CXMT, il produttore cinese di wafer per memorie RAM, si avvicina alla capacità industriale di Micron, costruisce impianti a ritmi fantascientifici e prepara una maxi quotazione in Borsa. Ma più wafer non significano automaticamente tecnologia migliore o memorie a prezzi stracciati.
Fino a pochi anni fa, CXMT era il nome che compariva in fondo agli articoli sulle memorie cinesi. Si tratta di una società giovane, sostenuta da Pechino, tecnologicamente distante da Samsung, SK Hynix e Micron e troppo concentrata sul mercato interno per preoccupare davvero i giganti del settore. Ma nel 2026 le cose sembrano decisamente diverse.
Secondo le stime di SemiAnalysis, entro la fine dell’anno ChangXin Memory Technologies potrebbe raggiungere una capacità produttiva di circa 350.000 wafer al mese. Micron dovrebbe fermarsi attorno ai 385.000. Il confronto riguarda la capacità teorica e non la quantità effettiva di memoria vendibile, ma resta impressionante: CXMT è nata nel 2016 e si sta avvicinando a un’azienda con decenni di esperienza.
La crescita è stata accompagnata da numeri notevolissimi. Nel 2025 CXMT ha conquistato circa il 7,7% del mercato mondiale delle DRAM, diventando il quarto produttore globale. Nel primo trimestre del 2026 ha dichiarato ricavi per 6,56 miliardi di euro, in aumento del 700% rispetto all’anno precedente, e un utile netto di 3,23 miliardi di euro. La società si prepara inoltre a raccogliere 3,81 miliardi di euro attraverso la quotazione alla Borsa di Shanghai.
Attenzione però, perché tutto questo non significa che la Cina abbia raggiunto Micron e che stia per inondare il mercato di RAM economica.

La capacità produttiva misura quanti wafer possono entrare negli impianti. Non dice quanti ne usciranno senza difetti, quanta memoria sarà ottenuta da ogni wafer e quale valore avrà ciascun chip.
Questo significa che CXMT può avvicinarsi a Micron per numero di wafer e restare comunque parecchio indietro sul piano tecnologico e finanziario. SemiAnalysis stima che, nella produzione di DDR5, il costo per bit dell’azienda cinese sia ancora superiore di oltre il 30% rispetto a Samsung, SK Hynix e Micron. La differenza nasce da processi produttivi meno efficienti, chip più grandi e rese che devono ancora maturare.
Nemmeno i prezzi sono per il momento interessanti quanto vorremmo. Nel primo trimestre del 2026, il prezzo medio delle DRAM di CXMT sarebbe stato solo il 5-10% inferiore rispetto a quello dei tre concorrenti principali. La società sta guadagnando grazie all’aumento generale dei prezzi delle memorie, non perché abbia già trovato un sistema miracoloso per produrre RAM spendendo molto meno degli altri.
Essenzialmente l’espansione di CXMT non garantisce kit DDR5 a prezzi sugli scaffali europei. Una parte enorme della produzione viene ancora assorbita dalla Cina, mentre tutte le restrizioni commerciali (con buona pace della “libera concorrenza” occidentale) e attriti politici possono limitare l’utilizzo dei chip cinesi nei dispositivi destinati agli Stati Uniti e ad altri mercati. La conseguenza più probabile, almeno nel breve periodo, è che CXMT possa solo “aggiungere capacità” in un momento in cui la memoria continua a scarseggiare e impedire che la situazione peggiori ulteriormente. Che è già qualcosa, per carità, ma non dobbiamo pensare che l’enorme problema delle RAM si possa risolvere da un giorno all’altro o da un mese all’altro.
I giganti vogliono l’IA, CXMT il resto
Samsung, SK Hynix e Micron stanno spostando investimenti e capacità verso HBM e DRAM per server. Sono i prodotti richiesti dai data center e dagli acceleratori per l’intelligenza artificiale, dove margini e contratti valgono molto più della memoria destinata a un PC economico. CXMT, invece, genera ancora quasi tutte le proprie vendite attraverso DRAM convenzionale: DDR per computer e server tradizionali, LPDDR per smartphone e altri dispositivi. Il loro interesse verso HBM resta al momento piuttosto marginale. Questo è un vantaggio per i giocatori e per i consumatori come noi.
