It Reaches – Recensione | Horror derivativo con buone intenzioni

It Reaches è un survival horror in prima persona sviluppato da Emberflight Games, un piccolo team composto da quattro ragazzi universitari. È un dettaglio importante, perché aiuta a leggere meglio il gioco: non siamo davanti a una produzione enorme, ma a un progetto piccolo, costruito con passione evidente, che prova a sfruttare bene i propri limiti invece di nasconderli male.
Il gioco è stato rilasciato il 18 Maggio 2026 su PC Windows tramite Steam a un prezzo ufficiale di 14.99€. Sono presenti i sottotitoli in lingua italiana. Lo sviluppatore e publisher Emberflight Games ci ha mandato una chiave di attivazione per Steam in modo che potessimo procedere con la nostra analisi.

La scelta più furba è l’estetica bodycam. Negli ultimi anni l’abbiamo vista sempre più spesso nel panorama indie, e il motivo è semplice: se usata bene, permette di ottenere un senso di realismo e sporco visivo anche con mezzi ridotti. Interferenze, bassa risoluzione, distorsioni della camera e movimenti più grezzi aiutano a trasformare i limiti tecnici in parte dello stile. It Reaches funziona soprattutto quando si appoggia a questa idea, perché l’ospedale abbandonato in cui si svolge l’avventura riesce a diventare opprimente, sporco e credibile senza bisogno di chissà quale spettacolo grafico.

La storia ci mette nei panni dell’agente Jason Thompson, mandato a investigare dopo una segnalazione di attività sospette all’interno di una struttura ormai lasciata a marcire. La missione sembra una normale ispezione, almeno fino a quando i sotterranei dell’ospedale iniziano a mostrare cosa nascondono davvero. Creature deformi, presenze oscure e visioni tormentate accompagnano Thompson in una discesa sempre più personale, dove l’orrore esterno si intreccia con il suo passato e con un senso di colpa che torna a galla poco alla volta.

La premessa non inventa nulla di sconvolgente. Il classico dottore folle, gli esperimenti sulla ricrescita degli arti e la struttura piena di mostri sono materiale già visto parecchie volte nel genere. It Reaches però riesce comunque a creare una base narrativa interessante, soprattutto quando usa i flashback distorti per dare peso psicologico al protagonista. Questa parte, purtroppo, non viene sviluppata fino in fondo. Il finale arriva con un sapore troncato, quasi frettoloso, e lascia la sensazione che proprio l’elemento più personale dell’esperienza sia stato sacrificato nel momento in cui avrebbe dovuto chiudere il cerchio. Con una durata complessiva sotto le quattro ore, il gioco non ha nemmeno molto spazio per compensare questa chiusura debole.

Sul piano del gameplay, l’ispirazione a Outlast è evidente nelle fasi iniziali. Si corre, si scavalcano ostacoli, ci si nasconde, si cerca di sopravvivere senza poter rispondere davvero agli orrori che ci inseguono. Dopo un po’, però, It Reaches cambia registro e introduce armi da fuoco, prima una pistola e poi un fucile. Non diventa mai uno sparatutto vero, anche perché munizioni e nemici sono limitati, ma prova a costruire un ibrido tra stealth, fuga e brevi momenti action.

L’idea sulla carta funziona. Alcune creature possono essere abbattute, altre vanno evitate per forza, nascondendosi negli armadietti e trattenendo il respiro per non farsi trovare. Ci sono anche oggetti da lanciare per distrarre i nemici o liberarsi la strada, mentre ai banchi di lavoro si possono spendere bulloni per migliorare danno, velocità di ricarica e accessori come il mirino laser. Il risultato, però, resta piuttosto basilare. Gli enigmi ambientali, tra valvole, interruttori e codici, sembrano più riempitivi che vere sfide. La varietà nemica è molto bassa, con appena due tipologie principali, e l’alternanza tra stealth e combattimento resta più interessante come intenzione che come esecuzione.

Anche alcuni aspetti pratici andrebbero rivisti. Giocando con il gamepad, la gestione del menu rapido risulta scomoda: passare da un’arma a un oggetto lanciabile non è intuitivo, e manca un’indicazione chiara su quante pressioni del D-pad servano per selezionare ciò che si vuole usare. In un horror dove la tensione dipende anche dalla rapidità con cui si reagisce, un’interfaccia poco chiara può diventare un problema più grosso di quanto sembri.

Il comparto sonoro è uno degli elementi più riusciti. Musiche, effetti ambientali, respiri e gemiti di panico di Thompson contribuiscono a mantenere alta la tensione. Anche dettagli semplici, come le assi che scricchiolano o i vetri che si frantumano sotto i piedi, aiutano a rendere l’ambiente più fisico, oltre a diventare una minaccia concreta perché il rumore può attirare i nemici. Meno convincente il doppiaggio, disponibile solo in inglese e penalizzato da una recitazione amatoriale che spesso rompe l’atmosfera. La traduzione italiana mostra diversi problemi e dà l’impressione di essere stata gestita con strumenti automatici, mentre le dimensioni troppo ridotte dei testi rendono la lettura scomoda su schermi grandi.

Tecnicamente It Reaches si muove tra buone intuizioni e limiti evidenti. L’ottimizzazione su PC sembra solida e non emergono problemi gravi di frame rate, ma glitch grafici e bug legati all’audio tradiscono la natura artigianale del progetto. La bodycam aiuta parecchio a mascherare la povertà produttiva, però non può sistemare da sola la mancanza di rifinitura.

Verdetto

It Reaches è consigliabile solo con parecchie riserve. L’estetica bodycam funziona, il sonoro crea una buona tensione e l’alternanza tra fuga, stealth e armi da fuoco dà al gioco una base più interessante del solito clone di Outlast, ma la durata ridotta, la scarsa varietà dei nemici, gli enigmi deboli, il finale troncato, il doppiaggio amatoriale e alcuni problemi tecnici rendono i 15 euro richiesti difficili da consigliare a prezzo pieno. Si vede la passione del team e come primo progetto horror ha sicuramente qualcosa da dire, però allo stato attuale è meglio aspettare uno sconto corposo. Con più tempo, più pulizia e una chiusura narrativa meno frettolosa, It Reaches avrebbe potuto colpire molto più forte.

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