DragonSword: Awakening – Recensione | Valido, ma paga le origini

DragonSword: Awakening può essere visto come una sorta di Genshin Impact senza l’elemento gacha. Ci sono la grafica anime, il mondo aperto, le squadre composte da personaggi intercambiabili e un sacco di materiali da raccogliere. Le meccaniche peggiori dei gacha free to play sono state eliminate, mentre una parte consistente della struttura mobile è rimasta al suo posto. Per fortuna è rimasto anche un sistema di combattimento molto valido.
Il gioco è stato rilasciato il 23 Luglio 2026 su PC Windows tramite Steam a un prezzo ufficiale di 29,99 euro. Lo sviluppatore e publisher, Hound13 Inc., ci ha mandato una chiave di attivazione per poterlo provare e offrirvi il nostro punto di vista.

La storia non ha particolare mordente. La premessa svolge il proprio lavoro, ma lo fa con personaggi rumorosi e gag davvero molto banali, dentro dialoghi che cercano una reazione facile, e che sembrano pensati per un pubblico particolarmente giovane. Johnny in particolare è il caso più evidente, una macchietta che urla e si atteggia in maniera davvero eccessiva, anche restando all’interno del contesto anime. L’atmosfera generale è parecchio infantile.
La situazione migliora almeno in parte andando avanti nel racconto. Il conflitto tra umani e draghi guadagna un minimo di interesse, e alcune missioni secondarie riescono a essere divertenti. Il punto più dolente è il fatto che il racconto si interrompe dopo il primo grande arco narrativo, lasciando aperte parecchie domande. Non è un finale troncato a metà di una scena, ma non c’è una sensazione di chiusura.

Gli scontri si basano sul cambio istantaneo dei personaggi sulla falsariga di Genshin Impact e simili. Dovremo possibilmente costruire una squadra che sia efficace soprattutto nella gestione dei malus da infliggere agli avversari, in modo da avere il controllo della situazione. Stordimento, sanguinamento e burn consentono infatti di aprire finestre dove attaccare con tecniche specifiche, prolungando le combo facendo entrare un altro eroe al momento giusto.
I diciannove personaggi disponibili nel gioco hanno armi e abilità abbastanza diverse da rendere piacevole la sperimentazione. Alcuni preparano il bersaglio, altri consumano gli effetti applicati dai compagni, il tutto in maniera molto fluida e soddisfacente. Un difetto tipico di molti giochi di questo genere è il fatto che, pur essendoci molti personaggi, in realtà molti di questi sono pressoché intercambiabili. In DragonSword Awakening ciò non accade, qui trovare una combinazione efficace dà soddisfazione, soprattutto contro boss capaci di punire una schivata sbagliata.

La qualità delle animazioni aiuta parecchio. I colpi hanno una bella sensazione di “pesantezza”, i nemici più piccoli possono essere sollevati in aria, mentre le creature grandi richiedono attenzione alla resistenza e ai segnali degli attacchi. Le cacce e i raid ripropongono alcuni scontri a difficoltà crescente, anche in cooperativa, offrendo materiali migliori. Verso la parte finale la curva sale con una certa brutalità e obbliga a curare molto meglio livelli, gestione del party, abilità ed equipaggiamento. Ed è proprio qui che il gioco comincia a mostrare qualche incertezza tradendo le proprie origini da gioco mobile.

Personaggi ed equipaggiamento possono essere potenziati attraverso libri, materiali, denaro, oggetti di risveglio e Karma. I nemici comuni non danno quindi punti esperienza: i nostri personaggi progrediscono manualmente attraverso l’utilizzo degli oggetti. Nuovi membri arrivano tramite la storia o biglietti speciali, una soluzione molto più sensata del terrificante RNG dei gacha, che di solito esiste soltanto per sostenere la struttura free to play di queste produzioni. Nonostante DragonSword Awakening abbia quindi indiscutibilmente un sistema migliore, rimane purtroppo l’impressione di usare sistemi nati per distribuire ricompense poco alla volta dentro un’applicazione mobile. Essenzialmente il grinding rimane radicato nella produzione con una struttura simil-MMO, più vicina al gusto orientale (in particolare coreano) che non a quello occidentale.

Anche l’interfaccia conserva numerose tracce della vecchia impostazione. Le schermate sono veramente dense, alcuni passaggi richiedono più conferme del necessario e la navigazione con controller non ha la naturalezza tipica di un action RPG.

Passando al comparto estetico e tecnico, il gioco mostra chiaramente uno stile mutuato da Genshin Impact. Colori, rovine, accampamenti e distribuzione dei punti d’interesse ricordano molto da vicino il più celebre dei gacha. In assoluto rimane comunque una buonissima direzione artistica, con paesaggi luminosi, un roster con un’identità visiva convincente ed effetti durante gli scontri davvero spettacolari pur senza creare il caos nello scenario.
Sul piano tecnico il gioco si comporta bene considerando l’uso di Unreal Engine 5. Restano bug minori, qualche animazione ripetuta e controlli troppo sensibili durante le sezioni platform. L’assenza dell’italiano pesa, mentre il doppiaggio è disponibile soltanto in coreano.

Verdetto

DragonSword: Awakening è promosso nonostante le sue mancanze. Il combattimento è rapido e piacevole, tecnico quanto basta e sostenuto da un roster di personaggi che invita a sperimentare. Esplorazione, quantità di contenuti e prezzo completano un pacchetto solido che consigliamo agli amanti dei gacha alla ricerca di un prodotto “meno mobile” del solito. Per arrivare più in alto avrebbe dovuto riscrivere storia e sistema di progressione, e magari ripulire un po’ i menù.

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