle altre versioni non è tanto nei contenuti, quanto nel modo in cui il gioco viene assorbito. Su Switch 2 Blue Prince guadagna molto dalla flessibilità del formato e aggiunge anche il supporto ai controlli mouse con i Joy-Con 2, che sulla carta sembrava una buona idea. In pratica funziona, ma non è quella svolta che cambia il modo di giocare: in particolare a 30 fps non dà sempre una sensazione naturale. A questo si aggiungono tempi di caricamento non ideali e un dettaglio che pesa parecchio per un gioco di questo tipo, ovvero l’assenza di un vero sistema di sospensione a metà run, che su una macchina portatile sarebbe stato quasi perfetto. Quindi sì, la versione Switch 2 è molto adatta al gioco, ma non è ancora la versione definitiva in senso assoluto.

Per il resto è lo stesso gioco che abbiamo apprezzato lo scorso anno. La villa è cuore stesso della narrazione. Dopo la morte del barone Sinclair, Simon viene indicato come erede, ma per ottenere davvero l’eredità deve raggiungere la misteriosa quarantaseiesima stanza in una magione che, in teoria, di stanze ne ha quarantacinque. Da lì parte una costruzione narrativa tutta fatta di lettere, simboli da collegare e piccoli frammenti che sembrano sparsi a caso ma che in realtà chiedono tempo e attenzione. È un racconto che non accompagna il giocatore per mano e proprio per questo riesce a essere più memorabile del solito, anche se richiede partecipazione vera.

Il gameplay è il punto in cui Blue Prince si gioca quasi tutto. Ogni porta aperta permette di scegliere una stanza tra più opzioni, costruendo poco alla volta il percorso dentro la villa. Appena entrano in gioco risorse, chiavi, gemme, stanze con effetti positivi o negativi, collegamenti e obiettivi a breve e lungo termine, il meccanismo mostra tutta la propria complessità. Non si tratta solo di andare avanti, ma di decidere come andarci e cosa sacrificare lungo il percorso. È qui che il gioco diventa fortissimo, perché riesce a unire puzzle, investigazione, gestione delle risorse e struttura roguelite in modo davvero poco comune.

Il problema è che questa stessa struttura, ogni tanto, si mette di traverso. Blue Prince dà spesso la sensazione di essere geniale, ma in alcuni momenti può anche sembrare inutilmente ostinato. La componente casuale non distrugge l’esperienza, però può sporcarla. Quando il giocatore ha capito cosa dovrebbe fare ma viene rallentato da run poco favorevoli, stanze che non escono o percorsi che si chiudono male, la frustrazione arriva. L’elemento RNG ha insomma un peso notevole, si incappa in una certa ripetitività e il gioco va approcciato con una quantità notevole di pazienza e perseveranza.

Su Switch 2 l’identità visiva di Blue Prince regge bene: il gioco non perde il suo carattere nel passaggio alla nuova piattaforma e conserva quella sensazione di spazio enigmatico che lo contraddistingue. Però non è un port impeccabile. I 30 fps stabili possono bastare in un titolo del genere, ma non fanno gridare al miracolo, e soprattutto i caricamenti e il feeling dei controlli mouse impediscono alla conversione di essere davvero inattaccabile. In pratica artisticamente funziona, ma tecnicamente è buona seppur non impeccabile.

Verdetto

Alla fine il punto è abbastanza chiaro: Blue Prince resta un gioco notevole anche su Switch 2, e per certi versi proprio qui trova una forma molto naturale. In portatile ha senso, specie nella logica delle run brevi. Non diventa improvvisamente un titolo per tutti, perché non lo è mai stato: chiede attenzione, memoria, pazienza e una certa tolleranza verso le parti più arbitrarie del suo design. Però quando entra in ritmo, è uno di quei giochi che sembrano costruiti per restare addosso. La versione Switch 2 non cancella i difetti già noti e si porta dietro qualche limite tecnico specifico, ma valorizza bene quello che Blue Prince sa fare meglio: trasformare ogni porta aperta in una promessa e ogni run in un altro pezzo di un enigma molto più grande.

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