Sony non sa ancora quando lancerà PlayStation 6. Questa è la notizia che nelle ultime ore sta girando parecchio, accompagnata dall’idea che il 2027 sia ormai molto meno sicuro e che la crisi delle memorie abbia mandato all’aria i piani. O no?
Il presidente Hiroki Totoki ha effettivamente detto al Wall Street Journal che Sony non ha ancora fissato una data per PS6. Nello stesso articolo si parla delle aspettative degli analisti, che a quanto pare speravano nel 2027, mentre adesso è tutto più incerto a causa della situazione hardware causata dalle IA. Forse però i giocatori ci stanno costruendo sopra un po’ più del dovuto. Perché Sony questa cosa l’aveva già detta a maggio.
Durante i risultati finanziari dell’8 maggio, alla domanda sui costi delle memorie e sulle prossime console, la risposta ufficiale era stata che, per le piattaforme di nuova generazione, non erano ancora state prese decisioni né sul prezzo né sulla tempistica di uscita. Sony ha inoltre dichiarato che, secondo le loro stime, RAM e memorie (in particolare SSD) sarebbero rimasti cari e con forniture scarse almeno per tutto il 2027, motivo per cui stava valutando diversi scenari. Quindi no, oggi non abbiamo scoperto che PS6 è stata rinviata. Non abbiamo nemmeno una vecchia data da rinviare.
Ed è proprio questo il primo punto sollevato da parecchi utenti nel thread di NeoGAF. C’è chi ha liquidato l’articolo come una “non-notizia”, facendo notare che Sony non annuncia normalmente la data di una console con un anno e mezzo d’anticipo. Altri continuano tranquillamente a puntare sul quarto trimestre 2027.
Detto questo, leggendo oltre cento interventi viene fuori qualcosa di molto più interessante della gara a indovinare novembre 2027, novembre 2028 o l’anno del Signore 2030: una parte dei giocatori non sembra avere nessuna fretta di vedere PS6. E questo per Sony dovrebbe essere decisamente più interessante della data.
Nel thread c’è chi dice apertamente “tenetevela”, chi è soddisfatto di PS5 Pro, chi pensa di passare definitivamente al PC e chi collega il proprio disinteresse alla fine dei giochi fisici. Altri guardano semplicemente questa generazione e si chiedono quale sia l’urgenza. Abbiamo avuto giochi che continuano a uscire su più generazioni, produzioni sempre più lunghe e studi enormi capaci di passare buona parte del ciclo di PS5 senza pubblicare un nuovo titolo. Adesso dovremmo avere una fregola incontrollabile di comprare un’altra scatola?
Poi c’è il prezzo, un piccolo dettaglio che magari vale la pena di prendere in considerazione. Nel thread si ipotizzano cifre che vanno dagli ottimistici 700-800 dollari (con Sony che accetta quindi di vendere in grossa perdita), fino ai 999 dollari diventati ormai una specie di meme. Qualcuno tira fuori perfino scenari da 1.500 dollari, che a quel punto più che una console è una richiesta di finanziamento. Naturalmente sono calcoli degli utenti, non prezzi annunciati da Sony. Il problema da cui partono, però, è reale: la stessa Sony ha riconosciuto che il costo delle memorie sta peggiorando il costo di produzione dell’hardware.
E qui il thread si spacca in due.
Da una parte c’è chi dice: aspettate. PS5 continua a vendere, PS5 Pro esiste già, nessuno sta inseguendo Sony e lanciare una console costosissima nel mezzo della crisi sarebbe un suicidio commerciale.
Dall’altra parte c’è un’obiezione molto meno stupida di quanto sembri: aspettare cosa? Se Sony rimanda di un anno, chi garantisce che la memoria costerà meno? Se ne aspetta due? Tre? La domanda dei data center sparisce magicamente perché a PlayStation serve la GDDR7? Nessuno può prometterlo. Alcuni utenti sostengono quindi che Sony potrebbe essere costretta a lanciare comunque e assorbire almeno una parte del costo, perché restare ferma aspettando che il mercato torni “normale” potrebbe significare scoprire che quel normale non esiste più, un discorso che abbiamo affrontato anche nelle nostre live.
Essenzialmente Sony non deve scegliere tra PS6 nel 2027 e PS6 nel 2028. Deve invece decidere quanto vuole far pagare la console, quanto margine può sacrificare e quale PS6 abbia ancora senso produrre con questi costi.
Nel frattempo Sony ha pure deciso di interrompere la produzione dei nuovi giochi PlayStation su disco dal 2028, altra scelta che pesa parecchio sul sentiment generale verso la prossima generazione. C’è gente che dice senza mezzi termini che una PS6 solo digitale non la comprerà. Sony, da parte sua, ha già spiegato agli investitori che non considera il disco un elemento fondamentale per differenziare PlayStation dal PC: punta su prezzo, ecosistema e catalogo. Ed è qui che, un pochino, si ride.
“Prezzo più basso di un PC”, dice Sony. Nel momento storico in cui il costo dell’hardware sta mandando in paranoia tutti i produttori hardware, Sony inclusa.
Togli il disco per abbassare i costi. Alzi il prezzo perché RAM e semiconduttori costano uno sproposito. Poi devi convincere quello che ha già una PS5 o una PS5 Pro che la nuova macchina vale magari 800, 900 o chissà quanti euro, mentre una parte del pubblico guarda il salto generazionale e chiede se effettivamente sia cambiato qualcosa. Perché, in tutta onestà, cosa rende PS6 una “6”? Più teraflop non bastano più a fare l’effetto che facevano vent’anni fa. Il salto potrebbe arrivare dall’hardware dedicato all’AI, dall’upscaling, dalla ricostruzione dell’immagine e da nuovi sistemi di rendering. Ma il giocatore deve vedere la differenza.
Per questo fissarsi oggi sul 2027 rischia di farci perdere il punto. PS6 arriverà quando Sony riterrà di avere una macchina che può produrre e vendere senza farsi esplodere i conti. Potrebbe essere il 2027, potrebbe slittare. La dichiarazione di Totoki non ci permette di scegliere una delle due caselle.

