Qualche giorno fa è uscito il sequel di uno dei titoli più singolari della scorsa generazione. Deadly Premonition 2: A Blessing in Disguise ha visto la luce in esclusiva su Nintendo Switch, qualche mese dopo la release di un’edizione speciale del primo capitolo. La serie non è di certo nota per la sua qualità tecnica o per un gameplay eccelso ma si regge quasi esclusivamente su trama, ambientazione e personaggi ispirati al classico di culto Twin Peaks. Insomma, roba d’autore per una nicchia piuttosto ristretta.

La seconda iterazione di Deadly Premonition 2, com’era già successo con il predecessore, non ha affatto ricevuto delle valutazioni incoraggianti da stampa e pubblico. Francamente me lo aspettavo, e penso lo immaginasse anche il direttore Hidetaka Suehiro (Swery), i cui giochi sono sempre risultati indigesti alla massa per varie e comprensibili ragioni.

Il fatto è che Deadly Premonition 2 ha ottenuto una ricezione addirittura inferiore rispetto al primo capitolo, e ce ne vuole. Si parla di uno stato tecnico pietoso con framerate a singola cifra, sezioni shooting banali, esplorazione noiosa e in generale un feeling old gen dovuto all’incredibile arretratezza del motore utilizzato. Ai più non è piaciuta neanche la storia, ritenuta fin troppo prevedibile e citazionistica. Risultato? 58 su Metacritic.

Deadly Premonition 2 – Hello soy, my old enemy

Tutto questo avrebbe benissimo potuto essere bollato dal sottoscritto e da voi lettori semplicemente come l’ennesimo e naturale flop di Swery. Invece no, perché viviamo nell’anno 2020 d.C. (dove la C sta per Clown) ed esiste una piaga chiamata guerrieri sociali, che milita su Twitter, ResetEra e altri centri digitali per l’igiene mentale. L’obiettivo della brigata censoria, stavolta, sono dei personaggi transessuali all’interno di Deadly Premonition 2.

Questi personaggi vengono insultati e chiamati con il nome di battesimo da qualche altro membro del cast, ed alcuni si spingono a commettere dei reati anche gravi a causa dei traumi e delle discriminazioni subite. Una persona normale, sana di mente, si limiterebbe a prenderne atto e andare avanti con la propria vita. I guerrieri da tastiera, invece, hanno preso a bersaglio il povero Swery costringendolo a scusarsi e a rilasciare il seguente messaggio.

Cari fan di Deadly Premonition, vorrei comunicarvi un messaggio importante. Alcuni amici mi hanno fatto notare che avrei potuto offendere i transessuali nella mia storia. Non l’ho fatto di proposito e vi prego di perdonarmi. Alcune scene verranno sanificate da un team che include diversità e riscriverò quelle scene al più presto. Quindi per favore continuate a supportare Deadly Premonition. Ho scritto io la storia, quindi i responsabili non sono i personaggi. Colpa mia. Per favore non odiateli. Firmato Swery.

La pazzia è diventata norma

Vi ricorda nulla? Sì dai, tipo il team di localizzazione di Catherine Fullbody e Persona 5 Royal intenti a “cancellare il bigottismo degli sviluppatori” con delle censure ad hoc, oppure il cambio di art style in Metal Max Xeno Reborn, il dipartimento etico di Square Enix o ancora tutti quei giochi giapponesi costretti ad auto-censurarsi a causa della ritrovata passione per la soia di Sony California?

La pazzia dei finti progressisti sta rapidamente contaminando anche il Giappone. Fanno eccezione solo pochi sviluppatori con le palle quadrate come Kamiya, Suda51, Taro e Harada. Prima dicevo che Swery era stato “costretto” a scusarsi, ma in realtà nessuno lo ha minacciato con la pistola puntata alla tempia. Ha scelto lui di rilasciare quella dichiarazione e piegarsi a 90 davanti ai nazisti arcobaleno. La colpa è sua, effettivamente, e per questo motivo merita di entrare a pieno diritto nella lista di sviluppatori cuckold a cui non dare più un centesimo.

Censuri il tuo gioco o la tua opera d’intrattenimento per compiacere due malati mentali dai capelli verdi sui social? Dito medio e avanti il prossimo. Se la loro paura è davvero perdere clienti, allora che li perdano sul serio. Così magari si renderanno conto che sarebbe auspicabile trattare con rispetto chi realmente finanzia l’industria, non i rifiuti della società senza un euro in mano che passano intere giornate sui social a lamentarsi perché gli scacchi sono razzisti e il simbolo dell’ok è suprematista bianco.

Creatività in serio pericolo

Qui siamo arrivati al punto in cui uno scrittore, un designer o comunque un creativo viene minacciato e screditato perché raffigura dei personaggi in un certo modo, o li inserisce all’interno di situazioni spinose. Ricordo ancora i disagiati che parlavano di sessismo in Octopath Traveler in relazione al passato da prostituta spesso abusata di Primrose, fondamentale nella costruzione della sua storia incentrata su vendetta e rivalsa personale.

Non sia mai che una donna, un trans o un nero fittizio composto da pixel venga anche leggermente maltrattato. Quello va bene solo per i maschi bianchi etero. Empatizzare è vietato. Tutti i loro beniamini devono essere come Rey di Star Wars, ovvero stereotipo di supereroe infallibile che non ha bisogno di nessuno e non soffre mai. Chissà cosa avrebbe da dire sull’argomento Beatrix Kiddo, giusto per fare un esempio di personaggi non scritti con il culo.

Due messaggi per voi

Ma vabbè, credo sia inutile ribadire certi concetti al limite dell’ovvietà. Ciò che invece vorrei fosse chiaro è il mio consiglio agli sviluppatori e a voi lettori. Ai primi suggerisco di pensare anzitutto alla qualità del loro gioco, cosa che evidentemente Swery non ha fatto preferendo dare priorità ai non-problemi sollevati da chi soffre di disturbi della psiche. Questi ultimi non sono vostri clienti, come già dimostrato ampiamente dalle vane minacce di boicottaggio su Twitter e ResetEra da parte di chi (per sua stessa ammissione) non aveva mai avuto intenzione di comprare determinati prodotti.

Chiedetevi cosa stia alla base dei flop commerciali di giochi, film o serie TV che puntano tutto su “inclusione e diversità” forzate. La gente comune si è rotta le palle di vedere propaganda politica e ideologica spiattellate nell’intrattenimento di consumo. Limitatevi a realizzare un buon gioco, secondo i vostri canoni, ideali e senza timore di ripercussioni esterne in stile Santa Inquisizione dei poveri.

Ai lettori, invece, vorrei soltanto chiedere di non finanziare prodotti contenenti censura, politicamente corretto e follia regressista. Semplice e veloce, proprio come andare su Crackwatch e poi finire per puro caso sulla baia in compagnia del corsaro. A buon intenditor poche parole.