Come abbiamo già ampiamente documentato in passato, la politica ha trovato il modo di infiltrarsi anche nel mondo dei videogiochi. Non parliamo di NPC e guerrieri sociali urlanti sui social ma di publisher e sviluppatori dedicati attivamente a portare avanti agende politico-ideologiche. Di prove ne abbiamo avute a sufficienza, ad esempio i casi Riot, Ubisoft e EA, ma quest’oggi se ne aggiunge un’altra, non meno rilevante per la gravità del fatto.

Lo sviluppatore di Dragonpunk, conosciuto per l’ottimo lavoro sulle mod di XCOM e ARK, ha infatti rivelato di esser stato scartato ad un colloquio con Gearbox per via del suo orientamento politico. L’email allegata come screenshot al tweet dipinge un quadro piuttosto inquietante. Riportiamo di seguito la traduzione del testo.

Grazie per il suo interesse in Gearbox Software e per il tempo trascorso con noi durante i colloqui per la posizione di coordinatore alla produzione. Nonostante le sue abilità siano certamente notevoli, abbiamo deciso di selezionare altri candidati per questa posizione. Terremo i suoi dati e le faremo sapere se dovesse aprirsi una posizione che richieda le sue qualifiche. La invitiamo a visitare il nostro sito web per verificare la disponibilità di nuove posizioni. Apprezziamo il suo interesse e le auguriamo di trovare presto il lavoro che desidera.

Stando a quanto dichiarato dallo sviluppatore, l’ultima sessione di colloqui con Gearbox sarebbe stata costituita solo da domande a sfondo politico. Niente ma proprio niente di relativo all’ambito videoludico. E pur mantenendo una posizione centrista senza esporsi troppo, non avrebbe rispettato gli standard del publisher. Non la pensi al 100% come me? Lì c’è la porta. Ecco come, secondo lo sviluppatore, funziona gran parte dei colloqui nell’industria videoludica.

league of legends

Riot Games e League of Legends, uno spettacolo

Quasi nessuno denuncia queste pratiche per paura di essere blacklistato, spiega poi in un successivo tweet. Siamo arrivati al punto in cui la meritocrazia viene soppiantata dall’orientamento politico e non solo. Ci sono casi di aperta discriminazione ai danni di uomini caucasici eterosessuali, non solo in Occidente ma anche nel continente asiatico. Tutto questo con la scusa di “inclusione e diversità”, in poche parole una scusa per dare lavoro a chi non lo merita ma fa parte di minoranze razziali, religiose, sessuali e così via.

Qui troverete le dichiarazioni in lingua originale. A voi la scelta se considerare il tutto attendibile o meno. Per quanto mi riguarda ho ben pochi dubbi sulla veridicità, avendone discusso privatamente con il diretto interessato. Questo è solo l’ultimo di una lunga fila di casi di anti-meritocrazia in un’industria sempre più dominata da incompetenti in mala fede.

Se i giochi iniziano a far schifo non è ormai soltanto colpa di publisher avidi e della loro fissazione per i live service. C’è un grosso problema di fondo, come abbiamo visto nel caso di Mass Effect Andromeda, Mirror’s Edge Catalyst, Dishonored Death of the Outsider, Prey, Battlefield 5 e Anthem. Se le aziende iniziano ad assumere attivisti anziché veri sviluppatori, i risultati sono impietosi. Quando c’è gente (tipo Bioware) che loda pubblicamente la Sarkeesian e le chiede addirittura consulenze, non ha più senso stupirsi di nulla. Vedere Riot aprire la divisione “diversità” mettendovi a capo una donna nera con zero esperienza nel mondo videoludico è perfettamente normale.

anita sarkeesian

Bioware chiede consiglio alla magica Anita

L’invasione della politica porterà soltanto a un drastico calo della qualità dei videogiochi, anzi lo ha già portato. E dove non arriva l’assenza di meritocrazia, arrivano le censure. Notizia dell’ultim’ora che il titolo di Spike Chunsoft Zanki Zero sia stato pesantemente rimaneggiato nella sua versione occidentale. Secondo un possessore di una copia review, le modifiche annunciate dallo sviluppatore non corrisponderebbero al vero e il gioco conterrebbe un numero spropositato di scene, dialoghi e disegni rimossi rispetto alla release nipponica.

Questo è il 2019. Questo è l’influsso della politica nei videogiochi, signore e signori. E se non decidiamo di punire tali decisioni con il portafogli, andrà sempre peggio.