Aggelos 2 è un progetto piccolo e molto chiaro. Vuole offrire pixel art 16-bit, esplorazione, boss, aree che si aprono man mano che otteniamo nuove abilità e una struttura da metroidvania piuttosto classica. Rispetto al primo gioco, però, c’è molta più roba. Il mondo è più grande, la progressione è più ricca e soprattutto entra in scena il passaggio tra forma angelica e forma demoniaca, che cambia sia il modo di combattere sia quello di muoversi dentro alcune aree.
Il gioco è stato rilasciato il 27 agosto 2026 su PC Windows tramite Steam (Verificato su Steam Deck), PS5, PS4, Xbox Series, Xbox One e Nintendo Switch. Lo sviluppatore è Wonderboy Boby. Il publisher PQube ci ha inviato una chiave di attivazione del gioco per Steam per poter realizzare la nostra recensione.
La cosa che funziona meglio del gioco rimane l’esplorazione. Aggelos 2 ha capito bene quella sensazione tipica del genere: trovi una strada che non puoi raggiungere, vai avanti, ottieni una nuova abilità e dopo un po’ ti torna in mente proprio quel punto. Non serve inventarsi chissà cosa.
La mappa dovrebbe aiutare, ma non sempre ci riesce. È presente, ed è già un passo avanti, però quando iniziano ad accumularsi indicatori, zone da ricontrollare e percorsi ancora chiusi diventa meno chiara di quanto avremmo voluto. Finché segui la progressione principale il problema si sente poco. Se inizi a cercare tutto, invece, il backtracking può diventare abbastanza pesante.
Le due forme in cui possiamo trasformarci sono probabilmente la novità più importante del sequel. Quella angelica tende a essere più pratica in parecchie situazioni, soprattutto perché offre attacchi a distanza e strumenti più facili da sfruttare. La forma demoniaca ha buone idee e viene usata bene in alcuni scontri e puzzle, ma non sempre sembra avere lo stesso peso.
È un peccato, perché sulla carta il sistema dovrebbe portarti a cambiare continuamente approccio. In realtà capita abbastanza spesso di preferire una forma quasi per comodità, invece che per una vera esigenza del combattimento.
Il combat system rimane comunque piacevole. Non è complicato e non prova neanche a esserlo. Gli attacchi sono immediati, i nemici lavorano soprattutto sui pattern e gran parte della difficoltà nasce dal capire quando entrare, quando arretrare e come usare le abilità che hai già sbloccato.
I boss sono il momento in cui tutto questo funziona meglio. Qui il gioco riesce a sfruttare davvero movimento, tempismo e forme, con scontri più interessanti rispetto ai normali gruppi di nemici. Non sono tutti allo stesso livello, ma sono abbastanza vari e spesso costringono a capire cosa sta succedendo invece di limitarsi a picchiare finché qualcosa muore.
La difficoltà in generale è buona, ma non sembra costruita per rendere Aggelos 2 un gioco punitivo a tutti i costi. Il problema vero arriva piuttosto quando si muore. Alcuni checkpoint sono troppo lontani e rifare pezzi già superati non aggiunge niente alla sfida. Non ti fa sentire più bravo quando finalmente arrivi al punto successivo, ti fa solo ripetere una parte che avevi già risolto.

Ed è qui che si vede il lato meno piacevole dell’anima rétro della produzione. Aggelos 2 recupera molto bene il feeling dei giochi di una volta, ma ogni tanto sembra voler recuperare anche cose che oggi potevano tranquillamente essere lasciate indietro. Alcune rigidità nei movimenti, certi limiti negli attacchi e qualche scelta nei checkpoint sembrano più vecchie che nostalgiche.
Non è un problema enorme, perché il resto della progressione continua a funzionare. Nuove abilità arrivano con una buona frequenza, esplorare porta spesso a qualcosa di utile e il gioco riesce quasi sempre a dare una ragione per deviare dal percorso principale.
Anche la pixel art è migliorata parecchio rispetto al primo capitolo. Il passaggio a uno stile più vicino ai 16-bit permette ambientazioni più ricche, animazioni più dettagliate e soprattutto boss molto più interessanti da vedere. Non tutto il bestiario ha però la stessa qualità. Alcuni nemici sembrano appartenere a mondi completamente diversi e il risultato non ha sempre ha una vera identità comune.
La colonna sonora segue lo stesso approccio molto rétro. Se amate quel tipo di suono probabilmente non avrete grossi problemi. Alcuni brani però girano su loop abbastanza brevi e, quando si resta parecchio nella stessa zona, iniziano a diventare un po’ insistenti.
La storia invece resta sullo sfondo. Serve a mandarti avanti, a collegare le varie zone e a dare un minimo di contesto a quello che succede, ma non è certo il motivo per cui si gioca ad Aggelos 2. I personaggi non lasciano sempre il segno e la narrazione è più funzionale che memorabile. Per fortuna il gioco punta soprattutto su altro.
Verdetto
Aggelos 2 riesce quando ti lascia esplorare, trovare un nuovo potere, tornare indietro e aprire una strada che avevi segnato mentalmente ore prima. Riesce nei boss, nel ritmo della progressione e nel modo in cui amplia il primo episodio senza complicare troppo quello che già funzionava. Ha difetti che sembrano legati ad altri tempi, come se la sua volontà di tributare il passato si dimostrasse una lama a doppio taglio. Ad ogni modo, chi cerca un metroidvania diretto, pieno di segreti, con buoni boss e una struttura molto vecchia scuola troverà parecchio da apprezzare. Chi invece vuole tutte le comodità dei giochi moderni dovrà accettare qualche compromesso in più.
