Le schede video Nvidia per i giocatori potrebbero ricevere a breve il terzo rincaro alla fonte dall’inizio del 2026. Contemporaneamente stanno salendo anche i costi dei materiali usati per produrre i PCB, le schede stampate presenti dentro quasi qualsiasi dispositivo elettronico. Sembra quindi che il conto stia per aumentare per computer e smartphone, passando per televisori, console e perfino elettrodomestici.
Secondo l’Economic Daily News di Taiwan, NVIDIA avrebbe comunicato ai produttori di schede video un nuovo aumento per i pacchetti che comprendono processore grafico e memoria. La testata parla di percentuali comprese tra il 20 e il 30%, con Samsung che avrebbe alzato del 20% le quotazioni DRAM previste per il terzo trimestre. Si tratterebbe quindi del terzo intervento in sette mesi. A gennaio erano già circolate indicazioni su aumenti tra il 10 e il 15%, mentre a maggio il ritocco aveva riguardato soprattutto RTX 5090 e RTX 5090 D V2. Blackwell era partita con disponibilità ridicola e prezzi reali lontani da quelli consigliati; adesso che la situazione avrebbe dovuto normalizzarsi arriva un altro aumento. Nel mercato hardware, ormai, la normalità consiste nel pagare troppo senza dover anche ringraziare il bagarino di turno.
Serve comunque fare una distinzione tra il costo reale del prodotto e il prezzo che poi viene esposto in negozio. BenchLife parla dei GPU KIT venduti ai partner, non di un aumento ufficiale dei listini GeForce. I pacchetti sono formati da chip grafico e VRAM, sia GDDR7 sia GDDR6. BenchLife non indica una percentuale precisa e NVIDIA non ha annunciato nuovi prezzi consigliati al pubblico, almeno per il momento. Teoricamente i produttori partner possono assorbire una parte dei costi, ma non lavorano per beneficenza. Un kit rincarato del 20% non trasforma automaticamente una scheda da 600 euro in una da 720, perché rappresenta soltanto una parte del prodotto finale. In pratica dovremo vedere quanti intermediari approfitteranno dell’occasione per aggiungerci del proprio.
In Cina il peggioramento sarebbe già visibile. Economic Daily News cita una RTX 5070 Ti da 16 GB passata in un giorno da 9.299 a 10.700 yuan, circa il 15% in più. Nel novembre 2025 si trovava a 7.200 yuan. Alcuni rivenditori avrebbero anche rimosso diverse schede dai listini: la merce resta la stessa, ma può tornare in vendita con un cartellino peggiore.
Il problema dei PCB riguarda tutta l’elettronica
Il secondo aumento fa meno rumore di quello delle schede video Nvidia, ma ha una portata molto più ampia. Il PCB è la base sulla quale vengono montati e collegati i componenti. Se un prodotto contiene elettronica è molto probabile che ne utilizzi almeno uno. Il rincaro dei laminati entra quindi nel conto di qualsiasi azienda debba costruire un apparecchio con circuiti al suo interno, incluse console, schede video e compagnia bella.
L’industria AI sta occupando una percentuale sempre crescente della capacità produttiva destinata ai materiali più avanzati. I server richiedono schede con molti strati e laminati capaci di lavorare ad alte frequenze. Sono prodotti sui quali i margini sarebbero insostenibili nel mercato consumer. Dovendo scegliere a chi riservare le linee, il router da cinquanta euro parte con qualche leggerissimo svantaggio rispetto a un centro dati da miliardi.
Jemstech, in un intervento pubblicato da Dataweek, riferisce tempi di consegna arrivati a circa quattro settimane persino per i comuni laminati FR-4. Alcune soluzioni specializzate raggiungono i 140 giorni. Pesano anche la disponibilità limitata della lamina di rame e costi logistici ancora molto elevati. Fondamentalmente è ormai dal 2020 che la filiera colleziona problemi con una costanza ammirevole.
Il thread di NeoGAF parla di aumenti tra il 20 e il 30% per qualsiasi PCB, seguiti da un altro 10-15% ad agosto. Ipotizza inoltre meno console disponibili e bundle usati al posto degli sconti tradizionali. Sono due scenari abbastanza plausibili.
La situazione rimane brutta anche senza percentuali non verificate. Se aumentano i materiali di base, costruire elettronica costa di più. Sui prodotti economici bastano pochi euro per distruggere margini già ridotti. Il taglio di prezzo che un tempo arrivava con la maturità del prodotto viene essenzialmente cancellato, come abbiamo visto durante questa generazione di console, dove i prezzi di lancio delle macchine sono inferiori rispetto a quelli attuali, una prima volta storica.
Proprio le console potrebbero essere protette in parte dai contratti stipulati su volumi enormi, ma non vivono fuori dal mercato. Un PCB più caro non obbliga Sony, Microsoft o Nintendo ad alzare immediatamente i listini, ma rende più difficile ridurre i prezzi e aumenta la probabilità di revisioni verso l’alto. Lo stesso vale per qualsiasi altro dispositivo. Nessuno subirà lo stesso identico aumento, ma quasi tutti partono da costi peggiori.
Dietro la singola notizia sulle schede video Nvidia c’è un mercato che continua a peggiorare per tutta l’elettronica. Non stiamo più attraversando una breve crisi dopo la quale torneremo ai vecchi prezzi. La scarsità dei chip si è allentata, ma i listini non sono tornati indietro. Le memorie costano di più e adesso si aggiungono i pacchetti GPU insieme ai materiali dei PCB. L’AI assorbe produzione perché è il cliente disposto a pagare di più.
È ancora impossibile stabilire quanto di questi rincari arriverà nei negozi italiani, ma manca qualsiasi spinta seria nella direzione opposta. Aggiornare un PC diventa più caro e i tagli di prezzo sulle console si allontanano. Tutto il resto dell’elettronica parte dagli stessi materiali, quindi difficilmente rimarrà a guardare. A questo punto resta soltanto da capire quali dispositivi riusciranno a evitare gli aumenti per qualche mese in più.

