Il politicamente corretto rischia di affondare anche Capcom, continuando a spargersi a macchia d’olio sul territorio giapponese, un po’ come sta avvenendo anche in Europa.

Periodo interessante, eh? Già. Sony (o Soyny che dir si voglia) si allontana sempre di più dal Giappone puntando tutto sull’occidente, con frutti meravigliosi tipo Call of Duty ed esclusive rubate in stile Timoteo Maiali, mentre Microsoft (aka Microzozz) cerca di appropriarsi dei lasciti della rivale nella ex madrepatria, con una strategia fortemente capitalista ma apparentemente pro-consumatore. Intanto Nintendo (o Colei che fa Giuochi per Buambuini) sorseggia succo di pompelmo contando i miliardi delle sue esclusive, mentre un esercito di giocatori-rifugiati adesso sceglie Switch come la piattaforma giapponese per eccellenza.

Nel frattempo i normaloni si bagnano grazie allaggrafica™ venduta a 80 fogli su sistemi ad alto contenuto di soia e progettati con l’ausilio dei tarzanelli, mentre gli utenti un attimino più selettivi si beano della nuova passione di SEGA e Atlus per Steam, sperando che a Yakuza 7 faccia seguito tanta altra bella roba del loro catalogo. Il pericolo è sempre dietro l’angolo. E per pericolo intendo soia e politicamente corretto.

Attacco Hacker a Capcom svela ordine politicamente corretto

Dovete infatti sapere che negli ultimi giorni Capcom (per gli amici Crapcom) ha subito dei ricatti da parte di hacker penetrati nei suoi sistemi informatici. Questi beniamini hanno rubato oltre 1TB di materiale riservato e lo hanno diffuso online. Tra le altre cose hanno rivelato l’esistenza di versioni PC per Monster Hunter Rise, Stories e dietroscena interessanti sul reparto finanziario della compagnia.
Noi, però, ci soffermeremo su quanto trapelato in merito alle questioni etiche e di design, che vedrebbero Capcom soccombere al virus di matrice californiana, scientificamente definito Glycine max. Analizziamo passo dopo passo i report scaturiti dall’hackeraggio, tenendo conto che potrebbero esserci degli errori grammaticali a causa delle traduzioni approssimative.

Tra i documenti trafugati sbucano fuori delle presentazioni su materiale pubblicitario di Capcom, politicamente corretto e guide su come evitare le controversie online. Ciò include diktat sull’evitare un linguaggio potenzialmente discriminatorio o pregiudiziale, insieme a nuove linee guida sui PR e i commerciali di ogni regione.
Si discute di come i game designer di Capcom debbano seguire specifiche direttive come inserimento di opzioni cosmetiche “gender neutral”, rappresentazioni etniche che evitino stereotipi o disuguaglianze e divieti sull’uso di linguaggi espliciti o contenuti sessuali salvo necessità di contesto narrativo.




Una slide cita The Last of Us Part II e Shadow of the Tomb Raider come esempi positivi per i personaggi LGBTQ (che d’ora in poi chiameremo “alfabeto”). Tali personaggi dovrebbero essere rappresentati come ugualmente attrattivi e pubblicizzati allo stesso modo di quelli maschili. Al contrario, la Principessa Peach e Zelda vengono usati come esempi di stereotipi femminili negativi, le tipiche “damigelle in pericolo”.
La presentazione affida ai localizzatori e ai distributori locali il compito di assicurarsi che certi contenuti siano “appropriati” e che possano essere adatti a qualsiasi genere di pubblico. I personaggi creati dai giocatori dovranno avere lo stesso tipo di trattamento all’interno dei videogiochi, senza distinzioni di sesso ma di tipologia di corpo.

Il sex appeal, che include costumi, pose o fanservice di alcun genere, sarà lo stesso tra uomini e donne e verrà usato soltanto se richiesto dal contesto della storia. Tuttavia i costumi non potranno ammiccare solo a un tipo di utente, ovvero a un sesso specifico.
Curiosamente i report si contraddicono da soli quando Capcom porta l’esempio di Street Fighter, dove Ryu senza maglietta viene visto di buon occhio ma la culata di R. Mika viene considerata inappropriata. Lo stesso dicasi per le armature di Monster Hunter World, ritenute scorrette perché quelle femminili mostrano più pelle rispetto alle maschili.
Inoltre si citano Spider-Man Miles Morales come esempio positivo di personaggio non bianco e Dee Jay di Street Fighter con il cappello Rasta come negativo.

Insomma, capite bene il disagio mentale di questi individui. Il problema non è tanto Capcom in sé ma i suoi investitori, tra cui nientepopodimeno che…? Indovinate. Sony, esatto! Del resto i documenti citano preoccupazioni riguardo a cosa gli investitori occidentali possano pensare della mancanza di linee guida sul politicamente corretto all’interno dell’azienda. Mai scontentare gli azionisti, soltanto i giocatori. A quelli puoi benissimo mostrare il medio, così per sport.




Le nuove direzioni del publisher nippo-californiano (sedi a Los Angeles e San Francisco) costituiscono un serio pericolo per la libertà dei designer e per la qualità intrinseca delle loro produzioni. Citare come esempi positivi giochi Sony e Square Enix, due compagnie fortemente insoiate e anti-consumatore, additando Nintendo come il male assoluto è abbastanza indicativo di quanto poco tempo passerà prima che Capcom torni nel fango da cui è uscita di recente.
Il focus sulla censura, sulle restrizioni, sul coprire il corpo femminile e imbruttirlo rendendo ogni eroina una sorta di Rambo con la passera non fanno altro che mostrare una sudditanza psicologica verso l’occidente e le sue follie sociopolitiche. Roba che non ci si aspetterebbe da un’azienda giapponese di questo calibro. Ora capite perché hanno rovinato Jill in Resident Evil 3? Per me era già cristallino fin dall’inizio.

E continuando così anche altri studi giapponesi seguiranno la scia impestata del politicamente corretto, fino a distruggere qualsiasi spiraglio di estro e libertà creativa all’interno del medium videoludico. Sulla base di cosa si definisce un contenuto “inappropriato”? Chi decide se un termine sia offensivo o meno? Perché si continua a virare verso un modello sempre più simile a quello della Cina comunista, dove censure, crediti sociali e campi di concentramento la fanno da padroni?
Personalmente credo nel mantra del votare con il portafogli. Se non agiamo subito in tal senso verremo travolti dalla merda e i videogiochi diventeranno tutti come delle serie prodotte da Netflix. E non vogliamo che ciò accada, giusto? Vi dico una cosina prima di lasciarvi. Avevo preordinato la collector’s di Monster Hunter Rise perché mi attirava parecchio e sono un fan della serie. Se volete adesso ce n’è una in più sul sito di Gamestop. A buon rendere.