Fear the Timeloop è un horror indie che prende spunto dai moderni survival horror action come Resident Evil, ma stravolge in parte la formula con un’idea che cambia completamente il modo di giocare: il tempo. Questo perché non è presente una barra della salute, ma un timer che segna i minuti che vi restano da vivere.
Il gioco è stato rilasciato il 30 Gennaio 2026 su PC Windows tramite Steam (al momento di scrivere questo articolo non è nota la compatibilità con Steam Deck), dove è proposto a un prezzo di lancio di 13,99€. Il gioco è sottotitolato in italiano. Questa recensione è basata su una chiave di attivazione ricevuta dal publisher PlayWay S.A e dallo sviluppatore TacoEaters.
Peso del gioco | Basso |
Fascia PC consigliata |
Storia e setting
Il protagonista di Fear the Timeloop, James, si risveglia sanguinante e confuso in un ospedale abbandonato. La sua condizione è legata a un timer: ha solo 15 minuti per capire cosa stia succedendo, trovare una via d’uscita e sopravvivere, prima che il ciclo si ripeta. Ogni ferita subita sottrae tempo, accelerando il sanguinamento, mentre farmaci e bende possono ripristinare o rallentare la perdita di minuti preziosi. Questa meccanica crea una tensione viscerale e costante, trasformando ogni esplorazione e ogni enigma in una corsa contro il tempo. Bisogna improvvisare, correre e rischiare.
Questa è una scelta che potrebbe frustrare i puristi del genere, abituati a pianificare ogni passo, ma che allo stesso tempo regala un’immersione più adrenalinica e coesa con lo stato fisico del protagonista.
Gameplay
La meccanica che dà il nome al gioco, il timeloop, è meno rivoluzionaria ma funzionale. Alla morte, si ritorna all’ultimo punto di salvataggio, conservando alcune informazioni acquisite come appunti, mappe e dialoghi radio. Questo non va a influenzare minimamente la progressione, è un’idea che serve più a mantenere il ritmo che a creare complessità narrativa.
L’ambientazione unica dell’ospedale è sfruttata alla perfezione, grazie a scorciatoie e a una progressione ben calibrata, non ci si sente mai oppressi dal dover ripercorrere gli stessi tragitti.
Man mano che si avanza, nuovi oggetti chiave rivelano una buona interconnessione tra le zone, permettendo di ritornare strategicamente alle classiche save room per riorganizzarsi. Anche la varietà dei nemici è apprezzabile: progredendo con la storia, essi ripopoleranno zone precedentemente liberate, alimentando un senso di ansia continuo che impedisce di sentirsi al sicuro anche negli ambienti già esplorati.
Il gioco presenta, come da tradizione, le casse oggetti per immagazzinare risorse e oggetti chiave, e un inventario a slot limitati, espandibile trovando zaini nascosti, premiando così l’esplorazione attenta.
Interessante è l’uso di terminali decisionali che ci costringono a scegliere un percorso, precludendone l’altro con i relativi oggetti all’interno. L’uso della mappa è intelligente e funzionale alla natura del gioco: non sarà necessario esplorare ogni angolo, poiché essa rivelerà tutti gli oggetti presenti nelle stanze già visitate, permettendo di ottimizzare gli spostamenti ed evitare perdite di tempo.
Una piccola chicca che migliora la rigiocabilità è il sistema delle abilità equipaggiabili, fino a un massimo di tre slot, che si trovano sparse nell’ambiente. Queste abilità consentono di ottenere vantaggi come un incremento dei danni o una riduzione di quelli ricevuti, e di adattare l’esperienza di gioco al proprio stile, aggiungendo un ulteriore livello di personalizzazione.

Gli enigmi sono buoni, sebbene nulla di rivoluzionario, e purtroppo si ha la sensazione che il tempo continui a scorrere, poiché il gioco non viene messo in pausa. Questo significa che, mentre staremo inserendo un codice in un tastierino, oltre al fattore tempo, anche i nemici potranno attaccarci. È doveroso segnalare, però, che il piccolo team di TacoEaters si dimostra attivo e reattivo nel raccogliere feedback e rilasciare patch per migliorare l’esperienza.
Purtroppo il sound design non è sempre all’altezza: versi nemici poco udibili portano a incontri a sorpresa, rubando minuti preziosi, e fastidiosi glitch tecnici come collisioni imprecise o la possibilità di vedere attraverso le pareti, dimostrano un comparto tecnico non messo del tutto a lucido.
Un altro problema è la gestione della torcia nei luoghi stretti dove spesso, aprendo una porta, questa andrà a impattare contro di essa, provocando lampi di buio che, uniti a fughe disperate, possono causare momenti di disorientamento fatali.
PRO | CONTRO |
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VERDETTO
Nel complesso, Fear the Timeloop è un esperimento più che riuscito. È un gioco che punta dritto all’ansia viscerale, rinnovando il survival horror non con mostri più spaventosi, ma con un nemico inesorabile e universale, lo scorrere del tempo. Nonostante i difetti di una piccola produzione indie, le sue idee non sono per niente male, e mettono una pezza sopra alcune lacune tecniche.
Quindi, per chi cerca un survival horror diverso dal solito, che punta sull’ansia e sull’adrenalina più che sulla riflessione, e se siete disposti a sopportare qualche imperfezione tecnica e ad accettare la sfida di una corsa contro il tempo, Fear the Timeloop offre un’esperienza intensa e memorabile.
Perfetto per chi vuole provare qualcosa di fresco nel genere, pur strizzando l’occhio ai classici del survival horror moderno.

