hearthstone_sussurri degli dei antichi

L’abbandono di Lifecoach e il lento declino di Hearthstone

La situazione attuale di Hearthstone è a dir poco disastrosa. L’espansione I bassifondi di Meccania, anziché migliorare lo stato dello già zoppicante metagame, lo ha affossato ancora di più suscitando le ire della community, in particolare di streamer e youtuber tra cui Kripparrian, Kibler, Reynad, Amaz e Lifecoach. Proprio quest’ultimo, all’anagrafe Adrian Koy, ha recentemente deciso di abbandonare in toto il gioco di Blizzard per dedicarsi a Gwent. L’evento è abbastanza significativo ed ha un certo impatto nella scena competitiva internazionale di Hearthstone, dal momento che Lifecoach, stando ad una classifica stilata da Red Bull, rientra nella top 10 dei giocatori che ne hanno tratto maggior beneficio in termini economici (si parla di quasi 140.000 dollari vinti in svariati tornei) ed è considerato uno dei migliori a livello mondiale.

Ma cosa lo ha spinto ad abbandonare il titolo? Nel suo videoblog, Koy spiega di essere arrivato ad un punto di non ritorno a causa della perenne negligenza degli sviluppatori verso gran parte delle problematiche che affliggono Hearthstone, in primis l’assoluta preponderanza dell’elemento casuale (RNG), poi l’assenza di bilanciamento ed infine la mediocrità della struttura competitiva che invece, a suo dire, brilla in Gwent. L’ex pokerista tedesco pone inoltre l’accento sulla progressiva sparizione delle combo. Niente più Patron Warrior e mazzi dotati di simile complessità in favore dei soliti aggro/midrange che si giocano da soli. Il pacchetto pirati, trainato da Patches, è l’ennesimo esempio di come anche un paio di carte a basso costo concepite a cuor leggero possano rovinare il meta abbassando notevolmente il livello di abilità richiesto durante le partite. A dominare le classificate sono dunque Pirate Warrior e Midrange Shaman, entrambi facenti uso di questo genere di carte sbilanciate. Agli amanti del controllo non resta che affidarsi al trio Reno, Kazakus e Brann sperando di non morire prima del quinto o sesto turno in modo spesso del tutto incolpevole, come dimostrato in questo video.

Hearthstone

In ogni caso, ipotizzando per assurdo che i suddetti problemi non esistessero, rimarrebbe la questione RNG, anch’esso osteggiato da Lifecoach. Qui bisogna fare un piccolo passo indietro e tornare all’era pre-GVG, in cui gli effetti randomici avevano un impatto significativamente inferiore sulle partite, pur offrendo un’esperienza godibile sia al giocatore sia allo spettatore. Invece in Blizzard hanno ben pensato di spingere sull’aspetto casualità, penalizzando inevitabilmente la skill. Non a caso persino i tornei più importanti (ved. Blizzcon) vengono non di rado decisi da pescate o effetti fortunati. A vincere, in Hearthstone, non è sempre il migliore, anzi. Si parla in media di un 65%, influenzato peraltro dal turno di inizio. Chi parte per primo ha infatti un vantaggio considerevole. Le statistiche citano un 11% nelle ultime espansioni, contro il 4% dei periodi precedenti a GVG. E questo, alle menti analitiche come Lifecoach e ai pro in generale, non piace per niente. Ricordiamo con piacere le parole di Kripparrian, da tempo in cima alle classifiche mondiali della modalità Arena, il quale definiva l’Hearthstone competitivo “una barzelletta” a tutti gli effetti. Difficile dargli torto.

Sebbene negli ultimi tempi gli sviluppatori abbiano dato segni di vita, c’è comunque ancora molta strada da fare. Ad esempio i propositi per l’anno del Mammut sembrano buoni solo fino ad un certo punto. Allettante l’arrivo di ben tre espansioni da 130 carte ed interessante l’inclusione di alcune carte del set base in Wild per garantire un meta ricco di maggiore freschezza. Meno giuste, invece, le scelte specifiche di eliminare carte fondamentali negli equilibri di alcune classi. Con la rotazione il ladro perderà due elementi portanti del mazzo miracoli: Draco di Zaffiro e Copertura. Il mago, dal canto suo, dovrà fare a meno di Lancia di Ghiaccio, utilissimo nel Freeze. Un vero peccato, a nostro avviso, poiché continua imperterrito il trend di abbattimento delle combo che tanto infastidisce i giocatori professionisti e abbassa il tetto di abilità generale. Riguardo alle espansioni, il lato negativo viene rappresentato dall’eliminazione del formato avventura. Calcolatrice alla mano, ciò significa più soldi nelle tasche di Blizzard e meno nel portafogli degli utenti. E poi sì, tante, tante altre carte filler del calibro di Contaminato dei Vicoli o Maestro di Grug Fu. L’inutilità.

Hearthstone

Veniamo però al nocciolo della questione. Se Hearthstone ha così tanti difetti, i motivi non possono che essere due. Uno è l’assoluta mancanza di esperienza da parte del Team 5, di gran lunga il peggior studio in casa Blizzard. L’altro ha a che vedere con le politiche di monetizzazione dei vertici dell’azienda per il titolo. Gli sviluppatori sanno veramente poco di game design, e questo è indubbio, tuttavia molteplici decisioni (introduzione dei power creep, nerf eccessivi ai danni del set base, creazione di carte leggendarie troppo potenti e di comuni utili come la spazzatura) appaiono indirizzate con chiarezza al profitto più che al miglioramento del gioco. Mancano, in sostanza, volontà e capacità di risoluzione. Moltissimi streamer e pro-gamer hanno cercato di risollevare la situazione fornendo feedback dettagliati ma Blizzard ha fatto orecchie da mercante. Lo stesso Lifecoach, invitato presso gli studi di Irvine per un Q&A con gli sviluppatori, ha visto cadere nel vuoto le proprie proposte con l’ulteriore beffa scaturita dall’ottusa dichiarazione del Team 5 che su Reddit asseriva: “Lifecoach really isn’t a game designer”. Di certo è più competente di Mike Donais (principal game designer), un individuo che ritiene i giocatori responsabili del degrado e dello stallo del metagame. Capite la follia, no?

Insomma, a meno di una forte virata, il futuro di Hearthstone non promette alcunché di radioso. L’abbandono di Lifecoach è un chiaro segnale di come le acque si stiano muovendo. Nonostante il CCG di Blizzard sia momentaneamente imbattuto in termini di utenza attiva e profitti, senza provvedimenti seri la situazione potrebbe aggravarsi oltremodo con l’esodo dei giocatori verso altri porti. Se anche gente come Amaz esterna pubblicamente le proprie lamentele il problema non va preso alla leggera. Noi, capendo anzitempo l’antifona, ce ne siamo tirati fuori alle prime avvisaglie di tempesta. Verso dove? Ma Gwent, naturalmente. Tenetelo d’occhio perché ha tutte le carte in regola per surclassare Hearthstone. E, di questo passo, potrebbe non essere l’unico.

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