Luto – Recensione | Lutto in horror psicologico

Luto è un’esperienza videoludica che affronta con coraggio e ambizione il tema universale del lutto, che analizziamo a distanza di mesi dal lancio nella nostra recensione. Non siamo di fronte a un horror tradizionale, ma a un racconto sull’esperienza paralizzante di una perdita, rappresentata attraverso un loop esistenziale che diventa anche la meccanica di gioco principale.
Il gioco è stato rilasciato lo scorso 21 Luglio 2025 su PC Windows tramite Steam (certificazione “Giocabile” su Steam Deck), PS5 e Xbox Series a un prezzo ufficiale di 19,99€. Non sono presenti sottotitoli in lingua italiana. Lo sviluppatore Broken Bird Games e il publisher Selecta Play ci hanno inviato una chiave di attivazione della versione PC per potergli dare un’occhiata approfondita.

Luto si ispira in modo evidente al celebre P.T. di Hideo Kojima, che ai tempi stupì il pubblico con un’idea semplice e potentissima: un loop ambientato nel corridoio di una casa, da cui si cercava di uscire nonostante il gioco riportasse sempre al punto di partenza, tra continui mutamenti disturbanti e suggestivi.
Luto riprende quel concetto, lo espande e lo rielabora con intelligenza per raccontare una storia che, prima o poi, finisce per toccare tutti.

La storia di Samuel si svolge all’interno della sua abitazione. L’avventura comincia davanti allo specchio frantumato del bagno e lo scopo iniziale è recuperare un mazzo di chiavi e uscire di casa.
Percorriamo il breve corridoio del primo piano, scendiamo al piano terra, prendiamo le chiavi dal mobile e usciamo.
Questo rituale si ripete nei primi giorni, mentre una voce nella nostra testa, inizialmente rassicurante, ci guida come se i pensieri di Samuel avessero assunto il ruolo di narratore.
Superata la prima settimana, il gioco inizia a svelare nuove porzioni della casa, spesso sconnesse tra loro.
L’architettura si dilata e si restringe in modo illogico, creando tensione senza però puntare davvero allo spavento frontale.

Luto è soprattutto un racconto visivo e suggestivo di ciò che può essere una prigione mentale: un loop esistenziale di una vita che non è riuscita a elaborare un trauma.
Il gioco suggerisce che Samuel abbia provato a lasciarsi la sua vita alle spalle, tentando di allontanarsi e traslocare, ma gli scatoloni sparsi nelle stanze indicano con chiarezza che quel trasloco non è mai avvenuto e che Samuel è, in realtà, prigioniero di se stesso.
Andando avanti, la voce calma e rassicurante assume toni più cupi e sfida il protagonista a uscire da quel labirinto di stanze e corridoi bui, tormentandolo attraverso un senso di colpa che non viene chiarito fino in fondo, ma di cui Samuel è indubbiamente vittima.

Siamo quindi davanti a un walking simulator con enigmi perlopiù visivi, in cui spesso bisogna interpretare ciò che il gioco vuole comunicare, non sempre in modo immediato.
Non sono rari i momenti in cui si fatica a capire cosa fare per proseguire e, una volta trovata la soluzione, il gioco ci rigetta nel bagno, davanti allo stesso specchio in frantumi, facendo ripartire il loop per le circa sette ore necessarie a completare l’esperienza.

Il lavoro di Broken Bird Games è senza dubbio lodevole: tema e messa in scena riescono a colpire nel segno, soprattutto per chi ha vissuto esperienze simili. I difetti non sono tanti, e non è sempre facile distinguere tra vere pecche e scelte narrative deliberate.
La criticità più evidente è la comprensione della storia, volutamente criptica e poco lineare, anche se negli ultimi atti il messaggio finale diventa più chiaro. Inoltre, la risoluzione degli enigmi non è sempre intuitiva e talvolta si basa su azioni poco leggibili: ci si ritrova a girare le stesse stanze a vuoto, con il rischio di spezzare il ritmo dell’esperienza.

  • Tratta il tema del lutto in modo intelligente.
  • Atmosfera suggestiva e visivamente potente.
  • Il loop come meccanica di gioco perfettamente integrata nella metafora narrativa.
  • L’evoluzione dell’ambiente domestico in una prigione mentale è resa in modo eccellente.
  • Narrazione volutamente criptica e poco lineare, che può alienare.
  • Enigmi a volte poco intuitivi e frustranti, che rompono il flusso.
  • Manca di momenti horror tradizionali puntando tutto sull’atmosfera.
  • La progressione può risultare confusa e ripetitiva in alcuni punti.

Verdetto

Qualsiasi dettaglio in più rischierebbe di rovinare la scoperta. Meglio fermarsi qui e lasciare che siano ambienti e ritmo a raccontare la discesa di Samuel nel suo labirinto domestico.
È un titolo consigliato a chi ama i walking simulator e le esperienze narrative lente, ma con aspettative realistiche sul fronte horror: niente jumpscare e poco spavento tradizionale, piuttosto un’immersione graduale in uno stato d’animo di perdita e intrappolamento.

VALUTAZIONE CONSIGLIATO Voto 8/10

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