The Day I Became è un’avventura breve, delicata, costruita attorno all’idea di trasformare una cotta infantile in una piccola favola interattiva. Sembra quasi un libro illustrato animato, con risultati che da una parte colpiscono per dolcezza e coerenza, dall’altra lasciano abbastanza scoperta la parte più strettamente videoludica. Il gioco è uscito il 16 aprile 2026 su PC, PS5 e Switch, e viene proposto a un prezzo ufficiale di circa 15 euro. Sono presenti i sottotitoli in lingua italiana ed è possibile provare una versione demo del prodotto direttamente tramite gli store ufficiali. Lo sviluppatore è Hyper Luminal Games Ltd. Il publisher Numskull Games ci ha fornito una chiave di attivazione del gioco per Steam in modo che potessimo offrirvi il nostro punto di vista sul prodotto.
Le ambientazioni sono quelle familiari della vita di un bambino, tra casa, scuola, e le strade percorse in bicicletta Ogni cosa è riportata a una misura infantile: un incontro casuale, una ragazza vista da lontano, l’imbarazzo di non sapere come avvicinarsi. La semplicità dell’ambientazione aiuta nel tono, grazie a una direzione artistica che mescola modelli 3D basilari e dettagli illustrati in 2D con una resa da libro per bambini.
Il gioco segue un bambino delle elementari che si prende una cotta per Sylvia, una compagna affascinata dagli uccelli. Da qui nasce l’idea che regge tutto il racconto: se lei ama i volatili più di ogni altra cosa, allora forse il modo migliore per attirare la sua attenzione è diventare lui stesso un uccello, o almeno provarci con un costume costruito pezzo dopo pezzo. La storia funziona perché resta piccola, impacciata, innocente. Frank e Sylvia restano figure più simboliche che davvero approfondite, e la scrittura punta più a evocare una sensazione che a costruire personaggi memorabili, ma forse va anche bene così.
Il gameplay di The Day I Became a Bird è molto semplice. Si cammina, si interagisce con oggetti, si parla con i personaggi e si affrontano una serie di minigiochi quali puzzle, sezioni in bicicletta, e poco altro. Tutto è pensato per essere immediato, come se il gioco volesse essere una prima esperienza interattiva per un pubblico giovane o per chi cerca una parentesi rilassata. Questo significa anche che c’è una certa povertà meccanica: non abbiamo un gameplay di particolare interesse, le attività si ripetono e i puzzle, che sono tra le parti più riuscite, non bastano da soli a dare una gran profondità.

Si procede nel racconto per piccoli passi narrativi, sbloccando il giorno successivo, componendo nuovi tasselli del costume, accompagnando Frank nel suo tentativo di avvicinarsi a Sylvia. Sfortunatamente però, The Day I Became a Bird fatica a lasciare qualcosa oltre la prima partita. Una volta arrivati in fondo, resta il ricordo del tono, della tenerezza, di qualche immagine riuscita, ma non c’è molto altro.
Dove il gioco si difende meglio è nella componente artistica, che è poi la vera ragione per cui l’intero progetto riesce a stare in piedi. Lo stile visivo ha forme semplici, contorni a matita, colori morbidi, modelli essenziali ma espressivi. Ogni scelta estetica sembra servire esattamente il tipo di emozione che vuole trasmettere. Anche l’animazione, pur senza complessità particolari, risulta funzionale, specialmente nei momenti in cui Frank indossa il costume da uccello o interagisce con l’ambiente.
Verdetto
Alla fine The Day I Became a Bird è un gioco che funziona soprattutto se lo si prende per quello che vuole essere davvero: una parentesi breve, quasi terapeutica nella sua innocenza. Non ha la forza per reggersi su meccaniche profonde e non ha il respiro per costruire una narrativa davvero memorabile. Ha però un tono preciso, una direzione artistica coerente e una capacità non banale di riportare il giocatore in uno spazio mentale più semplice. Per chi ha voglia di un racconto interattivo familiare può essere una pausa piacevole.