Mentre i leader concentrano le linee migliori sui prodotti più remunerativi, qualcuno deve continuare a produrre memoria per PC, notebook, smartphone, automobili e apparecchiature industriali. Il prezzo delle DDR5 resta infatti una delle variabili più pesanti anche nella composizione di un PC da gaming da 1.200 euro, una fascia nella quale ogni aumento della memoria finisce per sottrarre budget alla scheda video, all’SSD o agli altri componenti. CXMT non deve superare SK Hynix nell’HBM4 per entrare in quel mercato. Le basta offrire DDR5 e LPDDR5 abbastanza affidabili, in quantità elevate e a un prezzo accettabile.
Diversi produttori di schede madri e componenti hanno già iniziato a validare memorie basate su chip CXMT. MSI e Asus hanno ampliato il supporto delle proprie piattaforme AMD, mentre marchi come Corsair e Lexar hanno sperimentato o adottato componenti cinesi in alcuni kit destinati soprattutto al mercato locale. Non serve quindi che CXMT diventi il nuovo leader mondiale. Può cambiare il mercato anche restando indietro di qualche generazione, a patto che produca abbastanza chip da diventare impossibile da ignorare.
Le sanzioni americane
Gli Stati Uniti hanno limitato l’accesso cinese alle apparecchiature più avanzate per la produzione di semiconduttori. CXMT non può comprare liberamente macchinari EUV e deve lavorare con tecnologie DUV più vecchie, affrontando più passaggi produttivi, costi superiori e maggiori difficoltà nel migliorare le rese. C’è quindi un divario molto evidente sulla produzione di HBM. Mentre Micron e SK Hynix lavorano sulle generazioni più recenti, CXMT sta ancora cercando di portare su larga scala soluzioni precedenti. La capacità di produrre wafer non risolve da sola problemi di packaging, efficienza energetica e resa.
La risposta cinese, però, non è stata rallentare gli investimenti. Il governo cinese ha sostenuto CXMT attraverso capitali, infrastrutture, terreni e una domanda interna pronta ad assorbire la produzione. La velocità è infatti impressionante, con tempi di completamento delle fabbriche stimati attorno alla metà di quelli necessari per alcuni progetti occidentali. Costruire l’edificio non significa aver già avviato una produzione stabile, ma è comunque una buona indicazione della velocità con cui la Cina sta guadagnando terreno rispetto alla gestione occidentale.
SemiAnalysis stima che la capacità produttiva di CXMT possa raggiungere 350.000 wafer al mese entro la fine del 2026, salire a 420.000 nel 2027 e arrivare a 500.000 nel 2028.
Le restrizioni americane hanno reso più difficile competere al vertice della categoria, ma non hanno impedito alla Cina di costruire una propria industria capace di occupare la fascia immediatamente inferiore.
Chi spera che CXMT possa far crollare rapidamente il prezzo delle DDR5 resterà deluso. La domanda generata dai data center continua a sottrarre capacità al resto del mercato. SemiAnalysis ritiene che le DRAM possano rimanere in una condizione di forte carenza almeno fino al 2028, persino includendo l’espansione cinese nei propri calcoli. CXMT può alleggerire la pressione, offrire un’alternativa ai produttori cinesi e aumentare la concorrenza nelle memorie tradizionali. Non può cancellare da sola una domanda mondiale alimentata dall’intelligenza artificiale.
La vera novità è che il mercato delle DRAM, rimasto per anni nelle mani di tre gruppi, ora ha un quarto produttore con abbastanza fabbriche, capitale e domanda interna da influenzare le scelte degli altri.
CXMT non deve vincere la corsa tecnologica per creare problemi a Micron. Le basta continuare a correre.
