Nei giorni scorsi è circolata la storia di uno sviluppatore indipendente che ha rifiutato l’accordo di esclusività proposto da Epic Games. Trattasi di Wlad Marhulets, autore dell’adventure horror Darq, uscito il 15 agosto su Steam e GOG. Prima su Reddit e poi con un post su Medium, il giovane sviluppatore ha in un sol colpo smascherato l’ipocrisia di Timmy Tencent Sweeney e ricevuto migliaia di attestati di stima e supporto dai giocatori.

Come? Semplicemente comportandosi in modo onesto e trasparente, una rarità nell’industria videoludica al giorno d’oggi. Wlad ha rivelato di essere stato contattato da Epic Games subito dopo aver caricato il trailer del suo gioco contenente la data di lancio su Steam. In sostanza il PR gli ha proposto di sfanculare Valve e gli utenti Steam/GOG per vendere l’anima (e anche qualcos’altro) al diavolo pelato con gli occhiali.

Il nostro eroe, pur rifiutando l’offerta di esclusività, ha chiesto al PR se l’azienda fosse interessata a ospitare Darq in parallelo con gli altri store digitali. La risposta possiamo già immaginarla. Nein, come direbbero i Rammstein, quindi con molta enfasi. O pubblichi solo su Epic Store o lì c’è la porta. Comportamento alquanto strano da una compagnia così attenta ai bisogni e agli interessi degli sviluppatori, non vi sembra?

Fatto sta che non c’è stato verso di trovare un accordo e le parti si sono cordialmente separate. Wlad ha raccontato l’accaduto per esteso, mostrando anche le email del referente di Epic Games, e ha spiegato le proprie motivazioni. Alla base c’è la volontà di lavorare a lungo nell’industria, e quindi costruirsi una reputazione positiva nella comunità. Se avesse accettato l’accordo di Epic appena dopo aver annunciato la data di release su Steam, avrebbe sicuramente perso credibilità e fatto arrabbiare parecchi fan.

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Lo sviluppatore di Darq non si è lasciato comprare dai soldi di Epic Games, preferendo tener fede alla parola data ai giocatori.

La sua è stata una decisione ponderata, un investimento a lungo termine. Ha preferito la fiducia dei consumatori e una user base sicuramente maggiore alla mazzetta veloce di Timmy. Darq ha richiesto 3 anni e mezzo di lavoro e fin dal 2018 stava nella lista desideri di migliaia di giocatori su Steam. Lo sviluppatore afferma addirittura che il gioco fosse tra i 50 più desiderati sulla piattaforma Valve nell’ultimo mese. Perché quindi gettare alle ortiche quanto di buono costruito per un beneficio limitato al breve termine?

L’esempio perfetto è quello di Amazon. Agli albori non aveva praticamente alcun introito degno di nota, anzi andava spesso in perdita a causa delle sue politiche pro-consumatore. Per l’azienda era più importante fidelizzare i clienti mettendoli sempre al primo posto. All’epoca aveva Wall Street e gli investitori contro, ora invece è una delle società più ricche al mondo. Il segreto non è stato altro che la lungimiranza.

Dunque esistono ancora gli sviluppatori onesti e capaci di rispettare i propri clienti. Ci dispiace dipingere un quadro desolante dell’industria dei videogame ma quando avvenimenti del genere fanno notizia significa che c’è davvero qualcosa che non va. Di recente ne sentiamo di tutti i colori. Tra chi ci truffa nelle campagne Kickstarter, chi ci dà del bamboccio e dello scroccone, chi ci censura i giochi e tante altre belle cose. La fiducia del consumatore è comprensibilmente ai minimi storici.

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Tim Suini in tutto il suo eroismo.

Ciò che però dà più fastidio è l’ipocrisia dei finti paladini della giustizia come Tim Sweeney, che prima fingono di stare dalla parte degli sviluppatori e poi li ricattano in modo subdolo. Il doppio standard riservato a indie e AAA parla da sé. Se hai i miliardi puoi pubblicare in contemporanea anche negli altri store, se sei un povero cristo indipendente ti attacchi. Non hanno tempo né spazio per le release minori multipiattaforma, gli interessano soltanto le esclusive, meglio se rubate all’ultimo secondo. Però guai a dire che sono bugiardi e disonesti.

Stiamo parlando di gente che fino a 2 anni fa attaccava Microsoft per le sue politiche di esclusività sui software come One Drive, ritenute anti-consumatore da Timmy Tencent in persona (e se non ci credete date un’occhiata su Twitter). Poi magicamente sono diventati amiconi e ora utilizzano modelli di business simili, con la differenza che almeno Microsoft ha smesso di rilasciare software unicamente sul Windows Store rendendosi conto di quanto ciò fosse controproducente.

Se l’obiettivo di Tim fosse davvero quello di migliorare l’industria del gaming su PC agirebbe in modo totalmente diverso da come predica. Basti vedere come la sua compagnia tratta i dipendenti sottoponendoli a pesantissimi crunch in pratica obbligatori e definendoli “bodies”. Per non parlare della roadmap fasulla pubblicata mesi fa che sta lentamente facendo la fine di quella di Anthem, tra feature fantasma e altre in colossale ritardo. Non so voi ma prevedo che all’uscita di Borderlands 3 su PC ci sarà da ridere. Prepariamo i popcorn.

Ah, e non dimentichiamoci di supportare Unfold Games acquistando Darq. Sembra davvero un bel giochino.