Metal Gear Solid è una gallina dalle uova d’oro, ed è altamente improbabile che questo quinto capitolo della serie regolare possa essere l’ultimo che giocheremo. Tolto di mezzo il grande Hideo Kojima e rimaste solo le pacioccose manine di Konami sul franchise, è ragionevole presumere che nei prossimi anni avremo ancora a che fare con Snake, Big Boss, Raiden, il Metal Gear e chi per loro.

Ciò che però è indiscutibile è che Metal Gear Solid V sarà l’ultimo capitolo della serie realizzato da papà Kojima, rappresentando un po’ ciò che Final Fantasy X fu per Hironobu Sakaguchi nell’ormai lontano 2001. Avviciniamoci allora a questa recensione consapevoli delle corde che stiamo per andare a toccare, perché il buon Hideo ha saputo negli anni costruirsi un nome, guadagnare un’enorme stima e tanto rispetto per il proprio lavoro, ed è inevitabile un po’ di commozione per un prodotto che, nel bene e nel male, sarà forse l’ultimo del suo genere.

Metal Gear Solid V: The Phantom Pain – Recensione

Se non avete mai giocato un precedente capitolo della serie, Metal Gear Solid V saprà comunque offrirvi tanto divertimento, senza risultare troppo “cattivo” nei vostri confronti. Tuttavia, i fan di vecchia data potranno voler rispolverare le trame di Metal Gear Solid 3 e di Peace Walker, che si collocano cronologicamente prima di questo The Phantom Pain.

Come da tradizione, non abbiamo alcun interesse a fare spoiler. Diciamo soltanto che gli eventi partiranno in maniera intrigante e con un deciso impatto sul giocatore, per poi espandersi inserendo tantissime tematiche, con rivelazioni shock che interesseranno l’intero franchise. La straordinaria regia di Kojima è presente ed evidente nella narrazione, dall’inizio alla fine dell’avventura. La trama probabilmente non è in assoluto la migliore vista in un capitolo di questa serie, ma è comunque validissima e sa farsi apprezzare per le proprie indiscusse qualità e per la ritmica.

Nonostante il gioco sia adesso un open world, il game designer è riuscito infatti a garantire una sceneggiatura incalzante, che tiene alto l’interesse del giocatore sia grazie ai dialoghi, che alla profondità e agli spunti di riflessione. Ovviamente tutto ciò non include la gran quantità di easter egg di cui il gioco è farcito, così come la notevole dose di ironia a cui il buon Kojima ci ha abituati nel corso degli anni.

La svolta open world ha fatto decisamente bene a questo quinto episodio della serie. In Metal Gear Solid V saremo infatti più o meno liberi di affrontare le diverse situazioni sia in maniera silenziosa che lanciandoci sui nemici ad armi spianate, che ancora miscelando sapientemente i due diversi approcci al gameplay. Il cuore del gioco resta lo stealth che abbiamo imparato ad amare nel corso degli anni, ma mai come ora la libertà a nostra disposizione ci farà sentire potenti e in condizione di superiorità rispetto alle ruotine comportamentali di molti degli avversari.
Open world significa anche che oltre alle missioni principali potremo dedicarci a tante quest secondarie per spezzare un po’ il ritmo di gioco, o per ottenere magari informazioni addizionali dai soldati che interrogheremo.

C’è davvero tanto da fare, e il vasto territorio a nostra disposizione brulica di accampamenti nemici grandi e piccoli, che non aspettano altro di essere assaltati, un’idea che per certi aspetti potrebbe ricordare Far Cry.

Metal Gear Solid V The Phantom Pain

Siamo l’elite, quelli capaci di scorrazzare per mezzo Afghanistan, di sfilare silenziosi dietro camion e barili, di sfruttare diversivi per passare inosservati: siamo insomma il meglio del meglio, e questa sensazione regala un divertimento che sembra essere la parola d’ordine dell’intera produzione. Sì, perché Metal Gear Solid V è prima di tutto un gioco divertente, che in molte circostanze non si prende sul serio (caratteristica di Kojima, tra l’altro), e che a prescindere da incarichi e missioni saprà soddisfare anche il giocatore più esigente.
Essere scoperti da un nemico non coinciderà con una disfatta certa, ma potremo reagire con un sistema di riflessi che ci darà il tempo necessario per risolvere il problema dimostrando quanto Big Boss possa essere letale.

