Hertz e pannelli TV: ecco come funzionano, ma attenzione alle truffe

Qualsiasi azienda ha un interesse primario: vendere per sopravvivere e possibilmente fare profitto. Per riuscirci bisogna far colpo sul consumatore, spesso e volentieri ignorante. L’utente medio è soggetto ai consigli del commesso di turno e – di solito – è poco informato sul prodotto che sta cercando di comprare.
Tutti i produttori di TV e monitor adottano svariati sistemi per mentire in maniera “legalmente accettabile”. Figuratevi che lo fanno anche quando dichiarano le specifiche tecniche dei propri dispositivi. Questo è sempre stato vero ad esempio per gli Hertz, un valore che negli anni è sempre stato incrementato in maniera arbitraria, pur di riportare sulla confezione un numero elevato che attirasse l’attenzione. Fortunatamente, da quando sono state introdotte le prime TV 4K con porta HDMI 2.1, i produttori hanno dovuto adeguarsi, rimangiandosi tutto quello che avevano pubblicizzato fino a quel momento.

Hertz e pannelli TV

Gli hertz indicano la quantità di volte che lo schermo viene aggiornato ogni secondo. 50 hertz significano 50 fotogrammi al secondo, 100 hertz sono 100 fotogrammi al secondo e via dicendo.
Maggiore è il numero di hertz, minore è il tempo di persistenza di un fotogramma sulla retina, maggiore sarà la sensazione di fluidità e di pulizia dell’immagine. Dunque, a parità di pannello, avere più hertz aiuta a migliorare la qualità finale percepita.
In Europa (PAL) le TV LCD (IPS e VA) o OLED possono essere a 50, 100, 120 o 150 hertz. Di solito qualsiasi valore superiore trovate indicato sulla confezione è un falso. Questo è vero in particolare quando andate a comprare TV dalle dimensioni contenute, con risoluzione 1080p o inferiore, sprovviste di porta HDMI 2.1.

Falsità per fare colpo

Ma come fanno i produttori a scrivere informazioni false sia nei talloncini delle TV che addirittura sui loro siti ufficiali?
In realtà tutte le più grandi aziende stanno molto attente a non incappare in possibili grane legali, e utilizzano quindi delle parole molto particolari, a cui l’utente poco informato non dà alcun peso. Nella fattispecie, questi sono i nomi che vedrete accanto alla dicitura “hertz” per i più famosi brand:

  • LG: PMI (Picture Mastering Index);
  • Panasonic: BMR (Black Light Motion Rate);
  • Philips: PMR (Perfect Motion Rate);
  • Samsung: PQI (Picture Quality Index);
  • Sony: MotionFlow XR.

Ma che cosa significano?


Black Frame e Interpolazione delle immagini

Per migliorare la qualità percepita dall’occhio esistono due tecniche utilizzate diffusamente da tutti i produttori di TV: black frame (fotogrammi neri) e interpolazione delle immagini.
Come il nome lascia intendere, i black frame sono dei semplici fotogrammi neri extra. Vengono inseriti tra un fotogramma e l’altro per incrementare il numero di frame al secondo. Inserire questi black frame tra i fotogrammi dà una sensazione di maggiore pulizia all’intero flusso video.
Esempio: se avessimo una TV a 50 hertz che utilizzi frame neri, ciascun fotogramma contenente le informazioni visive sarebbe intervallato a un fotogramma nero. Dato che i fotogrammi in un 50 hertz sono 50, aggiungendo altri 50 frame neri otteniamo 100 aggiornamenti in un secondo. A questo punto il produttore si sente autorizzato a dire che la TV è a 100 hertz, ma aggiunge la sua piccola dicitura per non avere grane legali, dato che tecnicamente sta mentendo.

L’interpolazione delle immagini è invece un procedimento più complesso, che incide in maniera drastica sulla qualità finale delle immagini. Cerchiamo di semplificare il più possibile e in maniera schematica:
1. L’engine della TV analizza il frame che sta per proiettare.
2. Usa un algoritmo per calcolare e sviluppare dei frame intermedi coerenti con il fotogramma reale che sta per arrivare.
3. L’engine inserisce i frame intermedi tra i fotogrammi reali.

