Mexican Ninja parte da gag e comicità per venderci un gameplay da beat ’em up molto più interessante di quanto pensassimo. Negli ultimi tempi si vedono tante proposte nel circuito indie che cercano di vincere il pubblico sulle proprie idee estreme o stravaganti. La mia preoccupazione era che anche questo titolo facesse qualcosa del genere, ma mi sono ricreduto non appena ho preso in mano il pad.
Mexican Ninja è uscito lo scorso 20 agosto su PC Windows tramite Steam (ha certificazione Giocabile su Steam Deck) a un prezzo ufficiale di 14,99€. Lo sviluppatore è Madbricks e il publisher, Amber Studios, ci ha inviato una chiave di attivazione del gioco per poterlo testare e offrirvi la nostra opinione.
Partiamo con ciò che conta di più: il combat system di questo gioco è buono, e anche parecchio. Gli attacchi sono rapidi, gli spostamenti hanno il ritmo giusto e stare fermi è quasi sempre una pessima idea. Si passa continuamente da combo a terra a nemici lanciati in aria, schivate, parry, attacchi pesanti e Mexican Jutsu, con proiettili che possono essere rispediti indietro e gruppi di avversari da tenere sotto controllo prima che la stanza diventi una discarica di effetti speciali.
All’inizio si può anche risolvere parecchio pestando sui tasti. Ma dura poco.
Quando aumentano numero e tipo dei nemici bisogna cominciare a decidere dove stare, chi eliminare prima e quando interrompere una combo invece di inseguire a tutti i costi il numeretto più grosso. Mexican Ninja è più tecnico di quanto sembri, ed è probabilmente la sua sorpresa migliore.
Anche la componente roguelite ha più senso di quanto temessi. La struttura, intendiamoci, non inventa niente. Si affronta una run, si scelgono percorsi diversi, si accumulano potenziamenti, si muore e si torna a casa con qualcosa che rimane. Il mercato è pieno di giochi costruiti così e Mexican Ninja non ha trovato improvvisamente il Santo Graal del genere.
La differenza è che le build modificano davvero il modo in cui si combatte. Si può investire sui critici, sul fuoco, sullo stun, sui contrattacchi o sui Jutsu, e alcune combinazioni cambiano parecchio l’efficacia di determinate mosse. Anche i costumi hanno bonus concreti e la progressione permanente evita quella sensazione abbastanza deprimente di aver buttato mezz’ora nel cesso soltanto perché un boss ci ha rispediti al mittente.
Ci sono inoltre percorsi alternativi, qualche variazione narrativa e missioni secondarie che spezzano la ripetizione. Niente che trasformi ogni run in un’avventura completamente diversa, però il necessario per tenere insieme il loop finché il sistema di combattimento continua a divertire.
Il problema arriva quando Mexican Ninja lascia troppo spazio al caos a schermo, pregiudicando in modo eccessivo la chiarezza della scena e, di conseguenza, le nostre performance. Nemici, proiettili, scenari, effetti, numeri e animazioni finiscono spesso uno sopra l’altro. Nei momenti peggiori si perde proprio il personaggio in mezzo alla confusione e non è esattamente una caratteristica ideale in un gioco che pretende reazioni rapide e parry fatti al momento giusto. Qui il caos smette di essere parte dello spettacolo e interferisce con il gioco.
La camera ci mette del suo. A volte si allarga abbastanza da rendere tutto piccolo, altre volte lascia qualche minaccia troppo vicina ai bordi dell’inquadratura, mentre la profondità 2.5D può creare quella mezza frazione di secondo in cui non è chiarissimo se siamo realmente allineati con il bersaglio.
Il parry è probabilmente il sistema che soffre di più questa situazione. In teoria è uno degli strumenti più interessanti a disposizione, in pratica ci sono scontri talmente affollati che capire l’attacco corretto diventa più difficile del necessario. La scelta di condividere il comando con l’attacco pesante non migliora molto le cose. Ed è un peccato, perché il paradosso di Mexican Ninja sta proprio qui. Quando riempie lo schermo senza superare il limite, è una festa. Si salta da un avversario all’altro, partono tecniche ovunque, i nemici volano e per qualche secondo sembra di avere tutto perfettamente sotto controllo. Quando aggiunge un altro paio di effetti, altri proiettili e magari un nemico fuori campo, il sistema comincia invece a combattere contro la propria messa in scena.

La varietà non riesce sempre a coprire queste crepe. I nemici avrebbero avuto bisogno di qualche famiglia in più e, dopo diverse run, determinati incontri cominciano inevitabilmente a ripetersi. Anche i boss seguono una struttura abbastanza prevedibile. Siamo comunque davanti a un gioco relativamente compatto, quindi il problema non esplode immediatamente. Finito il grosso dei contenuti, però, bisogna avere voglia di sperimentare con le build o perfezionare il combattimento. Chi cerca il roguelite da giocare per cento ore probabilmente dovrà puntare su altro.
Sulla difficoltà il discorso è più strano. Alcune configurazioni permettono di diventare molto forti e la progressione permanente finisce per rendere più semplici determinate sezioni. Poi arriva una stanza particolarmente caotica, oppure un boss che ci prende nel momento sbagliato, e la sensazione cambia del tutto. Più che difficile o facile, quindi, direi che Mexican Ninja è incostante. E non sempre si capisce se siamo morti perché abbiamo giocato male o perché in mezzo a quella guerra civile di particelle qualcosa ci è semplicemente sfuggito.
Poi c’è l’umorismo. È stupido. Deliberatamente, fieramente stupido.
Il miscuglio tra immaginario messicano e giapponese viene spremuto fino all’ultima battuta disponibile, con stereotipi, giochi di parole e gag che non hanno alcuna aspirazione alla raffinatezza. Alcune funzionano proprio perché il gioco non prova nemmeno a sembrare intelligente. Altre vengono trascinate più del necessario e finiscono per sembrare quello che sono: una battuta mediocre ripetuta con molta convinzione. Qui dipende parecchio dalla tolleranza personale.
Sul piano visivo, almeno, quella follia gli garantisce una propria identità. Neon, iconografia messicana, riferimenti giapponesi e ambientazioni volutamente sopra le righe creano qualcosa che si riconosce immediatamente. Non tutto è rifinito allo stesso livello e qualche spigolo tecnico rimane, ma almeno non sembra l’ennesimo roguelite uscito dallo stesso stampo.
Rimane difficile capire perché non sia stata prevista una modalità cooperativa. Il beat ’em up è praticamente uno dei generi che hanno inventato il concetto di prendere a pugni qualcuno insieme a un amico, e Mexican Ninja sembra progettato apposta. Non avere il multiplayer è una di quelle assenze che sembrano strane ancora prima di cominciare a giocare.
Verdetto
Alla fine, Mexican Ninja è molto meno scemo di quanto voglia sembrare. La fuffa serve solo ad attirare l’attenzione, ma il gioco regge alla grande: è un beat ’em up veloce, abbastanza tecnico, con una componente roguelite sensata e build che non si limitano a sommare percentuali a caso. Gli mancano rifinitura e varietà, ma soprattutto servirebbe un po’ più di chiarezza a schermo. Il cuore del gioco, però, funziona, e ci sentiamo di consigliarlo agli amanti della serie, a patto di accettare l’assenza di una modalità cooperativa.