Tuttavia, in linea di massima sarà bene cercare di uccidere il meno possibile: non dobbiamo infatti dimenticare che il nostro obbiettivo sarà quello di costruirci un piccolo esercito privato, dunque sarà opportuno catturare i soldati nemici vivi in maniera tale da poterli lanciare (letteralmente) verso il nostro campo base.
La tanto discussa Mother Base ci permetterà di addentrarci un minimo nel genere gestionale, analizzando le caratteristiche di ciascuno dei soldati e stabilendo che mansione affidargli per massimizzare i risultati. Un sistema piuttosto approfondito ma mai troppo complicato ci permetterà di far guadagnare punti esperienza ai nostri ricercatori, sbloccare la possibilità di realizzare equipaggiamenti rari o estremamente utili sul campo.

Metal Gear Solid V The Phantom Pain

Capita tuttavia di incappare in qualche incidente di percorso, nella fattispecie alcune missioni molto meno riuscite rispetto alla media. C’è in effetti la sensazione che in questo The Phantom Pain non si sia fatto un lavoro eccellente con il backtracking, che a volte viene implementato bene, ma che spesso risulterà tedioso. Nella seconda metà del gioco in particolare ci si richiederà di affrontare nuovamente alcune missioni con dei modificatori attivi, che incrementano il livello di difficoltà in maniera esagerata. Se amate questo brand e conoscete i prequel saprete che qualcosa di simile è stata fatta anche in passato. Tuttavia, in questo caso saremo costretti a ripetere dei contenuti già giocati durante lo stesso (primo) playthrough, cosa che non abbiamo trovato molto sensata, e che sembra essere stata inserita più per riempire che per altro. I modificatori renderanno la nostra missione considerevolmente più difficile, lanciandoci sul campo senza l’ausilio di alcun oggetto, incrementando in maniera sensibile i danni da noi subiti, o facendoci fallire la missione nel momento in cui verremo scoperti dai nemici.

L’esperienza che ne risulta sarà frustrante in maniera del tutto gratuita, e non ci sentiamo di appoggiare una scelta di design del genere, considerato -lo ribadiamo- che si tratta del primo playthrough. Non che ci sia nulla di sbagliato nell’offrire un livello di difficoltà elevato, il punto è che in questo caso manca una reale logica, una funzionalità che vada oltre il senso di frustrazione.

Il FOX Engine ha già più volte mostrato i muscoli grazie a demo rilasciate nel corso degli anni, che hanno fatto apprezzare in particolare la versatilità del motore nella gestione delle fonti di illuminazione.
Metal Gear Solid V è impressionante nel colpo d’occhio, a prescindere dalla piattaforma su cui decideremo di giocarlo. La profondità offerta dal filtro anisotropico, la bellezza delle rifrazioni, il semplice livello di dettaglio quando la telecamera si avvicinerà, ma soprattutto la direzione artistica, capace di regalare scorci di un paesaggio spesso arido e brullo, eppure spettacolare e maestoso. Il nuovo Metal Gear Solid è divertente da giocare, ma è anche estremamente piacevole da guardare, grazie a scelte di regia che sono un vero e proprio marchio di fabbrica del nostro buon Kojima.

Metal Gear Solid V: The Phantom Pain rappresenta la degna conclusione di una serie che senza dubbio continuerà, ma lo farà sotto una direzione molto diversa. Il gioco è davvero vasto, i contenuti ci terranno impegnati per decine e decine di ore, ma soprattutto ci divertiranno, perché proprio il divertimento sembra essere il pilastro portante di questa nuova produzione.
Kojima resta Kojima, dunque potete aspettarvi una trama sopra le righe, una regia incalzante e terribilmente cinematografica, easter egg a tempesta e un’ironia presente in innumerevoli momenti del gioco. I fan di vecchia data adoreranno questo nuovo capitolo, per tutti gli altri si tratta di un gioco comunque eccellente, che consigliamo senza remore.
Valutazione scala 1/10

9.0
+ L’open world funziona alla grande
+ Ottima sceneggiatura
+ Tematiche stimolanti
+ Tantissimi contenuti
+ Aspetto gestionale riuscito
+ Tecnicamente all’avanguardia
– Alcune missioni poco sensate
– Qualche calo di tono