Jim Sterling è un ex redattore di Destructoid che, nel corso degli anni, è diventato uno dei più importanti blogger a livello mondiale su temi legati ai videogame. All’interno delle proprie Jimquisition ha una mini rubrica chiamata “Oh Ubisoft!”, che è la classica esclamazione che un po’ tutti facciamo quando Ubisoft si abbandona alle sue manie di dominio del mondo con comportamenti ascrivibili alla psicosi.
In questo caso specifico si parla di Ghost Recon Wildlands, action adventure open world rilasciato nel marzo del 2017 che ha riscosso un notevole successo commerciale.
A distanza di 10 mesi dal lancio e mentre i giocatori di tutto il mondo si infuriano con Battlefront II e Destiny 2 a causa dei loot box… Ubisoft ha la brillante pensata di inserire nel gioco i loot box… Per la scienza!

Bisogna sicuramente riconoscere a Ubisoft di avere coraggio da vendere per uscirsene fuori con una mossa del genere. E’ anche difficile capire come possano funzionare i discorsi tra i dirigenti in un’azienda di questo tipo. E’ chiaro che queste persone debbano essere al corrente dei problemi dei publisher concorrenti, Activision ed Electronic Arts inclusi.

Esempio discussione Ubisoft

Dirigente 1 “Hey! Dobbiamo monetizzare ulteriormente con Ghost Recon Wildlands!
Dirigente 2 “Loot Box! ZOMG WTF Loot fucking box!!!
Analista “No, al momento i loot box stanno facendo incazzare tutti i giocatori, sarebbe controprod…
Dirigente 1 + Dirigente 2:
zoidberg meme versi incomprensibili

E niente, mettiamo i loot box perché in fin dei conti che male c’è? Del resto quasi tutti i giochi multiplayer oggi cercano di monetizzare in un modo o nell’altro. Poi non è che siano contenuti con effetti sul gameplay, si tratta solo di roba cosmetica, state buoni, Ubisoft dice che è tutto ok!
E non importa se la personalizzazione degli avatar e gli oggetti cosmetici siano oggi alla base di qualsiasi videogame online. Non ha importanza se in multiplayer qualsiasi giocatore vuole apparire diverso dagli altri. E non ha importanza nemmeno che ciascuno voglia il personaggio più bello e più figo degli altri.
Gli oggetti cosmetici non contano, lo dicono i publisher, quindi si possono mettere nei loot box. Perché non hanno effetti sul gameplay.
Il gameplay non ha nulla a che fare col divertimento, no? Non c’è nessuna gratificazione nel costruirsi un personaggio così come lo volevamo anche esteticamente, no?

Ok, forse per qualcuno il bello di un gioco è anche la possibilità di modificare l’aspetto il personaggio. Magari è per questo che perdiamo ore nei menu di creazione del personaggio in un gioco di ruolo? Tu che dici, Ubi?
Certo, alla fine il gioco non cambia più di tanto, le meccaniche rimangono quelle. Ma senza ombra di dubbio ti diverti di meno.
E mi pare che i giochi siano fatti per divertire. Secondo qualche signore con uno stipendio a sette zeri voi dovete divertirvi con le meccaniche, non con gli oggetti cosmetici. Parola di Ubisoft, di Bungie e di tutti quelli che vi dicono che “tanto sono cosmetici”. Sono oggetti privi di importanza. Non hanno nessun valore. Sono inutili.

Ghost Recon Wildlands

Talmente inutili che a distanza di 10 mesi decidono di costruire tutto un sistema di loot box incentrato sui cosmetici. Così terribilmente superflui e privi di valore che su Battlegrounds qualcuno è disposto a spendere 2.000 dollari per una bandana. E sì, non fanno parte del gameplay, quindi non devono divertirmi. Ti prego Ubisoft, indicami la via, spiegami tu cosa deve divertirmi e cosa no. Insegnaci.

Però bisogna ammettere che sono stati furbi. Non hanno lanciato un gioco nuovo con micro transazioni. Le hanno aggiunte su un prodotto che ha già quasi un anno sulle spalle. E’ chiaro che una mossa del genere faccia molto meno rumore, magari è una maniera intelligente per evitare le critiche da parte della stampa e dei giocatori? Dite che ha funzionato?

Ubisoft è un’azienda marcia esattamente come lo è Electronic Arts. Sono compagnie avide, affamate, ingorde, del tutto prive di rispetto verso i consumatori, visti come festosi cerebrolesi in stato confusionale con accesso indiscriminato alla carta di credito di papà.

Tutti i più grandi publisher oggi difendono i lootbox cosmetici dicendo che non hanno alcun effetto sul gameplay. Forse non ce l’hanno, ok, ma sicuramente l’estetica determina tantissimo all’interno di un gioco online. Se così non fosse non si spiegherebbe l’enorme successo di tali loot box, non si spiegherebbe per quale motivo Bungie abbia aggiunto ben 59 nuovi oggetti in quegli stessi loot box durante le vacanze natalizie. E 59 nuovi oggetti significa che una carrettata di persone si sono messe a disegnare, a realizzare modelli 2D e 3D, a scrivere righe di codice e a implementare il tutto nel gioco. Sono risorse dedicate allo sviluppo di contenuti “inutili” secondo le parole dei publisher, quindi perché non dedicarsi ad altro, magari roba “utile”?

Destiny 2

Destiny 2, stesso identico problema

Magari è perché quei contenuti tanto inutili non sono, magari è perché i giocatori sono contenti quando ottengono skin ed emote particolari; magari Bungie, come Ubisoft, come Electronic Arts, sa perfettamente che quei contenuti sono invece fondamentali per garantire il coinvolgimento della community, specie se fai ruotare un intero endgame intorno a stronzate del genere. Perché fare contenuti veri è difficile. Meglio fare skin.

Non parlatemi di utile e inutile, perché è un discorso che può essere rigirato in mezzo secondo da qualsiasi creatura non del tutto ritardata.
Parliamo invece di gente avida, di giocatori sprovveduti, di community sull’orlo di una crisi di nervi, di colossi che guadagnano miliardi che non sono mai abbastanza. Discutiamo di premi di produttività basati sullo sfruttamento della altrui ignoranza, di promesse non mantenute, di una dignità che non può essere recuperata. Parliamo di qualcosa di triste e di schifosamente reale.
Grazie Ubi, stasera rischiavo di andare a letto senza nausea.