E sì, signori, si apre il 2019 ma la musica non cambia. Activision Blizzard è impegnatissima a farsi valere fin dall’inizio, cercando in tutti i modi di superare EA nella corsa al titolo di compagnia più puzzolente d’America. E per la sorpresa di nessuno ci sta anche riuscendo. Come? Facendo schifo, prima di tutto. Nello specifico vendendo un mirino a un euro in Call of Duty Black Ops 4.

L’esempio, tra i più vergognosi mai visti nel mondo del gaming, riguarda un mirino laser per fucili. Nello shop di Black Ops 4 è infatti apparso questo simpatico cerchio dal bordo rosso e vuoto all’interno, venduto alla modica cifra di 100 Punti COD, l’equivalente di un euro. Successivamente l’oggetto ha ricevuto uno sconto ed è passato temporaneamente a 15 punti, capirete che offertona imperdibile. Accorrete signori!

Di commenti ne avremmo a volontà ma preferiamo che la notizia si commenti da sola. Un’azienda il cui presidente guadagna 30 milioni di dollari all’anno vende un centinaio di pixel rossi a un euro. Perché anche i pixel valgono™. Per di più dentro un prodotto che costa 70€ più 50 di season pass. Allo stesso tempo Fortnite costa zero e si mantiene più che bene con delle micro-transazioni del tutto opzionali. Ragionateci su e convenite con noi che qualcosa non torna.

Secondo i geni di Activision Blizzard le micro-transazioni sono la soluzione ad ogni male. I pessimi risultati in Borsa del 2018 avrebbero dovuto far suonare un campanello d’allarme nella testa di Kotick e dei suoi amichetti panciuti. Che so, magari allentare la presa sui portafogli dei giocatori, consentire agli sviluppatori di esprimersi al meglio accontentando la community, o alternativamente rilasciando giochi di qualità. E invece via di accanimento terapeutico sugli shop di Destiny 2, Overwatch, World of Warcraft e Call of Duty, giusto perché possono.

Call of duty black ops 4 activision blizzard

Accorrete signori! Pixel in saldo su Call of Duty Black Ops 4: offre Activision Blizzard!

Ma la situazione rimane a dir poco precaria. Qualche giorno fa il direttore finanziario di Blizzard è stato licenziato. Sembra che il tizio fosse già in contatto con Netflix da prima della sua dipartita, tanto da far insospettire il publisher che gli ha così dato il ben servito. Non che avesse tutti i torti, visto l’andamento pessimo della compagnia in Borsa. Ciononostante gli ha elargito 10 milioni di dollari in retribuzione, un quarto del budget di The Witcher 3. Si sa, realizzare videogiochi costa davvero troppo, per quello bisogna tagliare i costi. Tagli che chiaramente pesano sulle tasche di giocatori e sviluppatori, mica dei porcelli in giacca e cravatta.

Giusto qualche settimana fa si era sentito di circa 100 licenziamenti ammortizzati nella sede irlandese di Activision Blizzard, sempre per questa intelligentissima politica di taglio spese. Non solo, ma si parla anche di inside trading, vista la compravendita sospetta di titoli milionari da parte dei capoccia come Michael Morhaime, Dennis Durkin e Brian Kelly, che ha ottenuto circa 95 milioni di dollari dalla vendita delle sue azioni. Ripetiamo: 95 milioni di dollari. E dire che un tempo si guardava anche con rispetto e ammirazione verso la casa di Irvine. Oggi quello che resta sono sviluppatori scontenti, piani alti strapagati in fuga, videogiocatori infuriati e Diablo Immortal.

Quando poi si legge anche che Activision Blizzard vuole censurare la chat dei suoi eSport su Twitch e banna 18.000 account per “tossicità” in game, beh, cosa fare se non spallucce. Il tramonto, ideologico e finanziario, dell’industria videoludica non è più un miraggio. Se i publisher balordi come Activision, EA, Ubisoft e via dicendo continueranno per la stessa strada anche nel 2019 a rimanere saranno soltanto Giappone e indie, come predetto in un nostro editoriale recente.

E alla fine, pensandoci bene, noi giocatori ci perderemmo poco e niente.