L'interpolazione delle immagini viene usata per incrementare gli hertz dichiatati
Ecco come funziona l’interpolazione nella maggior parte delle TV

Nella maggior parte dei casi i film vengono ripresi ancora oggi a 24 frame al secondo, un valore intermedio tra costi e qualità. Immaginiamo adesso un’automobile in movimento in linea retta, ripresa a 24 frame al secondo. Nel primo frame la macchina si troverà in un certo punto della strada, nel secondo sarà poco più avanti, nel terzo ancora più avanti e così via, creando il movimento. L’interpolazione fa sì che il software della TV crei dei frame “finti” e li inserisca tra il primo e il secondo frame reali. Così facendo si creano delle posizioni intermedie in cui raffigurare la macchina. Essenzialmente, invece di produrre un frame nella posizione A, uno nella posizione B e uno nella posizione C, la TV mostrerà A, A2, A3, B, B2, B3, C e così via. Utilizzando un software, il televisore “indovina” quali saranno le posizioni intermedie della macchina tra A e B.

La bontà dell’algoritmo è in continua evoluzione per tutte le aziende. Esso definisce in maniera marcata la differenza tra una visione fluida e una meno fluida. La quantità di frame finti che possono essere creati tra due frame reali è variabile in base alla tecnologia utilizzata.
Facciamo un esempio, e consideriamo adesso una TV a 100 hertz nativi con 3 frame di interpolazione: l’etichetta della TV indicherà in questo caso 400 hertz. Diciamo che la stessa TV utilizzi sia interpolazione che frame neri: in questo caso il produttore scriverà 800 hertz, ma sarà costretto ovviamente a inserire la sua sigla. Gli hertz reali sono comunque 100, ma i fotogrammi che vediamo sono di più, in virtù di interpolazione e black frame.

Gli hertz hanno effettivamente importanza?

Dopo tutta questa spiegazione appare evidente che gli hertz hanno importanza solo quando si tratta di valori reali, nativi. Da quando sono state implementate le porte HDMI 2.1, i pannelli TV necessitano dei 120 hertz nativi per poter offrire contenuti generati a framerate elevati. Questo è vero in modo particolare per i videogiochi, che su PS5 e Xbox Series X|S possono puntare ai 30, 60 o 120 frame al secondo. Per raggiungere i 120 frame al secondo in 4K in un videogame è necessaria quindi una TV che abbia un pannello a 120 hertz nativi.
Facciamo inoltre attenzione, perché attualmente la porta HDMI 2.1 è l’unica che permetta a una console di raggiungere contemporaneamente una risoluzione 4K e i 120fps. Diversamente dai PC, le console sono infatti sprovviste di DisplayPort. In realtà, l’interfaccia HDMI 2.1 è più performante di una DisplayPort in termini di risoluzione e framerate, e permette in teoria di raggiungere la risoluzione 8K a 120 hertz. Per questo motivo ci aspettiamo che HDMI 2.1 venga sempre più utilizzata sia su TV che su monitor gaming.

Morale della favola: se comprate una TV moderna, con porta HDMI 2.1, assicuratevi che il pannello abbia un refresh rate nativo di 120 hertz, specie se siete dei videogiocatori. Ignorate invece tutto ciò che ha accanto sigle e acronimi che, francamente, lasciano il tempo che trovano.

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2 commenti

  1. Interessante ma conosciuta questa informazione ! Ma una lista di TV con pannello nativo 100Hz dove si trova ? Proprio perchè tutte i marchi mimetizzano queste frequenze con quelle del processore, Grazie e saluti,

    • Onestamente non mi risulta che ne esistano. Credo che l’unica sia guardare nelle specifiche tecniche dei diversi modelli. Tendenzialmente comunque tutte le TV che raggiungono i 120 frame al secondo o dotati di porta HDMI 2.1 dovrebbero essere effettivamente a 120 hertz.

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