Blood Reaver: shooter a ondate che si ferma a metà

Blood Reaver sembra partire da Call of Duty Zombies, spogliandolo del contorno moderno e infilandolo in un FPS dark fantasy fatto di demoni, sangue, armi da fuoco e magie. È uno FPS a ondate a round da poco rilasciato in early access su Steam, con una filosofia che punta sul “entra, spara, sopravvivi”. Ed è proprio questa immediatezza il suo pregio più chiaro, ma anche il limite che emerge quasi subito.
Il gioco è disponibile in accesso anticipato dal 15 Aprile 2026 a un prezzo ufficiale di 14.99€. È possibile provarlo tramite la demo presente sulla pagina del gioco. Niente traduzioni in italiano, ma c’è davvero poco testo, nulla di particolarmente complesso. Lo sviluppatore e publisher Hell Byte Studios ci ha mandato una chiave di attivazione del gioco per Steam in modo che potessimo provarlo per offrirvi le nostre impressioni.

L’ambientazione è l’elemento che prova di più a differenziare Blood Reaver dal suo modello di riferimento. Qui c’è una cornice dark fantasy che mischia castelli in rovina, barricate, temporali e armi con un’estetica quasi sacrilega. La mappa disponibile ha un dettaglio discreto, e anche l’arsenale prova a costruire un’identità sua, con un mix di pistole, fucili d’assalto, fucili e armamenti più fantasiosi, tutti coerenti con il taglio demoniaco dell’insieme.

Il problema è che questa direzione artistica funziona più come atmosfera che come vera personalità. I demoni hanno qualche variazione nel design e l’insieme restituisce un’aria da inferno gotico, ma manca quel qualcosa in più per ottenere un risultato davvero solido.

Dove Blood Reaver riesce meglio è nel nucleo più semplice: entrare in partita, abbattere nemici, accumulare risorse, aprire nuove zone, comprare armi e provare a sopravvivere un round in più. Si parte con equipaggiamento base, si scelgono opzioni come granate magiche e utility, poi si eliminano orde di demoni per ottenere punti da spendere in armi disseminate nell’area o nello sblocco di sezioni aggiuntive. È un’impostazione immediata e costruita attorno alla qualità del gunplay. E infatti uno degli aspetti più solidi è proprio l’impatto delle armi, soddisfacente e abbastanza pesante da rendere il massacro divertente anche senza grandi complicazioni attorno.

C’è anche abbastanza struttura. La varietà delle armi è ok, i nemici aumentano in durezza e varietà con l’avanzare dei round, si possono ricostruire barricate per guadagnare tempo e ci sono abilità speciali che aggiungono un minimo di gestione extra alle situazioni più caotiche. Questo aiuta Blood Reaver a reggersi sulle sue gambe, almeno nel breve periodo. Per chi cerca un’esperienza da sessioni rapide, magari in co-op fino a quattro giocatori, il gioco ha il suo perché.

I difetti, però, arrivano appena si supera la prima fase di entusiasmo. La mappa disponibile in early access è una sola, e questo pesa parecchio. Dopo poche sessioni la ripetizione si fa sentire, e il fatto che armi, sblocchi e percorsi siano sempre negli stessi punti toglie molto rapidamente quella tensione iniziale. Manca abbastanza contenuto da sostenere la formula nel tempo.

Il sistema di progressione segue la stessa logica: dentro la partita c’è abbastanza roba da gestire, fuori dalla partita molto meno. Si parte da un loadout iniziale con granate e abilità, si guadagnano soldi, si accumula blood magic per attivare poteri speciali, si incontrano santuari che offrono bonus come vita extra o salute aumentata, e c’è un sistema di upgrade delle armi. Quindi una forma di crescita esiste, ma è quasi tutta interna alla singola run.
E questa progressione, da sola, oggi non basta. Le opzioni di personalizzazione sono limitate, manca un vero skill tree e la sensazione di stare costruendo qualcosa nel medio periodo. Il risultato è che la crescita funziona finché serve a superare la run corrente, ma fatica a trasformarsi in un motivo per tornare davvero a lungo. La struttura sostiene bene la partita, molto meno la longevità. E per un gioco che vive di ripetizione, questo non è un dettaglio secondario.

Valutazione

Blood Reaver, in questa fase, è il classico gioco dal potenziale interessante, ma chiaramente incompleto. Il nucleo è buono, il feeling delle armi c’è, la formula da sopravvivenza a round continua a funzionare e l’idea di portarla in un’estetica dark fantasy ha una sua logica. Però la scarsità di contenuti, la struttura ancora troppo fissa, la progressione poco profonda e i problemi di performance gli impediscono di fare il salto. In gruppo può strappare più di una serata discreta; da solo, molto meno.

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